non credo che siamo off-topic. il titolo parla chiaro, l'argomento è proprio questo.

dunque, vediamo.
il tuo discorso, dynam, è molto interessante, però le sue premesse non sono valide, e quindi tutto ciò che ne consegue è viziato da questi errori di fondo.

scusa ma devo citarti per essere almeno un po' chiaro.

Citazione Originariamente Scritto da dynam Visualizza Messaggio
Anch'io Perdij quando mi sono iscritto alla mia facoltà, filosofia, la pensavo abbastanza come te: controllo massimo della propria vita, imperturbabilità, atarassia. Senso di onnipotenza dell'essere umano. Una felicità dominata esclusivamente dalla mente.
non capisco da dove tu abbia tratto queste convinzioni su di me, ma francamente non mi ci ritrovo. non controllo la mia vita, non sono imperturbabile, se mi vedessi in fila alle poste tutto potresti tirare in ballo tranne l'atarassia. dell'essere umano, me compreso, non ho poi questa gran stima, figuriamoci parlare di onnipotenza. la mia, poi...
io ho detto solo che la paura non deve bloccarlo, o peggio non deve pensare che se mette su muscoli ogni paura scomparirà, perché la paura trova sempre una fessura da cui entrare, e se non è la paura di essere giudicato magro sarà la paura di non essere all'altezza di un esame, o di un compito lavorativo e così via. la paura fa parte della vita, bisogna imparare a conviverci e a trattarla per quello che è: paura. avere paura è normale e anche utile per la sopravvivenza, avere troppa paura, o paura della paura, è male e ti fa del male.
questo penso, e questo scrivo. vale per lui, e vale per me.

e ora passiamo alla psicologia, della quale tu evidentemente devi essere molto esperto, se dici:

Citazione Originariamente Scritto da dynam Visualizza Messaggio
Un po' di psicologia, non ti chiedo tanto.
facciamo un esempio genitoriale. se il bimbo piccolo sta in cima a uno scivolo troppo alto per tenerlo per mano e ha paura di sedersi e lasciarsi andare giù, vedendolo bloccato in lacrime tu cosa fai? come lo convinci a vincere quella paura? psicologia per psicologia, ti posso assicurare che il terrore che può avere un bambino di un paio d'anni in quella situazione è terrore puro, non mediato da alcunché che non sia la voce del genitore che sta di sotto. insomma cosa gli dici? cosa gli puoi dire? che anche tu avevi paura? che in effetti quello scivolo anche oggi a te fa paura? che ha ragione ad avere paura perché si potrebbe rompere la testa? che non dovrebbero costruire scivoli così alti?
l'unica cosa sensata che puoi dirgli è "non avere paura". e stai tranquillo che il bambino non ti risponde "facile fare l'onnipotente" o "tu sei vecchio, non sai più cosa si prova a stare su uno scivolo alto così" (quello lo dice il giovane che guarda la scena), ma fa uno sforzo per crederti. per cui, se la paura non lo domina del tutto, la razionalizzerà e scivolerà, altrimenti se ne lascerà invadere e rimarrà a piangere così come un fregnone, tanto che dovrai salire su a riprenderlo. nel primo caso l'esperienza sarà stata positiva, nel secondo negativa. mettine mille di seguito come la prima, avrai una persona capace di affrontare le difficoltà (che arrivano anche se sei hulk); mettine mille di seguito come la seconda, è finita, avrai una persona che vive di paura, che si crea dei limiti spaventosi da sé, che non vive (oggi o domani o quando ti pare).
per cui, io dico al ragazzino che ha fatto la domanda: non avere paura.
se non ti sta bene e ti sembra da insensibili, da immaturi, da onnipotenti, da tromboni, da troppo vecchi per ricordarsi di essere stati giovani, da sbeffeggiatore, e così via con la trafila di sciocchezze che mi hai indirizzato, non me ne importa nulla. perché io questo posso dire per aiutare, quindi questo dico. e secondo me ho pure ragione.

Citazione Originariamente Scritto da dynam Visualizza Messaggio
non è che tu puoi metterti nella posizione di quello che "sbeffeggia" perchè hai anni e anni più di noi. Non prendermi per scemo.
qui vabbè, neanche saprei cosa risponderti, guarda, quel "non prendermi per scemo" non so da dove tu l'abbia tirato fuori, ma è veramente fuori luogo, anche perché io neanche parlavo con te.

e ora racconto un po' del mio (anche se dopo "il ferro ha salvato la mia vita" non vorrei apparire egocentrico, ecco, ho già così tanti difetti ).
perché l'argomento, al di là di tutto, è interessante e ha una sua fenomenologia diffusa e importante.
parlo del cliché: "sono giovane e secco, i compagni fanno i bulli, le ragazze non mi guardano, vado in palestra e tutto si risolve".
ora, io la farò facile (sic) dicendo "non avere paura", ma anche questa non è che sia la migliore sceneggiatura possibile. però gli americani ci fanno dei bei soldoni con i filmetti per ragazzi, perché? la risposta è ovvia: perché TUTTI gli adolescenti (me compreso, nel 1912) hanno un senso di inadeguatezza, si sentono sopraffatti dall'ambiente circostante e vorrebbero essere più forti, più duri, più eroi. magari entrano al cinema spavaldi e con la faccia truce, ma poi nel buio della sala in silenzio empatizzano con lo sfigato protagonista di turno.
quindi anche io (se la memoria non mi fa cilecca) devo avere avuto queste sensazioni.
ma il bello, caro il mio barbarossa studente in filosofia (cit.), e questo ti sorprenderà, è che ce l'ho anche ora. e come me tutti gli altri. perché tu ancora non lo sai, ma crescendo le cose non migliorano. il mondo continua esattamente come prima a farti paura e a non darti quello che pensi di meritare, a essere - per usare un termine tuo - ingiusto e sempre più strxxxo. e quindi come fai? fai esattamente come prima, stringi i denti e vai avanti. perché l'alternativa è...
...l'alternativa non c'è. il modo giusto (per me, umilmente) è questo, o comunque è l'unico che ho trovato funzionasse. sapendo che l'ingiustizia ci sarà anche domani come c'è stata ieri, mi alzo lo stesso e mi faccio forza e cerco di non farmi bloccare dalla paura e dalla vergogna di non essere all'altezza.

ma non è questo che volevo dire. che è invece: qualche settimana fa, trovandomi meno debole del tempo della mia giovinezza/adolescenza/infanzia/stato prenatale, ma essendo stanco ed esitante davanti a una prova, mi sono voltato indietro a guardare i tempi passati e mi sono chiesto: "ma come ho fatto a raggiungere tutti questi obiettivi? a vincere tutte quelle lotte?". e non mi tornavano le cose. mi sono stupito rivedendo nella mia mente quel ragazzino di 50kg che ce la faceva, che vinceva, che passava alla cassa, che prendeva di prepotenza quello che il mondo gli doveva. e ho concluso che davvero dovevo essere una forza della natura, un rognoso, uno che non molla, un dito in cxxo al mondo. ma questo lo dico ora, allora non mi sarebbe neanche venuto in mente pensarlo. però, a riflettere su questo, mi è tornata la fiducia, mi sono riallacciato la camicia e via, ho fatto quel che dovevo fare col sorriso sulle labbra.

mi spiace se hai pensato che sono insensibile, perché davvero non lo sono. anzi, ho il problema opposto. ma molti che fanno i pesi ce l'hanno. uber per esempio (adesso ti tiro in mezzo) è un ragazzo molto sensibile, perché uberquark non poteva venire fuori da un animo rozzo (meraviglioso).

quello che io al giovane che ha posto la domanda ho detto (forse male) e ripeto (speriamo meglio) è:
- sì, vai pure in palestra e fai i pesi e diventa un colosso, nessuno te lo impedisce, buon divertimento
- mi sembra che da adolescente affronti la vita con troppa paura e troppo senso di inadeguatezza. attenzione perché pensare che i pesi possano essere la cura può trasformarti in un colosso insicuro. pensa anche ad affrontare via via le tue paure con più spregiudicatezza e menefreghismo di quello che il mondo può pensare di te. la vita va presa - sia che tu sia secco che massicio - con la stessa predisposizione.

in ogni caso confermo che il problema in questione ("aiuto, sono secco") è rilevante e penalizzante solo in presenza di una spiccata ipersensibilità. senza tirare in ballo disabili o esempi estremi che hanno sempre un sapore colpevolista, immaginate molto semplicemente un ragazzino che, in un paesino del sud dalla bassa scolarità, a 15 anni è palesemente gay. o a uno che in una borgata di disoccupati nasce, in un fermento di cultura razzista, con la pelle nera. sicuramente, nel momento in cui si trovano più esposti perché adolescenti, troveranno ambienti decisamente più ostili di un istruttore che dice "seguimi, mezza sega". nel momento in cui questi stanno in camera stesi sul letto a singhiozzare e a meditare propositi suicidi, qual è la cosa giusta da fare? dirgli che per risolvere i loro problemi devono aspirare ad essere nella norma? be', non lo sono, sono diversi, non possono fare curl bicipiti e trasformarsi in quello che vogliono. nel loro ambiente sono e rimarrannno diversi.
il loro inconscio sanguinerà per sempre (sic), ma intanto che facciamo? come li aiutiamo? se non li pestano a sangue per la loro diversità, sul mondo esterno non possiamo agire. non possiamo correre dietro con un martello a ogni allusione, a ogni paranoia, a ogni risolino. possiamo solo dire: "non farci caso", "sii forte", "sii orgoglioso di quello che sei", "fregatene", "almeno tu hai un'individualità spiccata in quell'ignominioso gregge di pecore".

quando mi sono cresciuti 'sti due centimetri di muscoli, devo dire la verità, mi sono ritrovato più fragile di quel che ero. come se essere un po' più forte esteriormente potesse darmi la possibilità e il privilegio di essere più debole interiormente, di poter lasciare un attimo respirare l'inconscio sanguinante. non è così, non si può. è per questo che dico che son due cose distinte. una cosa sono i muscoli, un'altra è la capacità di affrontare la vita. se ci viene messa addosso una corazza, sentendoci più invulnerabili, può venire la tentazione, all'interno, di essere un po' più mollaccioni, un po' più bambagioni. ma è una tentazione che si paga, statene certi.

insomma, dynam, io posso scrivere venti pagine ma di fatto non cambio idea e non mi sento di fare alcuna autocritica. non mi sembra di essere stato così prepotente e arrogante come dici tu, ma ho tolleranza del pensiero degli altri, anche se sono impulsivi e un po' esagerati, perché ora che ho vissuto 200 anni ho imparato a vedere le opinioni diverse come una ricchezza. impara anche tu ad avere pazienza perché non è che possiamo essere tutti come tu vorresti che fossimo. e non possiamo dire quello che vorresti che dicessimo.

e ora mi sono stufato, come si chiama il simpatico ragazzo che ha fatto la domanda? eccolo: masker. masker! forza e coraggio, vai e iscriviti in palestra. i secchi pagano la stessa tariffa dei grossi, così come le femmine, i gay, i neri, quelli con un tic ridicolo e chi ne ha più ne metta. hai pieno titolo di stare al mondo e di prendere quello che vuoi.
ricorda che al mondo ti rispetteranno solo se tu sei intimamente convinto di essere in gamba, altrimenti ti schiacceranno, a prescindere dal volume che occupi nello spazio.




P.S.: e poi parliamoci chiaro: se uno vuole scoparsi una e questa non ci sta, quando si diventa belli e questa ci sta non c'è nessuna soddisfazione a scoparsela, c'è solo la nostalgia del sentimento di aver voluto scoparsela, il senso di perdita di quel periodo, e molta tenerezza verso il ricordo di se stessi.