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L’ Ippodromo

- nella foto sopra: l'area dove sedevano i giudici di gara, nei cui pressi correvano i cavalli -
“ Era il luogo destinato agli esercizi equestri e alle corse coi carri. In origine era assai semplice. Pausania ce ne da una chiara idea, descrivendoci l’Ippodromo di Olimpia formato da una serie di poco elevate alture, con i sedili per gli spettatori disposti sul pendio delle stesse.
Accorrendo ai Giochi di Olimpia una folla sempre maggiore, venne alzato in faccia alle colline un terrapieno o argine per disporvi i sedili. Sotto l’Agnampto (loggiato che prende il nome dall’architetto che lo costruì) vi erano gli stalli per cavalli e carri. L’arena era divisa da un muricciolo poco alto ma assai largo, sul quale collocavano le statue di Giove, Apollo e altri numi.
Su questo muro di divisione, chiamato ^spina^, stavano pure gli Ellanodici ed il magistrato incaricato di annotare il numero dei giri di corsa. All’estremità della spina stavano le mete, quella verso il loggiato era ornata dalla statua di ippodamia ed era la meta della vittoria. “
( tratto da “La ginnastica in Grecia” di Felice Valletti )
Un centauro cerca di portare via Ippodamia (sul vaso chiamata Laodamia), mentre Piritoo e Teseo resistono per difenderla. Dettaglio da un cratere apulo a figure rosse, ca. 350-240 a.C. (British Museum).

Ecco la descrizione dell’Ippodromo di Olimpia da parte di Pausania:
“ Dentro l’Alti, verso l’ingresso delle pompe è il cosiddetto Ippodromo, luogo che per lo spazio di circa un plettro è cinto da una maceria. In questo, una sola volta l’anno, possono entrare le donne, le quali ad Ippodamia sacrificano e fanno altre cose in suo onore.
Dicono che Ippodamia si ritirò in Midea dell’Argolide poiché Pelope, per la morte di Crisippo, era particolarmente adirato contro di lei; dicono di aver portato in dono, per un oracolo, le ceneri di Ippodamia in Olimpia.
Sul confine delle statue che gli Elei ersero con le multe degli atleti è quello che chiamano ingresso segreto e per esso gli Ellanodici ed i combattenti devono entrare nello stadio………………
….Traversato lo stadio, la dove siedono gli ellanodici, vi è il luogo consacrato alle corse dei cavalli e la ^Mossa^. Questa ha la figura di una prora di nave, il cui rostro è rivolto al corso; dove la prora si unisce al portico di Agnampto, ivi diviene larga. Sulla punta del rostro è un delfino di bronzo sopra un regolo……….. "
( tratto da “ Descrizione della Grecia” di Pausania, tradotta da Antonio Nibby ).
Il sonno di Endimione di Anné-Louis Girodet Triosan (Musée du Louvre)

“ Lo stadio è preceduto da un posto in cui si recano gli atleti e che si chiama barriera. Si vede qui una tomba che gli Elleni dicono di essere di Endymion.
Al di là di questa parte dello stadio, in cui si mettono i direttori dei Giochi, c’è un posto destinato alle Corse dei cavalli. Questo posto è preceduto da un spazio che si chiama barriera (la Mossa - n.d.r.) e che, per la sua forma assomiglia alla prora di una nave.
Al punto in cui questa barriera unisce il Portico di Agaptus, essa si allarga in due parti, lo sperone e il becco della prua sono sormontati da un delfino di bronzo.
Le due parti della barriera hanno più di 400 piedi di lunghezza e sui essa ci sono gabbie a destra o sinistra, tanto per i cavalli da sella che per quelli che per quelli di attacco (tiro).
Queste gabbie sono estratte a sorte tra i combattenti. Davanti ai cavalli ed ai carri c’è un cavo, da un capo all’altro, che serve da sbarra e li mantiene dentro le loro gabbie.
Verso il mezzo della prua c’è un altare di mattoni che si ha cura di imbiancare ad ogni Olimpiade. Su questo altare c’è un’aquila in bronzo che ha ali spiegate e che, per mezzo di una molla, si eleva e si fa vedere da tutti gli spettatori, nello stesso tempo che il delfino allo sperone si abbassa e distende fino sotto terra.
A questo segnale si lascia il cavo dalla parte del Portico e presto i cavalli avanzano verso l’altra parte in cui si è fatto altrettanto."
( tratto da “ La vie privée des anciens “ di René Menard )
Da quel momento spetta poi ai cocchieri dimostrare la loro abilità ed cavalli la velocità.
Diana ed Endimione

Vediamo cosa ancora ci tramanda Pausania riguardo alla curiosa leggenda di Tarassippo.
“ Avendo l’Ippodromo uno dei lati più esteso, sopra questo è un rialto di terra: verso il fine del rialto vi è l’altare di Tarassippo, il terrore dei cavalli.
La figura dell’ara è rotonda; allorché i cavalli passano presso di essa sono subito colti da un forte timore senza che se ne spieghi la causa; al timore segue il turbamento, così rompono i carri e quei che li governano restano feriti. Perciò i cocchieri fanno sacrifici e supplicano Tarassippo ad esser loro propizio.
I Greci non sono concordi riguardo a Tarassippo, per cui alcuni dicono invece trattarsi del sepolcro di un uomo indigeno e bravo nell’arte dei cavalli e gli assegnano il nome di Olieno.
Dicono, tra l’altro, che Pelope fece di questo luogo un Eroo vuoto a Mirtillo e gli sacrificò sanato dall’ira dell’uccisione, chiamandolo poi Tarassippo.
Un egiziano disse che Pelope aveva sepolto in questo luogo che chiamano Tarassippo un qualcosa ricevuto in dono da Anfione Tebano.
A mio parere (di Pausania - n.d.r.,), la più verosimile delle tradizioni è quella che sostiene trattarsi di un soprannome di Nettuno Equestre."
( “ Descrizione della Grecia” di Pausania – trad. A. Nibby).
nella foto sotto: galleria d'ingresso allo stadio
...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...
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