beh unge, spero che le tue non siano domande ironiche.
dopotutto dire <<la filosofia di vita degli spartani>> non vuol dire proprio nulla..
è come dire "la filosofia di vita degli italiani".. qual è? non esiste poichè ognuno può pensarla come vuole.
semmai è di uno <<stile>> che si può parlare, di una visione del mondo (weltanschaaung) che appartiene ad un popolo o meglio ad una civiltà.
inoltre sparta è nata non perchè un unico popolo ha fondato una città, ma in seguito a flussi migratori che videro genti nordiche - diremmo i dori - scendere verso sud ed assoggettare i popoli autoctoni. ad esempio gli iloti erano proprio i discendenti degli indigeni (non si sa con esattezza se si arresero ai dori o furono sconfitti in combattimento. fatto sta che furono loro imposte condizioni particolarmente dure, e furono deputati alla coltivazione della terra).
gli spartiati erano invece l'aristocrazia, discesa direttamente dalle genti doriche e sempre tenutasi disgiunta dai popoli sottomessi.
quindi sarebbe impossibile dire che gli spartani avevano "una filosofia".
considera inoltre che eravamo in un'epoca in cui non esisteva la speculazione filosofica così come la intendiamo noi (almeno non lì.. l'india vedica costituisce un altro e diverso caso); non esistevano sistemi onnicomprensivi, ma appunto stili, inclinazioni.
questo non per arretratezza, ma per fedeltà ad un modo di essere. la speculazione filosofica era un nulla, era il riflesso, lo specchio, diciamo l'immagine del vero essere e per ciò stesso un nulla.
ecco perchè possiamo dire semplicisticamente che uno spartiata agiva e non parlava.
tra l'altro questi temi arrivano fino a socrate e platone, quindi fino al V secolo a.c..... senza dilungarsi troppo (non è la sede!) sappi che l'invattiva socratica contro i sofisti - ed inevutabilmente quella platonica - fu assai dura. e se è vero che anche socrate e platone furono in un certo senso speculatori, lo furono sapendo di esserlo e dopotutto non fecero altro che utilizzare le armi e i mezzi della nascente filosofia modrna contro sè stessa.
tornando a noi - o meglio a sparta - è chiaro che non è possibile definire la <<filosofia di sparta>>. ma è possibile comprendere il significato dei suoi simboli: l'apollo dorico, l'aquila, lo swastika.
è possibile comprendere come fosse il mondo algli occhi di uno dei caduti alle termopili studiando i suoi culti uranici e solari. per farti un'idea, pensa che gli dei erano pregati (così come a roma) stando in piedi, e non certo inginocchiati. gli uomini stessi erano dei per un certo verso. non tutti gli uomini, è ovvio.. ma alcuni uomini sì. era un rapporto di parità con il cosmo, di calma, di dominio di sè, di autocoscienza fredda. non arretratezza, anzi; ma altitudini spirituali che oggi non sono nemmeno immaginabili.
ecco, qusto è lo stile di sparta. questo sta alla base del <<comunismo dorico>> di sparta (anche se di comunistico in senso contemporaneo non si può parlare). questa è la base su cui si potè pensare agli OMOIOI, il cui riflesso e significato corre fino alla tavola rotondo di re artù.
perdonami se non ti sembra che si parli filosoficamente, ma questa è la filosofia di sparta. non parlare
anche se avrei da parlare per pagine



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