Il primo passo per migliorarsi è smettere di guardare i video degli altri per iniziare a guardare i propri perché, per coloro che non l’avessero ancora capito, sotto il bilanciere non ci sono gli “altri” ma loro e se guardano i difetti degli “altri” difficilmente correggeranno i loro.

Però, è necessario guardarsi sapendo cosa guardare. Per il principiante è facile crearsi una mappa mentale di una esecuzione decente: nello squat compattezza senza oscillare, non fare “chiappe su e spalle ferme”, non sparare subito le ginocchia in fuori. Il problema inizia quando le esecuzioni diventano ben fatte ed il miglioramento comincia a basarsi su un controllo motorio sempre più fine. Un bravo allenatore è capace ad osservare particolari insignificanti per i più ma risolutivi se da questi vengono applicate le giuste correzioni.

Il problema è che il “bravo allenatore” sa cosa guardare ma magari non sa formalizzarlo per altri, non sa scrivere ciò che vede.

E’ in questo momento che entrano in gioco i nuovi strumenti con la loro capacità di “svelare” meglio i particolari sepolti sotto migliaia di movimenti insignificanti. L’armamentario tecnologico ha un ruolo didattico spaventoso se si usa in quest’ottica: migliorare la comprensione dei movimenti, migliorare le proprie capacità osservative.

Dopo, via cam, luci, sensori: sappiamo cosa e come osservare nei nostri movimenti e in quelli degli altri. Considero tutto questo grande casino come un vero e proprio processo di apprendimento, viceversa non credo assolutamente che qualsiasi macchinetta possa fornire indicazioni più valide di un occhio esperto.

Non ho la pretesa di scoprire nulla di nuovo ma, ragazzi, vedere la curva della propria potenza generata in uno squat è ben più istruttivo che leggerla su un libro, vi posso assicurare.


Queste sono le disastrate condizioni in cui lavoro: niente è gratis ma tutto guadagnato. Ad esempio, il fogliaccio di plastica si è reso necessario per aumentare il contrasto fra sfondo e luce, mi sto attrezzando con lenzuoli neri o carta adesiva scura. Dopo, è facile dire “eh ma non ci hai pensato…”

No, non ci ho pensato perché chi cacchio le ha mai fatte queste cose qua?
Se in questo sono sfavorito, mi accorgo che ho un incredibile vantaggio rispetto agli ambienti di ricerca: è vero che il numero di soggetti è pari ad 1, N=1 e varianza nulla, però questo unico fottuto individuo è:
  1. Più forte della media e perciò gli eventuali effetti migliorativi delle supposizioni fatte non sono di certo dovuti al fatto che un “recreational trained subject” può essere uno che ha visto una palestra in foto e pertanto gli basta strisciare su una panca per migliorare.
  2. In grado di dare un feedback totale alle misurazioni fatte e, a meno che non sia schizofrenico, è in grado di eseguire al meglio i movimenti come il ricercatore desidera.
Sembrano *******te ma vi mostrerò alcuni vantaggi di entrambi questi aspetti.

Osserviamo lo squat


Questa è la curva della velocità del bilanciere nello squat, con cui vi ho massacrato i testicoli in innumerevoli articoli. Ho cerchiato un elemento che non ho compreso leggendo i vari studi, mentre degli altri ho trovato spiegazioni plausibili (sempre che le abbia comprese): cosa è quella specie di flessione della curva? Boh…

Ok, adesso passiamo al mondo reale.


Ecco una curva della velocità verticale di un mio squat con 150Kg: wow… è identica! Ho segnato per ogni alzata un “giudizio”, del tipo “potente”, “decisa”, “chiavica” e questa è una alzata fatta bene. Però mica sono tutte così belline…


Questa è più brutta: notate come ci sia proprio una “fossa” nella zona dello sticking point e come la velocità sia molto più bassa inizialmente. Non solo, l’alzata è più lenta della precedente, ben un secondo e mezzo cioè il 50% in più.


Quale è l’ordine delle alzate? Quale ho fatto prima? Il secondo grafico è la prima alzata, la sesta serie dopo un 2×3x130 e un 2×2x140, il primo grafico è la seconda ripetizione dopo 12 serie di squat. Ma… è un altro argomento.

Per gli amanti della pratica che detestano i secchioni nerd della teoria, posso assicurare che certe discussioni esistono, e sono roventi, anche fra Fisici Teorici e Fisici Sperimentali: leggere il grafico spiegato in un libro è “teoria”, tutti sono capaci a studiarselo e a memorizzarselo, quando si hanno di fronte serpenti come quelli dei grafici qua sopra, le cose diventano più incasinate.

Scopo di tutta la trattazione è capire come migliorarsi: provate a dedurre da questi grafici quale alzata sia venuta bene e quale male, cercando di legare il “bene” o il “male” con alcuni parametri quali il peso sul bilanciere o la durata dell’alzata o il rallentamento allo sticking point o quant’altro.
In teoria, con 170 avrei dovuto eseguire peggio che con 130, ma alla fine l’alzata a 170 è quella con meno rallentamento e tutte le alzate durano circa allo stesso modo.

Con questi grafici è facile calcolare la potenza e potrei stabilire un criterio che più potenza genero e più l’alzata è buona. Però, come nella premessa, può un numero o anche molti numeri darmi un’idea della “bontà” di quello che faccio e segnalarmi cosa cambiare? Questa è la sfida.

Approssimiamo

La prima cosa che fa il Fisico Sperimentale è cercare di creare un modello della realtà, una sua versione semplificata perciò gestibile.

Scrivo tutto questo perché vorrei cercare di comunicare alcuni messaggi: uno di questi è che un modello descrive un’idea: una connessione logica fra fatti osservati. Sembra complicato, ma tutti ragionano per modelli, tutti semplificano la Realtà per poterla gestire.

Una idiozia di idea: l’acqua bolle, buttiamo la pasta. Nessuno misura la temperatura dell’acqua, nessuno si preoccupa della temperatura di ebollizione, nessuno pensa: “l’acqua è alla temperatura di ebollizione che coincide con la temperatura corretta per far svolgere le reazioni chimiche di rottura dei ponti amidacei dei fusilli”, basta sapere che se ci sono le bollicine su una pentola sul fuoco la pasta si cuoce. Una notevole semplificazione. Ok, ripetiamo lo stesso giochetto a 5000 metri di altezza, l’acqua bolle a temperatura più bassa e la pasta si cuoce male: non funziona più l’idea che l’acqua bolle ed è possibile buttare la pasta. La semplificazione è errata.

Ciò significa che qualsiasi idea abbiamo, qualsiasi modello costruiamo di ciò che ci circonda, è necessario conoscerne i limiti per non fare arrosti.
La mia idea è che le curve delle velocità siano approssimabili con dei segmenti rettilinei, qualcosa del genere:


Non fatevi spaventare dai simboletti e dai punti: l’idea è che quando faccio uno squat esistano degli istanti di tempo, dei momenti, più significativi di altri in cui accade qualcosa che vedremo.