Da li, mi giunse all'orecchio che la mia fisioterapista, la quale mi aveva seguito fin dalla nascita, era venuta a sapere di un dottore di Milano che aveva adottato un nuovo metodo per "curare" questo mio stato.
Ne parlai con i miei genitori e decidemmo che saremmo andati a parlare con questo Dottore ma fui chiaro sul fatto che non sarei tornato in sala operatoria.
Il Dottore, o Professore, era il Dottor Motta, primario dell'ospedale Buzzi a Milano, un uomo alto e autorevole, un po' come tutti i dottori rinomati.
Ci parlammo a lungo, ci illustrò come le vecchie operazioni che avevo fatto fossero state inutili anzi perlopiù dannose. Era convinto che avrebbero dovuto intervenire sui femori e non sulle tibie, perché il problema sorgeva da li... (piccolo appunto, mio padre batti lama in un'autocarrozzeria, aveva già esposto al precedente dottore questa sua curiosità, ma mai presa in cosiderazione). Il Professore mi parlò di altri dettagli dell'operazione, dettagli che a quell'età non capivo appieno e mi parevano agghiaccianti, come ad esempio il recupero del sangue che mi sarebbe stato ridato durante l'operazione, io capì che quello che mi usciva mentre mi operavano me lo avrebbero reinniettato il posto di una trasfusione, mi faceva schifo (in realtà, dovevo solo autodonarmi del sangue mesi prima dell'operazione, che poi mi avrebbero ridato durante l'intervento). Uscimmo dallo studio e alla domanda di mio Padre : Allora la vuoi fare?- Risposi con un : No, nemmeno morto!!- Ricordo ancora le spalle di mio padre che cascarono in segno di delusione.
Ma si sa Dio, opera in molti modi e proprio in quel periodo nel mio gruppo di amici (adolescenti) mi arrivò all'orecchio una "cattiveria" (probabilmente vera) da parte di una ragazzina che mi piaceva : Simone non troverà mai una ragazza con quelle gambe!- Ci rimasi "lievemente" male, perché se devo essere sincero, io mi piacevo, ero un bel ragazzino moro, robusto, ed ero nato così, per me era normale, non credevo di essere messo così male... Quelle parole mi bruciavano, rimbombavano nella mente durante tutte le giornate...Ad oggi se ripenso a quella ragazzina, sorrido e in qualche modo la ringrazio, perché mi diede la forza e il coraggio di andare dai miei genitori e accettare di operarmi.
Ricordo il viaggio verso Milano, la paura che avevo, era un operazione di otto ore, mi sarei risvegliato? Sarei morto? Ero così lontano da casa.
Arrivammo in questo Ospedale, ospedale pediatrico, una bella struttura, allegra, adatta ai bambini, piena di disegni e infermiere sorridenti, non avevo mai visto un infermiera, solo suore (bastardissime).
Ricordo sostanzialmente due cose prima dell'operazione, la prima è l'imponente erezione che ebbi mentre l'infermiera carina mi depilava i genitali, l'altra è l'anestesista che mi fermò nel corridoio per chiedermi i miei dati subito dopo che mi avevano fatto un clistere... (come si dice, una volta che sei stato all'ospedale non ti vergogni più di nulla).
L'operazione consisteva nel rompere entrambi i femori, ruotarli e fissarli con delle placche di ferro, tagliuzzare i tendini in più punti, non so dire il nome esatto ma più o meno sul bicite femorale e quelli subito sotto gli addominali per diminuire la tensione nel bacino, alla fine un'iniezione di tossina botulimica nei muscoli per rilassarli.
Entrai e usci dalla sala operatoria, per me fu un attimo, per i miei probabilmente un eternità.
Mi risvegliai in terapia intensiva, pieni di tubi, flebo, cavi e cavetti...pieno di morfina fino a gli occhi (stavo da Dio).
Pochi giorni dopo ero in piedi, camminavo con le stampelle e un mesetto dopo ero in piedi da solo. I miei piedi erano dritti, il culo non stava più in fuori, non inciampavo, ero anche cresciuto di qualche centimetro, certo, non ero perfetto ma era un miglioramento enorme. Non vedevo l'ora di tornare a scuola dai miei compagni e amici; fu una sorpresa per loro vedermi così.
Ricominciai ad allenarmi, stavolta, mi regalarono una centrale e una panca con il bilanciere, pompavo come un forsennato, ma le gambe rimanevano indietro, non le allenavo, ogni tanto qualche leg ext ma nient'altro... Mi faceva fatica, anche perché, nonostante il miglioramento, non ero sciolto nei movimenti ero rigido, inoltre non conoscevo lo squat, stacchi ecc, per me c'era solo il curl, la panca piana e la lat machine...Questa era la mia paletra, tornavo a casa, guardavo Dragon Ball e correvo ad allenarmi per un paio d'ore, da solo, in silenzio, adoravo quel momento. Dentro di me, cresceva la consapevolezza che dovevo compensare la mia bassa statura (160cm) con la grandezza muscolare, sarei stato basso ma grosso e mi avrebbero rispettato, anche nonostante il mio modo buffo di camminare.
Gli anni passavano, ma ero in uno stallo totale, non aumentavo i pesi, aumentavo solo le ripetizione dei soliti quattro o cinque esercizi. A diciassette anni Conobbi Viviana, una ragazza bellissima e di origini del Madagascar mi fidanzai e pian piano smisi del tutto di allenarmi.
Passavo le mie giornate a mangiare di tutto, la sera patatine davanti ai film, a lavoro cibo spazzatura e quantità enormi di cibo, ero a arrivato a 76kg (ripeto 160cm) praticamente un barilottino...tutto cio' fino a circa 25anni.
Qualche anno fa, cominciai a svegliarmi la notte, senza fiato, praticamente in apnea, scoprì navigando su internet che poteva essere dovuto all'obesità... Obesità.... Io obeso... com'era successo? Cominciai a guardarmi allo specchio, anzi ad osservarmi, oro un bombolone, avevo la pancia di un cinquantenne e il petto era sparito...Ci voleva una svolta.
- Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole -
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