Non voglio creare polemiche.
Quando un giovane sportivo muore, si tende sempre e comunque ad associare il decesso al doping o a pratiche poco pulite e salutari.
La verità, che nessuno può arrogarsi di conoscere quando la fonte è la stampa, verosimilmente sta nel mezzo.
Esistono una serie di alterazioni cardiologiche che sfuggono ai test più accurati. Si tratta di piccole malformazioni (FOP, vedi Antonio Cassano) o di alterazioni elettrofisiologiche (Morosini, Evander Sno e altri).
Sicuramente uno sport in cui la componente aerobica è residuale pone a maggior rischio di eventi cardiovascolari maggiori a prescindere dall'età, poiché un cuore marcatamente ipertrofico risulta più suscettibile a fatti ischemici. È un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che i farmaci utilizzati in ambito agonistico amplifichino questi rischi, sia x effetti diretti sulla massa contrattile cardiaca, sia x effetti indiretti sul peggioramento dei fattori di rischio cardiovascolare, lipodogramma su tutti.
Inoltre bisogna anche ricordare come alcune pratiche di moda negli ultimi anni tipo scarico del sodio e carico del potassio, unitamente all'impiego di diuretici, possono slatentizzare aritmie fatali.
I rischi sono anche questi. Tenetelo bene a mente.
Ma quel che importa è che è morto un mio coetaneo, e questo lascia il segno a prescindere dai motivi.
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