PASSAGGIO PEDANALE
(ovvero: cosa ho visto... da dietro la pedana)

ora che il "Deadlift" 2008 è già alle spalle mi ritrovo la parte più rognosa: scatole da ammucchiare in un garage mai abbastanza grande, carte da archiviare e difficilmente recuperabili qualora servissero, oggetti più o meno utili o superflui momentaneamente accantonati in qualche busta dove tra qualche mese ti sarai tranquillamente dimenticato di averli collocati.
In palestra il solito rompipalle ti premette "a Giova', guarda stavolta nun potevo proprio, che stavamo tutti da mi' sorella ma 'a prossima te giuro che la faccio, quanno la organizzate, fra 'n par de mesi?"
"NO, no, la prossima la organizzo il 31 giugno: è la abduzione del bilanciere cambered con il pronatore rotondo, una specialità nuova". " Ah, an'vedi Giovà, beh deve esse 'na ficata pure questa eh!"

Eh si. Ne ho organizzate tante, da quando nel lontano '88 cominciai ad aiutare Claudio Saliola ad allestire il 1°grande trofeo promozionale di biathlon atletico in pista dedicato al padre, pioniere dello sport italiano in Eritrea scomparso l'anno prima; ho alternato l'atleta, al tecnico, al giudice, all'organizzatore, rendendomi conto che l'uno ha bisogno dell'altro perchè, come una sorta di simbiosi, senza una di queste tipologie sportive anche le altre non potrebbero operare e dare vita a una piccola ma affascinante creazione artistica che è il gesto atletico nel corpo umano.
Ma al trofeo "Deadlift" sono particolarmente affezionato perchè sembrava una scommessa su cui era difficile puntare: in un'epoca di fitness imperante (anzi, ormai di wellness, così si fatica ancora meno ) dare vita ad una manifestazione incentrata su di una specialità sconosciuta ai più, persino nelle stesse sale pesi, riottosa ad essere allenata e scomoda da praticare nei moderni Centri Sportivi, poteva apparire una piccola pazzia. Già solo chiedere ad un proprietario o ad un gestore: "scusa, posso portare una mandria di atleti a sbattere brutalmente per 150 volte qualche quintale sul tuo parquet nuovo di zecca?" dava l'idea di una domanda dalla risposta scontata.
Ma il "Deadlift" è cresciuto e il merito, ovviamente, è vostro e di tutti quelli che, come voi, dando fiducia a se stessi ne hanno data a lui e ci hanno creduto.
L'anno scorso contavo 32 atleti classificati - e già con un discreto livello tecnico - oggi ne contiamo 61!
Come tacere poi delle singole prove: di una gara "specialist" che ha visto l'80%dei concorrenti sopra i 260kg., di una massima alzata di 300kg effettuata e 320 tentata (suppongo record di alzata - ma non ho le prove - in una sala "aerobica" di un Centro fitness); di una gara femminile con una donna di soli 42kg. (già difficile ad incontrare per la strada) che ne solleva 115e, per giunta, nello stesso contesto dove due signore cinquantenni si combattono a colpi di 150 - 165 kg.; di una gara juniores con 6 atleti su 9 oltre i 200kg e di un parco partecipanti che svariava da un ragazzino del '93 ad un gentiluomo del '43, coprendo mezzo secolo di vita palestrara italiana.

Certo so bene che i problemi sono ancora tanti ed il difficile viene ora: se fosse realizzabile l'augurio del Presidente Rossi di 90 (ma anche 80) atleti iscritti l'anno prossimo, farei prima a chiamare la neuro per farmi dare un periodo di riposo a Villa Celeste.
Tuttavia, quando si è in ballo si balla e noi, a Dio piacendo, ci proveremo: i progetti sono tanti - come ho scritto da un'altra parte - e proveremo a realizzarne qualcuno. Nel frattempo, però, i protagonisti sono gli atleti e di loro bisogna parlare.
Il ruolo che mi sono autoimposto domenica mi ha impedito di fatto di comunicare, conoscere, scambiare idee ed opinioni con ciascuno di voi, come avrei voluto. Spero di incontrarvi separatamente in altri contesti, dove il mio impiego sia decisamente più marginale e, magari, ridotto a quello del singolo atleta o del tecnico o dell'arbitro: in tal caso, come in passato è accaduto con altri, avremo senza dubbio modo di conoscerci meglio.

Per ora, con rapida carrellata, voglio ricordare le imprese agonistiche, nello stacco, realizzate domenica scorsa dagli atleti "forumisti"; eravate 16 (se ho contato bene...ma ne sono certo ) e ognuno di voi con una personalità, un temperamento, delle caratteristiche fisiche e psicologiche che lo distingueva dagli altri e ne faceva un atleta unico nel suo genere; ma tutti accomunati come da un sottile ma evidente filo costituito da questo mezzo virtuale - potente, come dice il saggio EnricoPl -che ci aveva permesso di entrare in contatto e di conoscere e pubblicizzare l'evento cui avreste ( avremmo, consentitemelo ) partecipato.
Vi elenco e descrivo in ordine alfabetico e non di alzata o di ingresso in pedana, perchè il resto non conta, conta esserci.... e voi c'eravate.
Le impressioni sulla persona e sull'atleta ovviamente sono le mie e, quindi, soggettive; non hanno pretesa di oracolo o di sentenza: sono il frutto di un particolare angolo visuale dal di fuori e da...dietro la pedana. Prendetelo come un omaggio agli atleti del "DEADLIFT 2008".