• Tratto dal numero di Novembre/Dicembre 2007 di “Cultura Fisica”, per gentile concessione dell’Editore “TRAM Srl”:
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I 10 PIU' GRANDI EQUIVOCI DEL FITNESS
Sfatiamo un po’ di luoghi comuni nel campo dell’allenamento e dell’alimentazione.
Un articolo del genere non sarà mai completo e sono molte le convinzioni errate che non ho inserito, come ad esempio: “credere che le vibrazioni aumentino davvero il testosterone”, o “credere di poter snellire i glutei con lo step”, oppure “credere che esista vero isolamento muscolare”, o ancora “credere che per un culturista il peso corporeo iniziale abbia una qualche importanza e possa essere motivo di vanto”, “credere che gli esercizi per gli addominali aiutino a togliere la pancia”, “credere che la solubilità e il gusto siano indici della qualità di un integratore proteico”, ecc. Ho preferito però limitarmi ai 10 equivoci che ritenevo più significativi. Per questi che ho accennato prima, vi lascio immaginare le risposte. Ma, che succede? Qualcuno di voi ha già riconosciuto un paio delle credenze sopracitate come sue? Sono cattivello, eh? Pensate che ancora dobbiamo cominciare.... E sebbene io stesso, nello scrivere un articolo di questo tipo, voglia evitare di prendermi troppo sul serio, sappiate che non sto affatto scherzando.
Equivoco n. 1: credere che lo stretching favorisca sempre il recupero e la performance
Lo stretching risulta essere uno degli argomenti più controversi degli ultimi anni, tanto che alcuni giornalisti, senza verificare propriamente tutte le ricerche in proposito, si sono precipitati a pubblicare articoli con titoloni ad effetto del tipo “lo stretching non serve a nulla, nuovi studi lo confermano”. In ogni caso, è vero che la scienza sta smontando alcune convinzioni e credenze comuni sullo stretching.
- Studi del 2002, pubblicati sull’autorevolissimo ‘British Medical Journal’ e condotti da Herbert e Gabriel hanno confrontato i risultati di 5 ricerche, giungendo a queste conclusioni: 1 - lo stretching “classico” di tipo statico (Anderson) riduce la tensione muscolare meno di 2 mm su una scala di 100 mm; 2 - la riduzione della tensione muscolare nelle 72 ore successive allo sforzo fisico è minima o nulla; 3 - lo stretching riduce il rischio assoluto di infortuni di circa l’un per cento, una percentuale irrilevante.
- Un altro studio di Nelson (2005) ha preso in esame 16 sprinter. Sono stati testati i tempi sui 20m di 16 velocisti dopo diversi tipi di warm up, con e senza stretching. Il risultato dello studio è che la performance era peggiorata nelle prove dopo lo stretching, mentre i tempi ottenuti nelle prove senza stretching erano migliori, con uno scarto di 0,04 secondi. Sembra pochissimo, ma ad alti livelli è ciò che fa la differenza tra un primo e un secondo posto.
- Secondo Freiwald gli allungamenti statici comprimono i capillari e interrompono la vascolarizzazione con conseguenze negative per il recupero.
- Anche l’esperienza pratica insegna: quasi tutti gli allenatori sostengono che lo stretching statico fatto prima dei lavori di forza o potenza peggiora la performance. Così come, ormai, più nessuno fa eseguire lo stretching a freddo, a causa degli innumerevoli casi di atleti infortunati negli scorsi decenni.
Quindi lo stretching è inutile? Ovviamente no: il suo scopo, importantissimo, è però “soltanto” quello di preservare o migliorare la flessibilità e la mobilità articolare. Dev’essere questo piccolo dettaglio che, forse, è sfuggito a certi articolisti. E’ inoltre opinione universale, da sempre, che lo stretching eseguito nel cool down aiuti la ripresa della microcircolazione ed elimini il ristagno di acido lattico.
Equivoco n. 2: credere che sia possibile costruire enormi masse muscolari senza gli steroidi
Se c’è una cosa che mi fa ridere è vedere quei ragazzi convinti di poter diventare enormi con poco sforzo. Pensano di poterci riuscire, perchè non puntano all’aspetto dei mostri della massa, ma a “meno”. Vediamo di definire QUANTO meno. Che per raggiungere il livello dei professionisti siano necessarie le pratiche ormonali, infatti, lo sanno tutti. Quello che non tutti sanno è la reale quantità dei farmaci che sono necessari, oltre a molti anni di sacrifici e a doti genetiche eccezionali. La politica dell’IFBB sul doping è quanto di più scandaloso si possa immaginare ed è la ragione per cui il body building non è ancora stato ammesso alle Olimpiadi. In tutti gli sport sono stati imposti dei limiti, per salvaguardare la vita stessa degli atleti: le auto da corsa potrebbero fare i 450 km/h, ma si fermano a 350; i pugili potrebbero picchiarsi a morte, ma ad un certo punto gli incontri vengono interrotti. Nel body building professionistico attuale non ci sono limiti: se ne parla da molti anni e ancora non si vedono grandi segni di cambiamento. Per ottenere i fisici dei freak della massa, quelli che pesano 130 kg in gara e 150 in off season, gli steroidi anabolizzanti non bastano nemmeno più: 50-60 mila dollari l’anno tra testosterone ed altri steroidi (a dosaggi fino a 50 volte superiori al normale), GH, insulina, Igf-1, diuretici, Synthol, tiroidei, EPO, gonadotropine, beta-agonisti, inibitori dell’aromatasi, antiestrogeni, antidolorifici, amfetamine, cambi del sangue.... Ora che avete vomitato, torniamo tra le persone sane di mente. Appurato che per arrivare a certi estremi è necessario un folle abuso del doping, facciamo un salto indietro ai golden years del culturismo, all’era di Schwarzenegger, Zane, Oliva, Columbu: usavano tutti anabolizzanti, seppur in quantità molto minori rispetto ai professionisti attuali. Proviamo allora a tornare agli anni ‘50, a John Grimek e Steve Reeves. Ho brutte notizie. Sembra che persino loro abbiano utilizzato steroidi! E poi i ragazzini credono che i campioni “natural” di oggi siano davvero Natural. Certo, come no: con la ritenzione idrica, il mascellone e l’ombelico a pop-corn! Le riviste e i webforum sono pieni di questi individui che negano l’evidenza, uomini che sono HP +11 definiti e che, dato che nelle gare open non avrebbero mai vinto niente, si danno alle competizioni “natural” e dichiarano di aver “scelto la salute”. Ho rispetto per quei campioni come Flex Wheeler, Kevin Levrone e Lee Priest, che hanno avuto il coraggio di ammettere pubblicamente di essersi dopati, ma non ho nessun rispetto per gli ipocriti e i bugiardi.
Vi siete mai chiesti perchè sia così difficile accumulare muscoli e, se per caso si interrompe l’allenamento, sia così facile perderli? Il motivo è che i muscoli sono troppo “costosi” metabolicamente (consumano troppe calorie) e al corpo non conviene conservare quelli che ritiene in eccesso. Al contrario, il nostro organismo, essendo ancora settato come nella preistoria, tende a conservare il grasso in vista di eventuali periodi di carestia. Voglio che riflettiate su una cosa: a parità di peso corporeo, un individuo grassoccio può sopravvivere più a lungo di un body builder, in carenza di cibo, perchè ha riserve energetiche maggiori (date dal grasso) ed un fabbisogno calorico molto più contenuto. Il nostro organismo vive quindi il body building come una fonte di inutili scompensi (diete insalubri, allenamenti massacranti, integratori non necessari, ecc). Alla luce di tutto questo, basta rifiutare il doping per essere “Natural”? Oppure il termine stesso è una contraddizione, perchè il body building è di per sè uno sport innaturale?
La verità è che un fisico “fitness”, alla Pietro Taricone, alla Costantino Vitagliano o alla Brad Pitt, è raggiungibile con dosi di tempo e fatica abbastanza accettabili. Per passare al livello successivo, però, le cose cambiano. Anche solo un fisico da body builder Natural, come quello dei campioni da fine ‘800 agli anni ‘40 (il doping allora non esisteva) o come quelli che si vedono oggi nelle gare HP, un fisico alla Van Damme o alla Vin Diesel, non può che essere raggiunto attraverso due strade: la prima è il doping; la seconda è un incredibile mole di lavoro, un eroico sforzo di volontà, quantificabile in diversi anni di grandi sacrifici, regimi alimentari estremi, allenamenti brutali, una cura scientifica ed una disciplina indefessa in tutti gli aspetti della vita, anche quelli apparentemente più insignificanti; giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, senza fermarsi di fronte a nessun ostacolo e senza mai darsi per vinti. Il body building, come quasi ogni altro sport, è ingiusto e spietato. Cinque o sei persone in tutto il mondo diventano grandi campioni, centinaia di migliaia di praticanti non diventano nessuno e altre centinaia di migliaia falliscono anche nei loro pur miseri obiettivi.



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Quello che voglio dire è che noi abbiamo accesso sempre ad UN FRAMMENTO della scienza e che di certo i laureandi in dietologia non usano “Olympian’s News” come testo di studio. Poi, ad ognuno il libero arbitrio di decidere a chi credere, se a ONU, FAO, OMS, ecc. o a "Olympian's".
Quindi io, tralasciando la fiaba dell’ultimo punto (tanto abbiamo capito tutti quale guru sto “citando”, tanto per cambiare 
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