A destra l’inclinazione della leva è data dall’angolo theta: i due triangoli indicati sono simili e pertanto vale la relazione seguente, a sinistra:
Tramite questa proporzione da Scuole Medie è possibile ricavare la formuletta a destra. Sostituisco quest’ultimo risultato nella formula del momento:
Il momento meccanico è perciò pari al valore della forza peso moltiplicato per la distanza orizzontale di questa rispetto al centro di rotazione. Questa formula è molto più significativa dell’altra perché ci permette di tirare fuori dei risultati interessanti in maniera estremamente veloce.
Ecco pertanto come applicare la leva allo stacco: la forza peso è applicata alla schiena tramite la spalla, precisamente tramite l’articolazione scapolo-omerale.
Come per lo squat, la spina dorsale non fa parte del movimento se non per il fatto che deve rimanere compatta nelle sue curvature fisiologiche tramite l’azione dei muscoli paravertebrali. Il tronco si muove durante il movimento grazie alla rotazione del bacino, pertanto il fulcro è posizionato proprio dentro l’acetabolo. Il peso tende a far ruotare il tronco verso il basso tramite il momento tau, gli estensori dell’anca controbilanciano questa rotazione con un momento nel verso contrario.
In questa semplificazione il peso del tronco non viene considerato: del resto chiunque riesce a fare uno stacco da terra a carico naturale, dai… e a carico naturale non ci sono problemi nemmeno in un good morning a gambe tese ai limiti del ribaltamento.
Stiamo cercando di analizzare stacchi di alto livello, dove il peso del bilanciere è notevole, il peso del tronco non è mai un problema.
Inclina che va meglio
Bene: ho disegnato le distanze fra il carico e l’acetabolo, centro della rotazione del tronco. Già così ci sono delle cose che non tornano, vero? Evidenziamole.
I pesi sono tutti alla stessa altezza, considero la posizione A come quella standard.
La posizione B è con le ginocchia più indietro, pertanto il bacino è anch’esso più indietro e la schiena più inclinata rispetto ad A (se usate un righello è così): schiena più inclinata, distanza db maggiore della distanza da. Ok, regolare.
Analogamente per la posizione E su cui spendiamo due parole e basta: se il bilanciere non è appiccicato alle tibie fino al passaggio al ginocchio è chiaro che la distanza fra le anche e il bacino non può che essere maggiore rispetto al farlo strusciare. Perciò il disegno “torna”.
Il caso D è molto strano, “Paolo hai misurato male!”… però il caso C è eclatante: la distanza orizzontale e le anche è veramente ridotta rispetto al caso standard! Come è possibile… inclinare la schiena è vantaggioso?
A sinistra la configurazione assurda C, la cui peculiarità è che le braccia sono inclinate: il grande dorsale “tira” le braccia e tiene inchiodato il bilanciere alle tibie. A destra una posizione in cui il bilanciere è alla solita altezza e la schiena alla solita inclinazione, ma con le braccia perfettamente verticali: per rispettare queste due condizioni la caviglia deve ruotare molto di più e il bilanciere viene a staccarsi dalla tibia.
L’uso “attivo” del dorsale permette pertanto di accorciare il braccio di leva del carico con ovvi benefici! Questo spiega perché persone riescono a sollevare carichi enormi con la schiena molto inclinata quando il bilanciere è a metà gamba, contro ogni logica e ogni buon senso: in realtà il loro assetto è tale che quella postura risulta vantaggiosa.
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