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il tempio, la statua e l'altare di Zeus
Tra i monumenti e le vestigia che adornavano Olimpia i più importanti erano probabilmente quelli facenti parte del gruppo architettonico e scultoreo dedicato al sovrano dell’Olimpo, che comprendeva il tempio, la statua e l’altare di Zeus.
La loro collocazione in quell'area rispondeva alla particolare sacralità attibuita ai Giochi che, come già raccontato nei primi post, erano appunto consacrati alla massima divinità dei Greci.
Le rovine del tempio, come ci appaiono oggi, formano una terrazza elevata da cui si domina l’Altis, ovvero il bosco sacro di Zeus. In questo tempio, considerato il più vasto e ricco non solo dell’Altis ma di tutto il Peloponneso, si riteneva che spiritualmente dimorasse il Giove Olimpico, Signore degli Dei.
Sia il tempio che la statua erano stati fatti erigere con il bottino riportato dagli Elei a Pisa (città greca e non quella italiana, n.d.r.), fra il 468 ed il 457 a.C., quando gli Spartani consacrarono uno scudo d’oro per celebrare la vittoria di Tinagra.
sotto: le rovine del tempio oggi
“ di tutti gli edifici dell’Altis il più imponente ed il più celebre era senza dubbio il tempio di Zeus Olimpico.
Nonostante le numerose mutilazioni conseguenti all’incendio e ai terremoti siamo ancora in grado di farci un’idea precisa, grazie ai resti esistenti, della sua architettura.
Questo monumento fu costruito a sud ovest dell’Altis ed è difficile precisare in quale epoca.
Pausania ci dice che fu costruito con il bottino riportato dagli Elei nella guerra nella quale distrussero Pisa e tutte le città divise che si erano sollevate.
Nell’anno 456 a.C. iniziò la costruzione di questo tempio su progetto di Libone, architetto Eleo.
I lavori non subirono interruzioni tranne che all’epoca in cui la statua di Zeus fu piazzata nel tempio. Una modifica fu necessaria, su indicazione di Fidia, nella disposizione della cella che noi vediamo più lontana.
Le fondamenta del tempio si compongono di quattro grosse mura infossate ad un metro sotto il suolo dell’Altis e che s’innalzano ad un’altezza di 3 mt. al di sopra del livello del suolo. Sopra di esse sono costruiti i muri della città e le parti dello stilobate, sui quali si poggiano le colonne delle gallerie laterali. Gli intervalli sono stati coperti da un riporto che dissimula l’aspetto esteriore delle fondamenta e forma in tal modo un’elevazione artificiale di tre metri, che sostiene il basamento del tempio.
L’edificio è dell’ordine dorico, esastilo (ha cioè 6 colonne) e periptero: circondato da altre 13 colonne in tutti i lati, compresi quelli d’angolo.
Le proporzioni di questo monumento erano considerevoli e di poco inferiori a quelle del Partenone; in realtà Pausania gli attribuisce dimensioni forse maggiori di quelle reali. "
ricostruzione in plastico del tempio di Zeus, sulla base dell'analisi dei reperti e della descrizione di Pausania

" Coloro che volevano contemplare la statua di Zeus dovevano salire alle gallerie superiori per delle scale a spirale.
Questa parte della cella ci dimostrerebbe sotto il profilo architettonico di esser stata costruita su progetto di Fidia. Sembra comunque certo che la statua di Zeus fu scolpita da Fidia dopo quella di Atena al Partenone, cioè dopo l’anno 438 a.C.
L’artista era già anziano ma concentrò in quest’opera immortale tutta la potenza della sua arte ”.
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Che Fidia, considerato il più grande scultore ed architetto dell’antichità, sia stato l’autore della statua lo si evince anche dall’epigramma scritto e posto sotto i piedi di Zeus: “ mi fe Fidia di Carmine Ateniese”.
Zeus di Fidia
" nessuna traccia tuttavia è giunta a noi di questo ammirevole capolavoro, che gli antichi inclusero nelle sette meraviglie del mondo.
Secondo alcuni, dopo l’abolizione dei Giochi Olimpici la statua fu trasportata a Costantinopoli, dove scomparve a seguito - pare - dell’incendio della dimora di Lausos, nella quale era stata posta.
Qualche antico autore ci ha lasciato delle dettagliate descrizioni di questo capolavoro.
Apprendiamo quindi che l’altezza era di circa 13 metri e che era fatta in oro e avorio cesellato con ornamenti di ebano e pietre preziose. Il Dio seduto sul trono teneva nella mano destra una Nike (vittoria) in avorio e nella mano sinistra uno scettro sormontato da un’aquila d’oro; la sua testa era cinta da una corona d’oro che imitava i raggi dell’olivo selvaggio.
Il meraviglioso trono era ornato da diversi soggetti scolpiti o dipinti. Questi dipinti furono eseguiti da Panemo, che era fratello o nipote (secondo altri) di Fidia e fu anche suo collaboratore.
Dinanzi a questo capolavoro, pare che il generale romano Paolo Emilio abbia tremato di emozioni e pronunciato le memorabili parole:
“ malgrado la fama di cui gode Olimpia, la vista ne supera ogni attesa” , aggiungendo che solo Fidia era riuscito a rappresentare lo Zeus tramandato da Omero sotto forma sensibile. "
ricostruzione fantastica della statua di Zeus, opera di Fidia

l’altare di Zeus
" aveva forma di elisse, di cui il grande asse era nella direzione del Kronion.
Il suo primo basamento aveva un circuito di 125 piedi olimpici, cioè circa 40 metri e l’altare verso la fine del II secolo d.C., nell’età di Pausania (da cui attingiamo le notizie – n.d.r.), era alto 7 metri.
Le vittime venivano sacrificate nella parte inferiore dell’altare, chiamata prothysis.
Le giovani e le donne, all’epoca in cui non erano escluse da Olimpia, potevano salire sino al protysis, mentre ai soli uomini era consentito di salire sulla parte superiore.
In cima all’altare si bruciavano le cosce delle vittime. "
( i brani nel virgolettato sono tratti da “I Giochi Olimpici nell’antichità” di Lambros e Politis, 1896)
...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...
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