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Discussione: dal mito alla storia: gli antichi racconti di Olimpia

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    Cosa rappresentavano i Giochi dell’Antichità



    Abbiamo avuto modo di vedere nei post precedenti quali fossero le origini mitologiche dei Giochi e da quali fonti possiamo ricavarle e tuttavia è operazione senz’altro più complessa comprendere, calandoci per quanto possibile nella mentalità del’epoca, perché essi siano nati, quale significato recondito celassero e soprattutto cosa rappresentasse una competizione del genere nello spirito sportivo, nella cultura e nella società della Grecia antica.


    “ Già nei racconti di Omero e nella civiltà cretese, 3500 anni fa, si trova che una passione dei Greci era organizzare giochi e gare sportive ma è con i giochi Olimpici che lo sport antico, nella tradizione occidentale, trova la sua forma più compiuta.
    L’importanza e il valore che i Greci attribuivano a questa manifestazione dimostrano il rilievo che lo sport e l’educazione del corpo ebbero in tutta l’età classica, non a caso il grande poeta lirico Pindaro, nel V secolo a.C., scrisse centinaia di odi per i vincitori olimpici.
    Le Olimpiadi erano cerimonie religiose, i giuramenti di lealtà venivano fatti a Zeus e il terreno su cui si svolgevano era un recinto sacro. Da questi Giochi erano rigidamente escluse le donne, che non potevano neppure assistervi come spettatrici e, naturalmente, erano esclusi gli schiavi......”

    (continua sotto)



    [particolare dal sito archeologico di Olimpia]


    - Noi, legati all’immagine delle Olimpiadi moderne, fornitaci da De Coubertin, siamo influenzati da stereotipi che non rispondevano affatto ai principi su cui si svolgevano i giochi antichi e proseguendo ora nella lettura del brano riportato andiamo incontro a sicure sorprese.



    “...l’importante nelle Olimpiadi non era partecipare, ottenere un buon piazzamento ma vincere; la gloria spettava solo al primo, per tutti gli altri era la sconfitta, la vergogna.
    La partecipazione fu riservata per un certo tempo alla sola aristocrazia, poi si estese gradualmente a tutti gli uomini liberi delle diverse classi sociali.
    Anche la provenienza geografica mutò col passare del tempo: da concorrenti della sola Elide (la regione di Olimpia) si passò ai concorrenti provenienti da tutta la Grecia, dalle sue colonie, molti dall’Asia Minore e - nell’ultimo periodo – da tutto l’Impero Romano.
    Il dilettantismo durò poco. Le città, che ambivano alla vittoria di uno dei loro ed alcuni mecenati privati iniziarono a sostenere finanziariamente gli atleti per la preparazione alle gare. I premi in denaro si erano fatti via via più sostanziosi e il circuito comprendeva centinaia di gare.
    La realtà delle Olimpiadi antiche era senz’altro affascinante ma ben diversa da quella che ci è stata trasmessa dal quel mito di Olimpia costruito in Europa alla fine dell’800.
    Per mille anni i Giochi Olimpici, con il loro legame alla tradizione ed al mito, con i loro regolamenti rigidi e conservatori, furono un avvenimento universale per il mondo allora conosciuto.
    Va anche sottolineata l’esistenza, per lo più trascurata, delle Olimpiadi femminili, che si svolgevano subito dopo i Giochi maschili ed erano dedicate alla dea Era (la romana Giunone). Di questi Giochi minori la storia non lascia purtroppo molte tracce, poiché i poeti e gli artisti non ne esaltarono le protagoniste”
    .

    (integralmente tratto da “ Lo sport” di Luciano Minerva – 1982).




    Abbiamo dunque letto in proposito al divieto di partecipazione delle donne, cui erano riservati dei Giochi a parte dei quali, peraltro, è stata tramandata solo la denominazione.
    Proviamo però a vedere più in particolare una summa del Regolamento dei Giochi, attraverso l’elenco che segue:


    “ Ecco alcuni dei principali articoli del Regolamento
    1- Sono esclusi dai Giochi gli schiavi e i barbari, cioè gli uomini che non possono dimostrare la loro qualità di Elleni e di uomini liberi,
    2- Sono esclusi inoltre da tutte le gare gli uomini che abbiano riportato delle condanne penali, i sacrileghi ed in particolare i cittadini di quegli Stati che non pagano le multe poste loro dai giudici,
    3- Tutti i concorrenti devono farsi iscrivere prima del limite fissato dalla legge, compiere nel Ginnasio di Elide la preparazione necessaria, subire e preparare il prescritto esame, prestare il giuramento legale,
    4- E’ dichiarato fuori concorso chiunque giunga in ritardo,
    5- E’ fatto obbligo alle donne maritate di non mostrarsi nell’Altis o nei dintorni in occasione delle grandi feste: tutte le donne che saranno sorprese nel detto limite o che abbiano oltrepassato l’Alfeo saranno prese e precipitate dal monte Tipeo, :twisted:
    6- E’ severamente vietato mostrarsi sleali con i propri avversari,
    7- Sarà colpito da verghe chiunque cerchi di corrompere i giudici,
    8- Tutti i concorrenti insoddisfatti delle decisioni del giudice possono appellarsi al Senato di Olimpia e far condannare il giudice colpevole, a proprio rischio e pericolo. “


    ( tratto da “ Mito e storia delle Olimpiadi “ di Antonio Garofalo – 1923).




    Insomma, come possiamo notare, vi sono molti punti in comune con i cardini degli attuali regolamenti, nonostante i millenni di differenza: per motivi pratici era già invalsa l’abitudine delle pre iscrizioni, era contemplata la possibilità di presentare ricorso, erano delineate delle forme di selezione, venivano puniti ritardatari e concussori ed era persino previsto in embrione una specie di responsabilità individuale e civile del giudice!
    Magari, vi era forse un po’ di severità eccessiva per le donne coniugate che bramassero osservare altri uomini nudi.






    Se questi erano comunque una cospicua parte di prescrizioni e divieti, è altrettanto interessante esaminare quali fossero i requisiti per la partecipazione, richiesti al fine di evitare un eccesso di istanze in tal senso e mantenere nel contempo elevato il livello tecnico della competizione.



    “ Chi voleva partecipare ai Giochi doveva annunciarsi alcun tempo prima presso l’autorità Elea e prestare un giuramento nel Bulenterio dell’Altis, dinanzi all’altare di Giove Orcio.
    Il giuramento conteneva, tra le altre cose, l’assicurazione di essersi convenientemente esercitato almeno 10 mesi negli agoni ai quali voleva prender parte e la promessa di non commettere nei Giochi alcuna slealtà.
    Per la preparazione di 10 mesi, l’Elide stessa aveva i suoi ginnasi ma non era prescritto di prepararsi proprio in quelli. Aveansi nell’Elide esercizi preparatori di trenta giorni, ai quali erano tenuti tutti quelli i quali per la prima volta esponevansi al cimento ”.


    ( tratto da “Antichità greche” di G.F. Schoemann, trad. da R. Pircher – 1877 ).


    “ Gli ellenodici o ellanodici erano magistrati pubblici incaricati di organizzare e dirigere i Giochi Olimpici. Dapprima ce ne fu uno solo, poi due, infine il numero fu fissato a dieci. Portavano abiti orlati di porpora, venivano nominati dieci mesi prima dell’inizio dei Giochi e grandissimi erano i loro poteri. Selezionavano e allenavano gli atleti e premiavano i vincitori. “

    ( tratto da “ La ginnastica di Filostrato” , trad. da V. Nocelli – 1955).


    “ Prima di disputare le gare, un araldo chiama uno ad uno i concorrenti nello Stadio. Un applauso saluta ogni nome. Poi solennemente si rivolge al popolo: ^Qualcuno di voi può rimproverare ad uno di questi atleti di non essere di nascita pura (greca) e di condizione libera o di essere stato in carcere o di essere di indegno costume?^. Un grande silenzio cala sullo Stadio, ancora una volta gli ellanodici avevano condotto le loro inchieste con cura: essi non ammettevano un atleta che non fosse un vero greco, così le prove possono avere inizio.”

    ( tratto da “ Le Jeux Olimpiques” di Monique Berlioux).




    Riguardo invece all’aspetto non certo secondario del professionismo sportivo, bandito nella codificazione delle Olimpiadi moderne, vediamo cosa possiamo appurare dal brano seguente.


    “ L’agonistica, nel corso del V secolo a.C., subì cambiamenti e la vittoria nelle gare panelleniche portava al vincitore non solo grande fama ma pure un certo vantaggio materiale. Oltre al premio in denaro, che era stato fissato in Atene dai tempi di Solone, egli aveva la vita assicurata a spese della città e qualche volta anche quella della famiglia dopo la propria morte.
    Appaiono sulla scena i primi allenatori professionali e questo fa si che si introduca nell’attività agonistica quel primo substrato che contribuì alla nascita del professionismo, le cui radici cominciarono a fissarsi dopo la metà del V secolo d.C., quando la democrazia ateniese apriva la strada ai nuovi e più uniti ceti sociali verso l’educazione fisica.
    Nel professionismo si è visto la degenerazione della vecchia natura agonistica, lo spegnersi del fuoco dell’antico ideale e del [sorgere dello] scopo dell’atleta che non si limitava più alla fama o alla difesa della patria ma all’ambizione personale.
    Nascono quei tipi di atleti detti periodonici (coloro che avevano ottenuto la vittoria nei 4 Giochi Panellenici: Olimpici, Nemei, Istmici e Pitici).
    Le gare con il tempo si trasformarono in spettacoli, dove erano più numerosi i cittadini che assistevano rispetto ai partecipanti. “


    ( tratto da “ L’agonistica sportiva nella Grecia antica” di Bronislaw Bilinski – 1959)




    [dal sito archeologico di Olimpia]



    Nel corso dei secoli sarebbe quindi sostanzialmente mutata la natura ed il significato dei Giochi, che sarebbero progressivamente evoluti da una manifestazione di atletismo del singolo e dalla forte caratterizzazione di rappresentatività della propria città - che spingevano all’origine ogni maschio giovane ed in salute ad aspirare a mostrare la propria bravura ed il proprio valore - ad uno spettacolo ludico neppure esclusivamente sportivo (come possiamo leggere appresso).
    Il mutare dei tempi e dei costumi, un benessere acquisito ed una popolarità consolidata avrebbero trasformato un agone di puro spirito competitivo, quale quello che possiamo tutt’oggi trovare nelle discipline sportive dilettantistiche minori o di nicchia, in un evento circense o mediatico (per l’epoca ovviamente) di grande richiamo.


    “ Dopo l’80^ Olimpiade alle gare ginniche si aggiunsero i concorsi letterari ed artistici, cioè gare poetiche, musicali e letterarie. Si ebbero così discorsi ben studiati che celebravano fatti storici, detti anche panegirici e convennero ad Olimpia letterati famosi a leggere passi delle loro opere.
    Ricordiamo tra gli storici Erodoto e fra gli oratori Lisia. “


    ( tratto da “ Storia dell’Educazione fisica” di Pietro Romano).




    Del resto non c’è poi molto da stupirsi di queste significative trasformazioni, se consideriamo l’enorme lasso di tempo di oltre mille anni che separa l’inizio delle Olimpiadi antiche dalla loro fine.
    Pure il carattere “panellenico”, ovvero il corrispettivo del concetto odierno di universalità dei Giochi che - allora - poteva estendersi a tutto il mondo civile (ellenico ed ellenizzato conosciuto), fu una conquista graduale, non riscontrabile subito agli albori dei Giochi.


    “ Le prime Olimpiadi furono una faccenda paesana e locale: il carattere panellenico crebbe poco a poco.
    Una memoria di Luigi Moretti registra nomi di 944 vincitori tra il 776 a.C. ed il 287 d.C., per complessive 369 Olimpiadi, mentre ne aggiunge altri di data molto incerta: in tutto 1029. Dei primi 53 nomi, relativi alle prime 33 Olimpiadi, 39 sono atleti peloponnesiaci, ossia della penisola in cui si trova Olimpia. Il primo olimpionico non peloponnesiaco è Orrhippos di Megara, vincitore dello stadio alla 15^ Olimpiade nel 720 a.C. In quella stessa Olimpiade lo spartano Akanthos (Sparta è nel Peloponneso) vinse il dolichos, la corsa di fondo disputata per la prima volta, inaugurando la serie delle vittorie spartane…..
    Ma per dare il senso del crescente panellenismo dei Giochi, valgano queste tre notizie: alla 23^ Olimpiade (388 a.C.) si disputa per la prima volta il torneo di pugilato e vince Onomastos, che è un greco di Smirne (Asia Minore); alla 25^ Olimpiade (680 a.C.) corrono per la prima volta le quadrughe e vince Oagondas di Tebe, nella Beozia; nella 33^ Olimpiade, essendo stata introdotta la nuova specialità del pancrazio (tipo di lotta, n.d.r.), vince Lygdamis che viene da Siracusa, colonia in Sicilia”


    ( tratto da “ Così splendeva Olimpia “ – AA.VV. , a cura di Antonio Gnoli, 1985).
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  2. #2
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    L’ORGANIZZAZIONE ed il CERIMONIALE dei GIOCHI










    Il brano che segue è tratto da “I Giochi Olimpici nell’antichità”, Rapporto Ufficiale stilato in occasione delle prime Olimpiadi moderne, svoltesi ad Atene nel 1896, da Lambros e Politis dell’Università di Atene.



    “ Ogni cinque anni Olimpia riprendeva una nuova vita in occasione delle Heraia, feste in onore di Era, alla quale si faceva dono di un nuovo peplo ( velo tessuto dalle sacerdotesse Eleene della dea).
    Durante la festa di Era aveva luogo nello Stadio una gara di corsa riservata a giovani fanciulle che percorrevano un sesto della lunghezza dello “stadio”, cioè poco più di 30mt.
    I Giochi Olimpici non coincidevano con le Heraia e si svolgevano ogni 4 anni completamente compiuti; ecco perché gli antichi li chiamavano quinquennali.
    Parecchi mesi prima cominciavano i preparativi. Gli araldi si recavano nelle diverse città greche, nelle metropoli e nelle colonie, per annunciare l’epoca dei Giochi e per proclamare la tregua sacra. In tal modo una grande folla si preparava per arrivare in tempo ad Olimpia per assistere ai Giochi e per ammirare con l’occasione i monumenti dell’Altis.
    Un mese prima dell’inizio dei Giochi arrivavano ad Olimpia gli atleti e i cavalli. Questo periodo di tempo era necessario per provare innanzitutto le qualità atletiche in presenza degli Ellanodici, nel ginnasio di Elis....."




    La ricchezza non era una qualità richiesta per partecipare ai Giochi ma si comprende facilmente che le forti spese che si dovevano sostenere per gli allenamenti, le spese di viaggio e soggiorno ad Olimpia, aggiunte al banchetto che il vincitore doveva offrire in seguito ai suoi cittadini, abbiano richiesto una certa agiatezza.
    La ricchezza era soprattutto obbligata per quelli che dovevano sostenere spese considerevoli per i concorsi ippici.



    ".........Qualche giorno prima dei Giochi, gli Ellanodici e gli atleti si recavano da Elis ad olimpia. Il corteo splendido arrivava per la Via Sacra nei pressi di Pyrgos. Gli elleno dici eletti erano seguiti dai funzionari preposti a mantenere l’ordine durante la celebrazione dei Giochi olimpici; in testa a questi ultimi erano gli Aliti, il cui capo si chiamava Alitarco. Venivano subito dopo gli atleti dei Giochi ginnici, i conduttori di carri e i domatori di questi corsieri che dovevano attraversare l’arena dell’Ippodromo olimpico. I maestri degli atleti, i genitori, i loro concittadini, gli spettatori di ogni altra contrada ellenica si portavano in questo giorno nel recinto sacro,per assistere allo splendido spettacolo dell’arrivo di questo corteo, che per essi era un preludio delle emozioni dei Giochi Olimpici.
    La folla si portava ad Olimpia percorrendo le sei diverse strade che sboccavano a Pisa; queste strade erano ingombrate da carri e da bestie da soma che trasportavano gli spettatori ed i mercanti; infine l’Alfeo si riempiva di imbarcazioni e di zattere che trasportavano nella vallata sacra coloro che erano arrivati per mare all’imboccatura del fiume.
    Il resto della folla era accampata sotto le tende o all’aperto, dentro o fuori dal recinto di Altis. Questa agitazione, queste tende di forme e colori diversi contribuivano a dare ad Olimpia il carattere di una fiera commerciale, mentre gli oggetti d’arte da vendere davano l’aspetto di una Galleria di Belle arti.
    Così arrivava il giorno tanto desiderato dell’inizio dei Giochi. In tempi antichi venivano celebrati in un sol giorno, cosa che divenne in seguito irrealizzabile, al punto che nel 472 a.C. il pancrazio durò fino ad un ora avanzata della notte a causa della durata dei concorsi ippici e di quelli di pentathlon; fu quindi deciso che la durata doveva essere di cinque giorni. ”





    Abbiamo diverse fonti che ci parlano della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici, della processione iniziale e del giuramento.
    Scegliamone alcune e, leggendole, mentre ci rendiamo conto che molte procedure fanno indubbiamente parte di altre epoche, culture e mentalità, tuttavia in alcuni passi che descrivono uno spaccato sociale ci sembrerà quasi di assistere a situazioni attuali.




    “ Il grande tempio di Giove Olimpico e tutti gli altri Santuari e templi della cinta sacra, ornati di festoni e di ghirlande, arrossate secondo i riti dal sangue delle vittime, annunciano che siamo all’undicesimo giorno del mese hécatombaion (luglio).
    Si intravede lontana una processione alla testa della quale camminano i magistrati della città, i tre Théocoles, gli Spondophores, i Divini e tutta la gerarchia sacerdotale; quindi gli Ellanodici, tutti vestiti di magnifici abiti e di tutte le insegne della loro dignità. Vengono poi i Prosseni, gli ambasciatori delegati delle città.
    Tutto questo corteo si dirige verso il grande altare di Giove Olimpico, situato davanti alla cinta sacra di Pelope, tra il tempio di Giove e quello di Metroon.
    Una folla immensa, con tanti fiori, segue in raccoglimento questa imponente cerimonia. Il grande sacerdote sale al sommo dell’altare, per offrire con solennità dei propri sacrifici.
    A questa cerimonia segue una solenne processione nell’Altis, attraverso i viali di platani ove sono disposti in una piacevole confusione degli altari, delle statue in marmo e in bronzo e dei monumenti di superba architettura. Canti e sirene accompagnati da diversi strumenti risuonano nel silenzio della notte e l’inebriante odore dell’incenso e dei profumi riempie l’animo di una dolce malinconia mista a soddisfazione
    Mentre la processione avanza lentamente sotto il chiaro di luna, si va verso lo stadio per sceglierci in tempo un posto avanti, al fine di poter godere di più lo spettacolo dei Giochi che cominceranno prima del levar del sole.
    Una folla si è già sistemata nei migliori posti dello Stadio, si agita, parla, gesticola e diffonde attorno gioia e cordialità. Tutti i dialetti, tutti gli idiomi, tutte le età, tutte le città, tutte le rivalità si confondono, si mescolano e fraternizzano. Tutti sono venuti da ogni angolo del globo (allora conosciuto – n.d.r.) per adorare su questa terra sacra il grande Zeus, il Dio nazionale per eccellenza.
    I barbari e gli schiavi potevano assistere ai Giochi e alle cerimonie religiose.“

    …………………..

    “Al levar del sole si vede lontano il corteo degli atleti allinearsi dietro i vestiti rossi degli ellanodici, che escono dal grande Ginnasio per recarsi al Senato per prestarvi il giuramento regolamentare. Là, al piede di una statua di Zeus Horkios e sulle membra fumanti di un cinghiale gli atleti prendono il Dio a testimone che si sono allenati per dieci mesi e promettono nello stesso tempo di non far uso di inganni. I genitori e i loro amici fanno lo stesso giuramento.
    Terminata questa cerimonia, tutti si raccolgono in un’attesa solenne: gli uni, convinti di andare allo Stadio, indirizzano passando una preghiera a Zeus, poi si incamminano nelle logge dello Stadio che sono state loro destinate e si spogliano, calzano degli stivaletti, si fanno ungere e massaggiare per dare forza ai muscoli.
    Il presidente dei giochi e gli Ellanodici prendono i loro posti e un araldo annuncia che gli stadi dromi vanno a gareggiare. “


    (tratto da “Le panorama illustré des Jeux Olimpiques” di G. Spyridis – 1969, pagg. 22 e 25).




    Nei testi sottostanti, tratti da “Le Jeux Olimpiques” di Monique Berlioz, del 1956 e corrispondenti alle pagg. 13 e 20, abbiamo una descrizione sia della cerimonia di apertura sia di quella di chiusura.




    “ La processione olimpica inizia: con vestiti scarlatti gli Ellanodici aprono il corteo. Sono i dieci magistrati scelti nell’Elis, la città che regna in assoluto sui Giochi Olimpici. Il compito degli Ellanodici è pesante.
    Dopo aver selezionato gli atleti, essi devono regolare lo svolgimento delle feste e dei concorsi, vigilare per l’ordine nello Stadio e tra il pubblico. Sono infine gli arbitri sovrani dei Giochi.
    Sfilano quindi gli atleti, i carri, i professori, gli allenatori, i delegati delle città e dei diversi Stati greci.
    Gli atleti si avvicinano alla statua di Zeus, si prostrano ai piedi del Dio degli Dei, poi si dirigono verso il Bouleuterion, dove uno dietro l’altro giurano davanti agli ellanodici di combattere con lealtà.
    La cerimonia è finita. Prima di sera gli ellanodici sorteggiano le serie delle prove eliminatorie della corsa veloce, classificano le coppie dei lottatori, assegnano ai carri i loro colori.
    L’unica donna che può assistere ai Giochi è la sacerdotessa Demetra, dea della fecondità.”

    …………..

    “ Il quinto giorno dei Giochi è l’apoteosi. Nel tempio di Giove gli ellanodici mettono le corone di olivo sulla fronte dei vincitori e consegnano loro un ramo di palma, come simbolo di vittoria.
    Dopo l’incoronazione dell’ultimo olimpionico, gli ellanodici lasciano liberi i piccioni viaggiatori: è uno sbattimento di ali, di grida ed il cielo è invaso improvvisamente di questi frementi volatili che si spargono per l’intera Grecia
    La città di appartenenza degli olimpionici si accingeranno a preparare in allegria un trionfale ritorno ai loro ormai illustri figli. Così, in questa quinta sera, gli eroi del giorno partecipano con parecchi amici ad una festa. Pittori, poeti e scultori, venuti ad Olimpia per curiosità o per far conoscere le loro opere, si felicitano con i vincitori, improvvisano canzoni e recitano le immortali Odi di Pindaro.
    Pindaro, l’appassionato geniale aedo dei Giochi Olimpici, che esaltò lo sforzo fisico nei suoi più bei canti. Il fervore che il popolo ellenico aveva per lui era tale che, dopo la sua morte, il seggio sul quale tante volte aveva preso posto a Olimpia, fu installato nel tempio, tra le statue degli Dei. ”




    busto di Pindaro
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  3. #3
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    Ma la creatina, la prendevano prima o dopo gli allenamenti?
    - Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole -


  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Need for mito Visualizza Messaggio
    Ma la creatina, la prendevano prima o dopo gli allenamenti?

    la creatina non credo.....ma qualcuno qualche erba o "spezia" particolare l'avrà senza dubbio presa
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Tonymusante Visualizza Messaggio
    la creatina non credo.....ma qualcuno qualche erba o "spezia" particolare l'avrà senza dubbio presa
    Certo! Già nell'antica grecia esistevano "integratori" e "doping" e anche ...i test anti-doping! L'uso di aglio (chiamato 'rosa fetida') era considerato doping all'epoca e - prima delle gare - agli atleti veniva sentito l'alito!! Se puzzavano d'aglio venivano squalificati.

    L'aglio veniva fatto pure mangiare agli schiavi impiegati nella costruzione delle piramidi. Ce n'è testimonianza pure nella Bibbia quando parla del "bene più prezioso lasciato dagli Ebrei" nel fuggire dall'Egitto.

    Veniva pure largamente usato nella Roma Imperiale da contadini e soldati e Carlo Magno ne rese obbligatoria la coltivazione in tutto l'Impero.

    Solo nel XIX secolo fu data da Luigi Pastuer la prova scientifica delle proprietà dell'aglio.

  6. #6
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    ..


    Presenze e spettatori alle Olimpiadi dell'antichità





    Abbiamo visto nei post precedenti come gli antichi Giochi Olimpici si propagarono per fama e prestigio, divenendo in breve volgere di tempo quello che oggi potremmo considerare un “cult”, un evento, qualcosa da non perdere e da cui assolutamente non prescindere.
    La sacralità che permeava le loro origini ed il loro significato, l’alone leggendario che le circondava, l’importanza che a quel tempo veniva rivolta al culto del fisico diedero alle Olimpiadi un’importanza quasi senza pari tra tutte le manifestazioni in tempo di pace.
    Essere atleta ed esprimere le proprie potenzialità fisiche, temperamentali e di coraggio era un viatico sicuro verso la fama ed il successo, una garanzia per la nazione o il paese che veniva rappresentato e che poteva esser sicuro che quell’uomo si sarebbe distinto e avrebbe difeso strenuamente la patria qualora si fosse reso necessario; era inoltre un’autentica espressione di spiritualità e di ringraziamento nei confronti della divinità.
    Non soltanto gli atleti più celebri volevano cimentarsi nelle prove olimpiche ma pure i giovani per cercare di mettersi in mostra, gli uomini già illustri per dimostrare il loro valore a tutto campo ed accrescere la propria notorietà, infine scrittori, poeti, filosofi volevano assistervi, esser presenti, farsi vedere e, entro certi limiti, partecipare sia pur indirettamente, con un’ode, un’opera d’arte figurativa, un canto un discorso.
    Come si evince dai brani che seguono, tutti bramavano recarsi ad Olimpia in occasione dei Giochi, farsi notare e dare supporto, lasciare una traccia che testimoniasse nel tempo il loro passaggio oppure soltanto assistere, incitare, ammirare ed immergersi nella magica atmosfera dell’agone sportivo.



    “ Tutti in Olimpia vengono almeno una volta nella loro vita: i più piccoli come i più grandi, i più sciocchi come i più savi. Artisti, letterati, filosofi vi vengono a far mostra del proprio genio e della propria dottrina; monarchi, principi e ricchi della loro potenza e del loro fasto; atleti e ginnasti della loro forza ed eletti garzoni per i quali è indetto un concorso di bellezza.
    Socrate vi è venuto a piedi e a chi gli diceva che il viaggio era lungo rispondeva: se riunisci le passeggiate abituali che in 5 o 6 giorni fai nella tua casa o nella tua città arriverai senza disagio ad Olimpia.
    Pitagora e Platone li avresti immaginato ai primi ranghi dello Stadio, dove da giovani avevano meritato corone? Temistocle, fatto segno agli sguardi di tutti, folleggia d’orgoglio. Alcibiade vi prova possibile quello che Ateneo dice di Socrate e, già glorioso, vi da un banchetto che resterà memorabile in tutta la Grecia e che solamente Nerone potrà per sontuosità superare. Erodoto vi ha acquistato rinomanza leggendo le sue Storie che qui ebbero il nome dalle Muse. Gorgia, Isocrate, Lisia e Demostene vi hanno declamato le loro orazioni.
    Dei poeti vi basti ricordare Simonide e Pindaro, che qui cantò e forse anche improvvisò le sue Odi. ”



    (tratto da “I Giochi Olimpici” di Ulisse Di Nunzio, 1906).




    busto di Temistocle, generale vincitore nella battaglia di Salamina





    Nel corpo del brano sotto riportato ci viene persino data notizia di una protesta sociale individuale, conclusasi tragicamente, che utilizzò il palcoscenico di Olimpia come oggi spesso avviene per altre importanti manifestazioni internazionali.



    “ Gli elogi degli olimpionici, che furono l’orgoglio della città e che per la loro gloria si avvicinavano agli onori degli eroi, hanno portato alla creazione di un particolare genere di lirica corale, i cosiddetti epinicia, cantati spesso in Olimpia dopo la vittoria dell’olimpionico.
    I poeti autori degli epinici, come Simonide (556-468 a.C.), Pindaro (518-428 a.C.), Bacchilide ( V-IV sec. A.C.) hanno raggiunto le vette dell’arte in questo genere letterario.
    I Giochi Olimpici rappresentavano un luogo di appuntamento per tutta l’Ellade. Tutti i più illustri rappresentanti della letteratura, dell’arte e del pensiero greco venivano ad Olimpia per fare ammirare i lampi del proprio genio.
    Le cronache di Olimpia registrano la presenza di illustri filosofi, sofisti ed artisti.
    Si sa che ad Olimpia si recò Talete, uno dei primi filosofi greci, che proprio ad Olimpia morì per un’insolazione, poiché il rituale vietava di coprirsi il capo ed alcune gare, come il pugilato, si svolgevano proprio a mezzogiorno.
    Ad Olimpia fu anche un altro filosofo dell’età arcaica, Chilone, ed anch’egli trovò la morte in questo luogo, colpito da un collasso per l’emozione, dopo la vittoria conseguita dal proprio figlio.
    E’ nota in olimpia la presenza di Platone ed Aristotele.
    A Luciano, scrittore del II sec. (123-190) che cinque volte si recò ad Olimpia, dobbiamo una serie di descrizioni di olimpia stessa al tempo della sua rinascita; in uno dei suoi scritti, Luciano descrive la morte del girovago Peregrino (da cui peregrinare – n.d.r.durante i Giochi Olimpici di quel periodo: si trattava di un raduno generale dei greci appartenenti ai più diversi strati sociali e Peregrino, che si suicidò bruciandosi sul rogo, scelse per questo suo atto di protesta proprio Olimpia, per trovarsi di fronte agli occhi di tutta l’Ellade.
    Ad Olimpia furono presenti anche gli storici: Erodoto lesse (489-425 a.C.), come ci narra sempre Luciano, le parti delle sue Storie che descrivevano le lotte dei Greci contro i Persiani.
    Oltre alla poesia degli epinici, un’altra branca dell’arte che celebrava la gloria degli olimpionici fu la scultura. Ogni olimpionico aveva il diritto di porre la sua statua con iscrizione e, dopo tre vittorie, poteva anche far ritrarre il proprio volto in questa statua.
    Tutti i più illustri scultori greci offrirono il proprio talento e la propria arte per celebrare i vincitori delle Olimpiadi.
    ……………………………………………………………
    Euripide e Platone non si tennero lontani dall’attività agonistica, ponendosi in luce con i successi ottenuti anche in questo campo. I biografi di Platone riferiscono che il filosofo prese parte alle gare di lotta e di pugilato dei Giochi Istmici e Pitici. Anche Euripide, uno dei più grandi tragici greci, avrebbe riportato vittorie nel pugilato nei Giochi di Atene e nella lotta ad Eleusi. “



    (tratto da “Agoni ginnici” di Bonislaw Bilinski” , 1979).




    Talete di Mileto





    Con il trascorrere del tempo sorsero problemi simili a quelli dei giorni nostri: quelli più gravi, a livello politico, comportarono la progressiva perdita di taluni dei primitivi valori; altri invece quasi scontati a livello pratico, tra cui la penuria di alloggi per chi si recava tardivamente sul posto.



    “ …. Durante i Giochi Olimpia non è solo il convegno degli atleti più forti ma anche di coloro che più in alto si elevano nei cieli dello spirito. Dei sette savi della Grecia, due morirono presso le rive dell’Alfeo in occasione dei riti quadriennali: Talete, vinto dal caldo e dagli anni; Chilone, schiantato dall’emozione – lui, il savio che aveva lasciato all’umanità il monito ^conosci te stesso^ -nell’attimo in cui abbracciava il figlio, vincitore nel pugilato.
    Quale altro nome può citarsi, tra gli spettatori di Olimpia, che meglio esprima il valore anche spirituale dei Giochi, se non quello di Socrate, recatosi egli pure, tra la commossa riverenza di tutto un popolo che da lui attendeva parole di verità e di vita, sulle rive dell’Alfeo, durante la celebrazione quadriennale?
    Aulo Gellio riferisce esser stato Platone, uno dei più grandi pensatori dell’umanità, sempre orgoglioso della sua prima vittoria nella lotta ai Giochi Istmici.
    Luciano ci fa sapere che in occasione della 236^ Olimpiade (165 a.C.) non era possibile trovare un posto per alloggiare in Olimpia. Tuttavia gli spettatori non erano più gli stessi di una volta o almeno non li avvolge più lo stesso mistico alone di altri tempi, quando Roma non aveva ancora imposto il culto dei suoi imperatori divinizzati e tutto, attorno allo Stadio e all’Ippodromo olimpico, evocava presenti al rito numi ed eroi. “



    ( tratto da “Olimpiadi” di Lando Ferretti, 1959).




    Chilone di Sparta






    Le fonti che abbiamo ci forniscono informazioni relative pure alla presenza di spettatori facenti parte della gente comune, con le loro caratteristiche e le situazioni che ne scaturivano.
    In taluni passaggi sembra realmente di assistere al reportage di un concerto, un Grand Prix o una finale sportiva dei tempi attuali con uno spaccato della società umana così diversa eppure tanto simile nel trascorrere dei secoli..



    “ Gli spettatori assistevano ai Giochi dai terrapieni, seduti o in piedi sul terreno. In massima parte i visitatori dormivano all’aperto o in tende e facevano assegnamento sui venditori ambulanti di cibi e bevande.
    Non doveva essere facile controllare decine di migliaia di greci eccitati, ammassati in un’area relativamente ristretta. C’era un corpo ufficiali con uomini dotati di frusta che teneva l’ordine sia tra gli spettatori che tra gli atleti.
    E’ possibile, secondo un calcolo moderno, che nello stadio potessero ammassarsi quarantamila persone. E’ inoltre da presumere che gli spettatori venissero in maggioranza dall’Elide e dalle regioni vicine, considerate le spese e le difficoltà che comportavano i viaggi nell’antichità.
    Ai Giochi antichi la folla era partigiana, volubile ed eccitabile; in genere, accordava il suo favore al più debole. Lo spirito patriottico non prevaleva spontaneamente ma poteva essere fomentato. Non c’era neanche discriminazione sociale quando si presentavano competitori appartenenti a classi sociali inferiori.
    Nonostante tutto lo snobismo di Pindaro o il rifiuto di Alcibiade - che dopo il 416 a.C. non volle più partecipare, sostenendo che i Giochi fossero stati inquinati dalla marmaglia – la politica sociale e l’opinione pubblica non erano affatto influenzate.
    Ogni concorrente aveva gli stessi diritti formali e se vinceva poteva esigere lo stesso premio: ciò che contava era soltanto la sua abilità e la sua forza. “



    ( tratto da “ I Giochi Olimpici “ di Finley/ Pleket, 1980).




    lo stratega e politico ateniese Alcibiade
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

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    IL PROGRAMMA di GARA dei GIOCHI






    (foto dal sito archeologico di Olimpia)




    I primi programmi


    Come avvenuto in post precedenti, estrapolo alcuni brani dal testo “I Giochi Olimpici nell’antichità” di Lambros e Politis, che costituisce il Rapporto Ufficiale delle Olimpiadi di Atene 1896, le prime dell'era moderna.


    a pag. 16)

    “ In tempi antichi i Giochi venivano celebrati in un solo giorno, cosa che nel tempo divenne irrealizzabile al punto che, nel 472 a.C., il pancrazio durò fino ad un’ora avanzata della notte, causa il protrarsi dei concorsi ippici e di quelli del pentathlon; quindi, fu deciso che la durata dei Giochi dovesse essere di 5 giorni. “


    a pag. 24)

    “Nelle prime 13 Olimpiadi i Giochi consistevano nella sola corsa; nel 724 a.C., si aggiunse il diaulo o corsa doppia e quattro anni dopo il dolicos o corsa multipla (di resistenza – n.d.r.)
    Nel 708 a.C. (diciottesima Olimpiade) furono introdotti il pentathlon e la lotta, nel 688 a.C. (23^ Olimpiade) il pugilato, nel 680 a.C. la corsa dei carri a quattro cavalli, nel 648 a.C. (33^ Olimpiade) comparve il pancrazio e infine nel 632 a.C. (37^ Olimpiade) furono inaugurate le palestrine dei fanciulli. A poco a poco furono introdotti altri Giochi e quelli dei fanciulli si generalizzarono.
    I Giochi ippici si disputavano nell’Ippodromo, quelli della corsa insieme agli altri nello Stadio. Questi ultimi venivano chiamati sotto il termine generico di Giochi ginnici, poiché coloro che vi prendevano parte dovevano essere nudi, dal greco gymnos (nudo).
    All’inizio i corridori si coprivano con la fascia attorno ai reni (perizoma) ma, a cominciare dalla 15^ olimpiade, questa abitudine fu abolita a causa del disturbo che recava agli atleti.
    Nel 396 a.C., ai primi giochi ginnici e ippici, furono aggiunti i concorsi di tromba e declamazione e si concesse agli araldi vincitori non soltanto una corona ma anche il privilegio di proclamare gli altri vincitori. “



    a pag. 25)

    “Dall’alba del primo giorno la folla si porta nell’Altis per assistere ai sacrifici dei tori, che erano immolati sull’altare del padre degli dei e ciò rappresentava l’inizio dei Giochi Olimpici.
    Questo sacrificio era seguito da quello delle vittime immolate dai Théores delle diverse città elleniche. Costoro, vestiti di ricchi ornamenti, facevano uso per questi sacrifici di preziosi vasi sacri e di incensieri, che erano stati loro offerti dai concittadini
    .………………………………………………………
    Nel secondo giorno cominciavano i Giochi propriamente detti. Questa giornata era consacrata alle gare dei fanciulli, preambolo delle gare degli uomini che avevano luogo nei due giorni seguenti.
    Per molto tempo le gare per i fanciulli – importanti quanto quelle degli adulti – consistevano nella corsa e la lotta, istituite l’una e l’altra nel 623 a.C.; il pugilato fu introdotto per essi nel 616 a.C.
    I fanciulli percorrevano nella corsa metà dello stadio. Più di 400 anni dopo – e cioè verso il 200 a.C. – si permise ai fanciulli di prendere parte al pancrazio, prova molto più difficile, nella quale il pugilato era combinato con la lotta.
    Nel 628 a.C. fu introdotto il pentathlon ma non ebbe luogo che una sola volta e, forse, per gelosia degli Elei, a seguito della vittoria riportata da un fanciullo nella Laconia, chiamato Eutélide.
    Nel terzo giorno cominciavano le gare degli uomini maturi…………………………………”




    lo stadio di Olimpia




    In realtà, non è chiaro se i programmi siano stati sempre rispettati ed al riguardo le fonti che trattano tale aspetto sembrano parzialmente discordanti.
    Molti sottolineano l’origine leggendaria nel significato della durata dei Giochi; tuttavia è probabile che l’arco temporale di svolgimento delle gare e delle celebrazioni annesse sia stato modificato nel corso degli anni e delle edizioni, cercando poi di giustificarlo attribuendo ai numeri un valore escatologico.
    Vediamo cosa ci raccontano in proposito altri testi.



    Il programma generale dei Giochi


    Secondo Pindaro l’Olimpiade durava cinque giorni e secondo Erodoto, storico del V secolo, i cinque giorni erano stati voluti da Ercole. Il giorno greco andava da tramonto a tramonto e in quei giorni avevano luogo sacrifici, gare e feste.
    Non sappiamo quanti giorni fossero dedicati a Giove: alcuni dicono uno solo ma, con il passar degli anni, i vari sport furono distribuiti in più giornate.
    Dopo la 77^ Olimpiade il pentathlon e la corsa a cavallo furono fissati per il giorno precedente a quello del sacrificio alla divinità.
    La vera successione avrebbe dovuto consistere in sacrificio, Giochi, festa - come risulta da due Odi di Pindaro – mentre l’ordine delle gare è stabilito da un papiro di Oxirinco:
    1) corsa dello stadio,
    2) diaulos,
    3) dolicos,
    4) pentathlon,
    5) lotta,
    6) pugilato,
    7) pancrazio,
    8 ) corsa per ragazzi,
    9) lotta per ragazzi,
    10) pugilato per ragazzi,
    11) corsa in armatura,
    12) corsa dei cocchi,
    13) corsa a cavallo.
    Non è dato sapere con precisione quando e dove fossero incoronati i vincitori.
    "


    ( tratto da “Sport e Giochi nell’antica Grecia” di E. Norman Gardiner, vol. I )




    Pure per ciò che riguarda la successione delle gare si ebbero sicuramente modifiche oltre che integrazioni da Olimpiade a Olimpiade, come del resto ci fa intendere il brano appena letto, dando all’elenco degli sport in programma un valore prettamente teorico, come in parte pure ci confermano i brani che seguono.



    incontro di pugilato




    I sette giorni complessivi dei Giochi


    Sette giorni duravano le feste che venivano celebrate nel mese sacro, dopo il solstizio d’estate, tra il cadere di giugno e la prima quindicina di luglio e finivano con il plenilunio.
    Il primo e l’ultimo giorno erano consacrati a feste religiose, aprendo e chiudendo la gara con processioni e solenni sacrifici a Giove. Di mezzo, i 5 giorni dedicati alle gare.
    …………………
    Primo giorno: si svolgono cerimonie ufficiali, fumano gli altari di Giove, intorno tutta la folla silenziosa e orante. S’invoca la protezione del Dio sulle gare: A Jove principium!
    Ecco i giudici, ellanodici, dai dieci a dodici scelti tra i cittadini dell’Elide, vestiti di porpora e coronati d’alloro, entrare nello Stadio precedendo gli agonisti e salire sopra seggi elevati di fronte a tutti.
    L’araldo con uno squillo di tromba da il segnale dell’inizio: un altro araldo fa compiere a ciascun concorrente il giro dello Stadio, proclamandone il nome e la patria.
    Indi, estratta da ciascuno la sorte da un’urna d’argento sacra a Zeus, i gareggianti sono posti di fronte; comincia la gara e l’accompagnano suonatori di tibie.
    Si inizia la corsa semplice. I corridori, in squadre di quattro, superano rapidamente la lunghezza di 200 metri che li separa dalla meta, così sino a quando giunge l’emozionante prova finale dei vincitori delle gare parziali.
    Segue la corsa doppia che si protrae sino a tardi e la sera si celebrano i vincitori.
    Secondo e terzo giorno: si disputano gli esercizi di pentathlon, il salto, il getto del disco, il lancio del giavellotto, la corsa (di resistenza), la lotta.
    Quarto giorno: riservato ai giovinetti che si addestravano nella corsa, nella lotta, nel pugilato e la folla ammirava così le giovani generazioni che si preparavano ai futuri destini. La giornata era chiusa dagli adulti nella lotta armata.
    Quinto giorno: il programma splendido e sfarzoso prevedeva la corsa con i cavalli, con le bighe e le quadrighe nell’Ippodromo accanto allo Stadio.
    Terminata la gara, il vincitore veniva proclamato e condotto davanti ai giudici; riceveva una ghirlanda di olivo sacro ed un ramo di palma nella mano destra, mentre un araldo con squilli di tromba lo segnalava al pubblico ed il suo nome veniva proclamato insieme a quello del padre, della sua città e talora della sua stirpe. Nessun altro onore si sarebbe potuto paragonare a quello conquistato dal campione olimpico: il suo nome era inciso nell’Altis sacra e qui gli veniva eretta una statua.
    Nell’ultimo giorno, il settimo, le feste si chiudevano con una solenne processione. Vi partecipavano, tra i primi, i vincitori delle gare, i magistrati, i rappresentanti delle città greche, schiere di sacerdoti; si procedeva sino all’altare di Giove, dove si celebrava il sacrificio solenne con offerta di vittime in gran numero al Dio. Indi, nel tempio, il capo degli ellanodici incoronava i vincitori.
    La sera vi era nel Pritanéo il grande banchetto offerto dai magistrati ai vincitori, ai loro amici ed alle rappresentanze. Lì erano cantati gli epinici, gli inni della vittoria, da celebri cantori: tra tutti Pindaro, che immortalò il nome del siracusano Jerone, vincitore in parecchie Olimpiadi.
    ………………………..
    "

    (tratto da “Storia degli sport” di Andrea Franzoni, 1933).




    Ad Olimpia la corsa dei carri era la gara d’apertura, dopo il primo giorno dedicato ai preparativi ed al culto. La corsa olimpica dei cavalli si svolgeva nell’Ippodromo, subito dopo quella dei carri, sullo stesso percorso.
    Il pomeriggio del secondo giorno era destinato al pentathlon (comprendente dunque cinque specialità - n.d.r.), che si svolgeva nello stadio con la probabile eccezione della parte concernente la lotta.
    Il terzo giorno della festa coincideva con il plenilunio. La mattina era occupata da vari riti dei magistrati, fino a raggiungere l’altare di Zeus. In testa marciavano i giudici, seguivano ricchi doni al Dio patrono, gli atleti, i loro familiari ed allenatori.
    Arrivati all’altare assistevano all’atto finale: cento buoi erano uccisi su di una grande piattaforma e le loro cosce bruciate sul tumulo di ceneri accumulatesi sopra e mai rimosse, poiché sacre al Dio. Pausania riferisce che ai suoi tempi il tumulo era alto mt. 6,5. Il resto della carne era trasportato alla casa dei magistrati, per essere consumato nel banchetto conclusivo.
    Il pomeriggio era riservato alle tre gare dei giovani: la corsa dei 200 metri, la lotta e il pugilato. Ad olimpia si definiva giovane chiunque avesse compiuto 12 anni e non avesse ancora raggiunto i 18.
    La mattina dell’ultimo giorno di gara era interamente occupata dalle tre corse di 200 metri, 400 metri e gara di fondo (4.880 mt.).
    Infine, l’ultimo pomeriggio arrivavano la lotta, il pugilato e il pancrazio. I tre sport erano brutali e violenti. Non c’erano limiti di tempo ne categorie di peso e neppure Zeus Olimpo assistè senza tremare – scrive un epigrammista – quando Nicofonte vinse l’incontro di pugilato (l’8 a.C.).
    ………………………




    una scena di pancrazio




    Dopo la lotta e il pugilato, il programma continuava con il pancrazio: un misto di lotta, arti marziali e pugilato, ove i contendenti si scambiavano pugni, schiaffi e calci; lottavano gran parte del tempo per terra, si mordevano e tiravano persino gli occhi, sia pur contro regolamento, finchè uno si arrendeva battendo la mano sulla schiena o sulla spalla del vincitore.
    Prima della chiusura dei Giochi restava una sola gara: la corsa dei 400 metri con l’armatura. Uno scrittore di tarda epoca sosteneva che essa si tenesse per ultima allo scopo di segnare la fine della tregua olimpica ma pare sia una spiegazione con scarso fondamento storico.
    Tale gara rimase nel programma olimpico dall’anno in cui fu introdotta sino alla fine
    ”.


    ( tratto da “I Giochi Olimpici” di Finley - Pleket, 1980 ).
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

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