Spessissimo bastano 5cm per parte per trovare un assetto del tutto differente: toglietevi dal retrocranio le cazzate sullo squat dei ciclisti, sullo squat che fa le cosce a “goccia” e altre idiozie simili: se avete problemi a scendere sotto il parallelo, squattate con un carico bassissimo allargando le gambe e riprendendovi.
Questo invece è l’effetto della rotazione della caviglia: più avete una caviglia mobile, più potete sparare le ginocchia in avanti ed entrare “sotto” il bilanciere, meno ce l’avete e meno potete farlo. La rigidità di caviglia è secondo me l’ostacolo principale ad una discesa al parallelo e vedremo a breve quanto pochissimi gradi di rotazione possano determinare effetti assolutamente sorprendenti.
Leggerete teorie molto “di buon senso” sullo stretching dei tendini d’Achille: cosa fa ruotare la caviglia nel verso opposto a ciò che vorremmo noi? Il tendine d’Achille! Pertanto se questo tira troppo la caviglia verrà limitata nella sua rotazione. Perciò… giù a fare stretching per i polpacci!
Ho fatto stretching per ore ed ore, ho visto film interi facendo stretching per i polpacci, sono arrivato a non camminare per giorni per lo stretching ma… niente.
Alla fine la rigidità di caviglia non dipende solo dai “tiranti”, ma proprio da come è fatta l’articolazione. Io non ho solo le caviglie “rigide”, ma anche i polsi: se fletto indietro i polsi, anzi se proprio li fletto a forza arrivo al massimo con la mano a 90° rispetto all’avambraccio, mia figlia e mia moglie piegano per circa 15° in più.
Pertanto, ragazzi, provate tutte le teorie elasto-antropo-morfo-PNF-balistico-stretching del mondo ma se non ottenete il risultato finale… leggete questo.
In alto a sinistra il disegno rappresenta una “caviglia rigida”: ciò significa che la tibia non ruota in avanti sulla caviglia e l’angolo indicato non può essere reso più piccolo. A destra l’effetto finale: nemmeno l’angolo della tibia rispetto al suolo può essere reso più piccolo.
In basso a sinistra l’effetto del tacco: la “zeppa” solleva il tallone e pertanto il piede ruota intorno alle dita. A destra l’effetto finale: è vero che l’angolo fra la tibia e il piede non è cambiato, ma è invece cambiato l’angolo della tibia rispetto al suolo, che è più piccolo. Il tacco ha disgiunto il legame fra questi due angoli.
Ecco cosa succede nel solito squat: la tibia può ruotare in avanti rispetto al terreno, il bacino si sposta analogamente in avanti e, se avete studiato l’altalena precedente, la testa si sposta indietro e la schiena è meno flessa.
Per una persona di 175cm a misure antropometriche standard un tacco di 4cm, quello di una scarpa da running permette di recuperare circa 8° di rotazione in avanti. Per darvi un’idea di questo numero anonimo, date un’occhio alla simulazione seguente.
Notevole, direi: a parità di posizione del centro di massa, da uno squat parallelo del tutto schienato a uno squat sotto il parallelo.
Nel disegno il perché di questo apparente miracolo: in una catena cinetica, cioè in un insieme di segmenti uniti fra loro, lo spostamento angolare del primo giunto è quello che determina il massimo spostamento lineare perché tutti i segmenti sono a questo di fatto collegati. Ruotare “un poco” la caviglia determina pertanto un cambiamento sostanziale delle posizioni di tutti gli altri segmenti.








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