...


IL PROGRAMMA di GARA dei GIOCHI






(foto dal sito archeologico di Olimpia)




I primi programmi


Come avvenuto in post precedenti, estrapolo alcuni brani dal testo “I Giochi Olimpici nell’antichità” di Lambros e Politis, che costituisce il Rapporto Ufficiale delle Olimpiadi di Atene 1896, le prime dell'era moderna.


a pag. 16)

“ In tempi antichi i Giochi venivano celebrati in un solo giorno, cosa che nel tempo divenne irrealizzabile al punto che, nel 472 a.C., il pancrazio durò fino ad un’ora avanzata della notte, causa il protrarsi dei concorsi ippici e di quelli del pentathlon; quindi, fu deciso che la durata dei Giochi dovesse essere di 5 giorni. “


a pag. 24)

“Nelle prime 13 Olimpiadi i Giochi consistevano nella sola corsa; nel 724 a.C., si aggiunse il diaulo o corsa doppia e quattro anni dopo il dolicos o corsa multipla (di resistenza – n.d.r.)
Nel 708 a.C. (diciottesima Olimpiade) furono introdotti il pentathlon e la lotta, nel 688 a.C. (23^ Olimpiade) il pugilato, nel 680 a.C. la corsa dei carri a quattro cavalli, nel 648 a.C. (33^ Olimpiade) comparve il pancrazio e infine nel 632 a.C. (37^ Olimpiade) furono inaugurate le palestrine dei fanciulli. A poco a poco furono introdotti altri Giochi e quelli dei fanciulli si generalizzarono.
I Giochi ippici si disputavano nell’Ippodromo, quelli della corsa insieme agli altri nello Stadio. Questi ultimi venivano chiamati sotto il termine generico di Giochi ginnici, poiché coloro che vi prendevano parte dovevano essere nudi, dal greco gymnos (nudo).
All’inizio i corridori si coprivano con la fascia attorno ai reni (perizoma) ma, a cominciare dalla 15^ olimpiade, questa abitudine fu abolita a causa del disturbo che recava agli atleti.
Nel 396 a.C., ai primi giochi ginnici e ippici, furono aggiunti i concorsi di tromba e declamazione e si concesse agli araldi vincitori non soltanto una corona ma anche il privilegio di proclamare gli altri vincitori. “



a pag. 25)

“Dall’alba del primo giorno la folla si porta nell’Altis per assistere ai sacrifici dei tori, che erano immolati sull’altare del padre degli dei e ciò rappresentava l’inizio dei Giochi Olimpici.
Questo sacrificio era seguito da quello delle vittime immolate dai Théores delle diverse città elleniche. Costoro, vestiti di ricchi ornamenti, facevano uso per questi sacrifici di preziosi vasi sacri e di incensieri, che erano stati loro offerti dai concittadini
.………………………………………………………
Nel secondo giorno cominciavano i Giochi propriamente detti. Questa giornata era consacrata alle gare dei fanciulli, preambolo delle gare degli uomini che avevano luogo nei due giorni seguenti.
Per molto tempo le gare per i fanciulli – importanti quanto quelle degli adulti – consistevano nella corsa e la lotta, istituite l’una e l’altra nel 623 a.C.; il pugilato fu introdotto per essi nel 616 a.C.
I fanciulli percorrevano nella corsa metà dello stadio. Più di 400 anni dopo – e cioè verso il 200 a.C. – si permise ai fanciulli di prendere parte al pancrazio, prova molto più difficile, nella quale il pugilato era combinato con la lotta.
Nel 628 a.C. fu introdotto il pentathlon ma non ebbe luogo che una sola volta e, forse, per gelosia degli Elei, a seguito della vittoria riportata da un fanciullo nella Laconia, chiamato Eutélide.
Nel terzo giorno cominciavano le gare degli uomini maturi…………………………………”




lo stadio di Olimpia




In realtà, non è chiaro se i programmi siano stati sempre rispettati ed al riguardo le fonti che trattano tale aspetto sembrano parzialmente discordanti.
Molti sottolineano l’origine leggendaria nel significato della durata dei Giochi; tuttavia è probabile che l’arco temporale di svolgimento delle gare e delle celebrazioni annesse sia stato modificato nel corso degli anni e delle edizioni, cercando poi di giustificarlo attribuendo ai numeri un valore escatologico.
Vediamo cosa ci raccontano in proposito altri testi.



Il programma generale dei Giochi


Secondo Pindaro l’Olimpiade durava cinque giorni e secondo Erodoto, storico del V secolo, i cinque giorni erano stati voluti da Ercole. Il giorno greco andava da tramonto a tramonto e in quei giorni avevano luogo sacrifici, gare e feste.
Non sappiamo quanti giorni fossero dedicati a Giove: alcuni dicono uno solo ma, con il passar degli anni, i vari sport furono distribuiti in più giornate.
Dopo la 77^ Olimpiade il pentathlon e la corsa a cavallo furono fissati per il giorno precedente a quello del sacrificio alla divinità.
La vera successione avrebbe dovuto consistere in sacrificio, Giochi, festa - come risulta da due Odi di Pindaro – mentre l’ordine delle gare è stabilito da un papiro di Oxirinco:
1) corsa dello stadio,
2) diaulos,
3) dolicos,
4) pentathlon,
5) lotta,
6) pugilato,
7) pancrazio,
8 ) corsa per ragazzi,
9) lotta per ragazzi,
10) pugilato per ragazzi,
11) corsa in armatura,
12) corsa dei cocchi,
13) corsa a cavallo.
Non è dato sapere con precisione quando e dove fossero incoronati i vincitori.
"


( tratto da “Sport e Giochi nell’antica Grecia” di E. Norman Gardiner, vol. I )




Pure per ciò che riguarda la successione delle gare si ebbero sicuramente modifiche oltre che integrazioni da Olimpiade a Olimpiade, come del resto ci fa intendere il brano appena letto, dando all’elenco degli sport in programma un valore prettamente teorico, come in parte pure ci confermano i brani che seguono.



incontro di pugilato




I sette giorni complessivi dei Giochi


Sette giorni duravano le feste che venivano celebrate nel mese sacro, dopo il solstizio d’estate, tra il cadere di giugno e la prima quindicina di luglio e finivano con il plenilunio.
Il primo e l’ultimo giorno erano consacrati a feste religiose, aprendo e chiudendo la gara con processioni e solenni sacrifici a Giove. Di mezzo, i 5 giorni dedicati alle gare.
…………………
Primo giorno: si svolgono cerimonie ufficiali, fumano gli altari di Giove, intorno tutta la folla silenziosa e orante. S’invoca la protezione del Dio sulle gare: A Jove principium!
Ecco i giudici, ellanodici, dai dieci a dodici scelti tra i cittadini dell’Elide, vestiti di porpora e coronati d’alloro, entrare nello Stadio precedendo gli agonisti e salire sopra seggi elevati di fronte a tutti.
L’araldo con uno squillo di tromba da il segnale dell’inizio: un altro araldo fa compiere a ciascun concorrente il giro dello Stadio, proclamandone il nome e la patria.
Indi, estratta da ciascuno la sorte da un’urna d’argento sacra a Zeus, i gareggianti sono posti di fronte; comincia la gara e l’accompagnano suonatori di tibie.
Si inizia la corsa semplice. I corridori, in squadre di quattro, superano rapidamente la lunghezza di 200 metri che li separa dalla meta, così sino a quando giunge l’emozionante prova finale dei vincitori delle gare parziali.
Segue la corsa doppia che si protrae sino a tardi e la sera si celebrano i vincitori.
Secondo e terzo giorno: si disputano gli esercizi di pentathlon, il salto, il getto del disco, il lancio del giavellotto, la corsa (di resistenza), la lotta.
Quarto giorno: riservato ai giovinetti che si addestravano nella corsa, nella lotta, nel pugilato e la folla ammirava così le giovani generazioni che si preparavano ai futuri destini. La giornata era chiusa dagli adulti nella lotta armata.
Quinto giorno: il programma splendido e sfarzoso prevedeva la corsa con i cavalli, con le bighe e le quadrighe nell’Ippodromo accanto allo Stadio.
Terminata la gara, il vincitore veniva proclamato e condotto davanti ai giudici; riceveva una ghirlanda di olivo sacro ed un ramo di palma nella mano destra, mentre un araldo con squilli di tromba lo segnalava al pubblico ed il suo nome veniva proclamato insieme a quello del padre, della sua città e talora della sua stirpe. Nessun altro onore si sarebbe potuto paragonare a quello conquistato dal campione olimpico: il suo nome era inciso nell’Altis sacra e qui gli veniva eretta una statua.
Nell’ultimo giorno, il settimo, le feste si chiudevano con una solenne processione. Vi partecipavano, tra i primi, i vincitori delle gare, i magistrati, i rappresentanti delle città greche, schiere di sacerdoti; si procedeva sino all’altare di Giove, dove si celebrava il sacrificio solenne con offerta di vittime in gran numero al Dio. Indi, nel tempio, il capo degli ellanodici incoronava i vincitori.
La sera vi era nel Pritanéo il grande banchetto offerto dai magistrati ai vincitori, ai loro amici ed alle rappresentanze. Lì erano cantati gli epinici, gli inni della vittoria, da celebri cantori: tra tutti Pindaro, che immortalò il nome del siracusano Jerone, vincitore in parecchie Olimpiadi.
………………………..
"

(tratto da “Storia degli sport” di Andrea Franzoni, 1933).




Ad Olimpia la corsa dei carri era la gara d’apertura, dopo il primo giorno dedicato ai preparativi ed al culto. La corsa olimpica dei cavalli si svolgeva nell’Ippodromo, subito dopo quella dei carri, sullo stesso percorso.
Il pomeriggio del secondo giorno era destinato al pentathlon (comprendente dunque cinque specialità - n.d.r.), che si svolgeva nello stadio con la probabile eccezione della parte concernente la lotta.
Il terzo giorno della festa coincideva con il plenilunio. La mattina era occupata da vari riti dei magistrati, fino a raggiungere l’altare di Zeus. In testa marciavano i giudici, seguivano ricchi doni al Dio patrono, gli atleti, i loro familiari ed allenatori.
Arrivati all’altare assistevano all’atto finale: cento buoi erano uccisi su di una grande piattaforma e le loro cosce bruciate sul tumulo di ceneri accumulatesi sopra e mai rimosse, poiché sacre al Dio. Pausania riferisce che ai suoi tempi il tumulo era alto mt. 6,5. Il resto della carne era trasportato alla casa dei magistrati, per essere consumato nel banchetto conclusivo.
Il pomeriggio era riservato alle tre gare dei giovani: la corsa dei 200 metri, la lotta e il pugilato. Ad olimpia si definiva giovane chiunque avesse compiuto 12 anni e non avesse ancora raggiunto i 18.
La mattina dell’ultimo giorno di gara era interamente occupata dalle tre corse di 200 metri, 400 metri e gara di fondo (4.880 mt.).
Infine, l’ultimo pomeriggio arrivavano la lotta, il pugilato e il pancrazio. I tre sport erano brutali e violenti. Non c’erano limiti di tempo ne categorie di peso e neppure Zeus Olimpo assistè senza tremare – scrive un epigrammista – quando Nicofonte vinse l’incontro di pugilato (l’8 a.C.).
………………………




una scena di pancrazio




Dopo la lotta e il pugilato, il programma continuava con il pancrazio: un misto di lotta, arti marziali e pugilato, ove i contendenti si scambiavano pugni, schiaffi e calci; lottavano gran parte del tempo per terra, si mordevano e tiravano persino gli occhi, sia pur contro regolamento, finchè uno si arrendeva battendo la mano sulla schiena o sulla spalla del vincitore.
Prima della chiusura dei Giochi restava una sola gara: la corsa dei 400 metri con l’armatura. Uno scrittore di tarda epoca sosteneva che essa si tenesse per ultima allo scopo di segnare la fine della tregua olimpica ma pare sia una spiegazione con scarso fondamento storico.
Tale gara rimase nel programma olimpico dall’anno in cui fu introdotta sino alla fine
”.


( tratto da “I Giochi Olimpici” di Finley - Pleket, 1980 ).