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Presenze e spettatori alle Olimpiadi dell'antichità

Abbiamo visto nei post precedenti come gli antichi Giochi Olimpici si propagarono per fama e prestigio, divenendo in breve volgere di tempo quello che oggi potremmo considerare un “cult”, un evento, qualcosa da non perdere e da cui assolutamente non prescindere.
La sacralità che permeava le loro origini ed il loro significato, l’alone leggendario che le circondava, l’importanza che a quel tempo veniva rivolta al culto del fisico diedero alle Olimpiadi un’importanza quasi senza pari tra tutte le manifestazioni in tempo di pace.
Essere atleta ed esprimere le proprie potenzialità fisiche, temperamentali e di coraggio era un viatico sicuro verso la fama ed il successo, una garanzia per la nazione o il paese che veniva rappresentato e che poteva esser sicuro che quell’uomo si sarebbe distinto e avrebbe difeso strenuamente la patria qualora si fosse reso necessario; era inoltre un’autentica espressione di spiritualità e di ringraziamento nei confronti della divinità.
Non soltanto gli atleti più celebri volevano cimentarsi nelle prove olimpiche ma pure i giovani per cercare di mettersi in mostra, gli uomini già illustri per dimostrare il loro valore a tutto campo ed accrescere la propria notorietà, infine scrittori, poeti, filosofi volevano assistervi, esser presenti, farsi vedere e, entro certi limiti, partecipare sia pur indirettamente, con un’ode, un’opera d’arte figurativa, un canto un discorso.
Come si evince dai brani che seguono, tutti bramavano recarsi ad Olimpia in occasione dei Giochi, farsi notare e dare supporto, lasciare una traccia che testimoniasse nel tempo il loro passaggio oppure soltanto assistere, incitare, ammirare ed immergersi nella magica atmosfera dell’agone sportivo.
“ Tutti in Olimpia vengono almeno una volta nella loro vita: i più piccoli come i più grandi, i più sciocchi come i più savi. Artisti, letterati, filosofi vi vengono a far mostra del proprio genio e della propria dottrina; monarchi, principi e ricchi della loro potenza e del loro fasto; atleti e ginnasti della loro forza ed eletti garzoni per i quali è indetto un concorso di bellezza.
Socrate vi è venuto a piedi e a chi gli diceva che il viaggio era lungo rispondeva: se riunisci le passeggiate abituali che in 5 o 6 giorni fai nella tua casa o nella tua città arriverai senza disagio ad Olimpia.
Pitagora e Platone li avresti immaginato ai primi ranghi dello Stadio, dove da giovani avevano meritato corone? Temistocle, fatto segno agli sguardi di tutti, folleggia d’orgoglio. Alcibiade vi prova possibile quello che Ateneo dice di Socrate e, già glorioso, vi da un banchetto che resterà memorabile in tutta la Grecia e che solamente Nerone potrà per sontuosità superare. Erodoto vi ha acquistato rinomanza leggendo le sue Storie che qui ebbero il nome dalle Muse. Gorgia, Isocrate, Lisia e Demostene vi hanno declamato le loro orazioni.
Dei poeti vi basti ricordare Simonide e Pindaro, che qui cantò e forse anche improvvisò le sue Odi. ”
(tratto da “I Giochi Olimpici” di Ulisse Di Nunzio, 1906).
busto di Temistocle, generale vincitore nella battaglia di Salamina

Nel corpo del brano sotto riportato ci viene persino data notizia di una protesta sociale individuale, conclusasi tragicamente, che utilizzò il palcoscenico di Olimpia come oggi spesso avviene per altre importanti manifestazioni internazionali.
“ Gli elogi degli olimpionici, che furono l’orgoglio della città e che per la loro gloria si avvicinavano agli onori degli eroi, hanno portato alla creazione di un particolare genere di lirica corale, i cosiddetti epinicia, cantati spesso in Olimpia dopo la vittoria dell’olimpionico.
I poeti autori degli epinici, come Simonide (556-468 a.C.), Pindaro (518-428 a.C.), Bacchilide ( V-IV sec. A.C.) hanno raggiunto le vette dell’arte in questo genere letterario.
I Giochi Olimpici rappresentavano un luogo di appuntamento per tutta l’Ellade. Tutti i più illustri rappresentanti della letteratura, dell’arte e del pensiero greco venivano ad Olimpia per fare ammirare i lampi del proprio genio.
Le cronache di Olimpia registrano la presenza di illustri filosofi, sofisti ed artisti.
Si sa che ad Olimpia si recò Talete, uno dei primi filosofi greci, che proprio ad Olimpia morì per un’insolazione, poiché il rituale vietava di coprirsi il capo ed alcune gare, come il pugilato, si svolgevano proprio a mezzogiorno.
Ad Olimpia fu anche un altro filosofo dell’età arcaica, Chilone, ed anch’egli trovò la morte in questo luogo, colpito da un collasso per l’emozione, dopo la vittoria conseguita dal proprio figlio.
E’ nota in olimpia la presenza di Platone ed Aristotele.
A Luciano, scrittore del II sec. (123-190) che cinque volte si recò ad Olimpia, dobbiamo una serie di descrizioni di olimpia stessa al tempo della sua rinascita; in uno dei suoi scritti, Luciano descrive la morte del girovago Peregrino (da cui peregrinare – n.d.r.durante i Giochi Olimpici di quel periodo: si trattava di un raduno generale dei greci appartenenti ai più diversi strati sociali e Peregrino, che si suicidò bruciandosi sul rogo, scelse per questo suo atto di protesta proprio Olimpia, per trovarsi di fronte agli occhi di tutta l’Ellade.
Ad Olimpia furono presenti anche gli storici: Erodoto lesse (489-425 a.C.), come ci narra sempre Luciano, le parti delle sue Storie che descrivevano le lotte dei Greci contro i Persiani.
Oltre alla poesia degli epinici, un’altra branca dell’arte che celebrava la gloria degli olimpionici fu la scultura. Ogni olimpionico aveva il diritto di porre la sua statua con iscrizione e, dopo tre vittorie, poteva anche far ritrarre il proprio volto in questa statua.
Tutti i più illustri scultori greci offrirono il proprio talento e la propria arte per celebrare i vincitori delle Olimpiadi.
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Euripide e Platone non si tennero lontani dall’attività agonistica, ponendosi in luce con i successi ottenuti anche in questo campo. I biografi di Platone riferiscono che il filosofo prese parte alle gare di lotta e di pugilato dei Giochi Istmici e Pitici. Anche Euripide, uno dei più grandi tragici greci, avrebbe riportato vittorie nel pugilato nei Giochi di Atene e nella lotta ad Eleusi. “
(tratto da “Agoni ginnici” di Bonislaw Bilinski” , 1979).
Talete di Mileto

Con il trascorrere del tempo sorsero problemi simili a quelli dei giorni nostri: quelli più gravi, a livello politico, comportarono la progressiva perdita di taluni dei primitivi valori; altri invece quasi scontati a livello pratico, tra cui la penuria di alloggi per chi si recava tardivamente sul posto.
“ …. Durante i Giochi Olimpia non è solo il convegno degli atleti più forti ma anche di coloro che più in alto si elevano nei cieli dello spirito. Dei sette savi della Grecia, due morirono presso le rive dell’Alfeo in occasione dei riti quadriennali: Talete, vinto dal caldo e dagli anni; Chilone, schiantato dall’emozione – lui, il savio che aveva lasciato all’umanità il monito ^conosci te stesso^ -nell’attimo in cui abbracciava il figlio, vincitore nel pugilato.
Quale altro nome può citarsi, tra gli spettatori di Olimpia, che meglio esprima il valore anche spirituale dei Giochi, se non quello di Socrate, recatosi egli pure, tra la commossa riverenza di tutto un popolo che da lui attendeva parole di verità e di vita, sulle rive dell’Alfeo, durante la celebrazione quadriennale?
Aulo Gellio riferisce esser stato Platone, uno dei più grandi pensatori dell’umanità, sempre orgoglioso della sua prima vittoria nella lotta ai Giochi Istmici.
Luciano ci fa sapere che in occasione della 236^ Olimpiade (165 a.C.) non era possibile trovare un posto per alloggiare in Olimpia. Tuttavia gli spettatori non erano più gli stessi di una volta o almeno non li avvolge più lo stesso mistico alone di altri tempi, quando Roma non aveva ancora imposto il culto dei suoi imperatori divinizzati e tutto, attorno allo Stadio e all’Ippodromo olimpico, evocava presenti al rito numi ed eroi. “
( tratto da “Olimpiadi” di Lando Ferretti, 1959).
Chilone di Sparta

Le fonti che abbiamo ci forniscono informazioni relative pure alla presenza di spettatori facenti parte della gente comune, con le loro caratteristiche e le situazioni che ne scaturivano.
In taluni passaggi sembra realmente di assistere al reportage di un concerto, un Grand Prix o una finale sportiva dei tempi attuali con uno spaccato della società umana così diversa eppure tanto simile nel trascorrere dei secoli..
“ Gli spettatori assistevano ai Giochi dai terrapieni, seduti o in piedi sul terreno. In massima parte i visitatori dormivano all’aperto o in tende e facevano assegnamento sui venditori ambulanti di cibi e bevande.
Non doveva essere facile controllare decine di migliaia di greci eccitati, ammassati in un’area relativamente ristretta. C’era un corpo ufficiali con uomini dotati di frusta che teneva l’ordine sia tra gli spettatori che tra gli atleti.
E’ possibile, secondo un calcolo moderno, che nello stadio potessero ammassarsi quarantamila persone. E’ inoltre da presumere che gli spettatori venissero in maggioranza dall’Elide e dalle regioni vicine, considerate le spese e le difficoltà che comportavano i viaggi nell’antichità.
Ai Giochi antichi la folla era partigiana, volubile ed eccitabile; in genere, accordava il suo favore al più debole. Lo spirito patriottico non prevaleva spontaneamente ma poteva essere fomentato. Non c’era neanche discriminazione sociale quando si presentavano competitori appartenenti a classi sociali inferiori.
Nonostante tutto lo snobismo di Pindaro o il rifiuto di Alcibiade - che dopo il 416 a.C. non volle più partecipare, sostenendo che i Giochi fossero stati inquinati dalla marmaglia – la politica sociale e l’opinione pubblica non erano affatto influenzate.
Ogni concorrente aveva gli stessi diritti formali e se vinceva poteva esigere lo stesso premio: ciò che contava era soltanto la sua abilità e la sua forza. “
( tratto da “ I Giochi Olimpici “ di Finley/ Pleket, 1980).
lo stratega e politico ateniese Alcibiade
...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...
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