La scatola dei ricordi
Un po' di tempo fa mi sono trovato a pensare a questo fenomeno: quando ero bambino i supporti su cui si memorizzavano le immagini erano le fotografie.
I miei genitori mi avevano fotografato in lungo ed in largo nell'Italia degli anni 60, sulla 500, nella vasca da bagno improvvisata che era una vaschetta che mia madre utilizzava per fare i pelati, in bianco e nero e a colori dagli anni settanta, le diapositive che facevano venire l'orchite a coloro i quali erano sottoposti al massacro delle gonadi del "venite a casa nostra che vi facciamo vedere le diapositive della vacanza". Cioè quelle agevoli sei-settecento diapo che fulminavano la lampadina del proiettore e che dimostravano drammaticamente il sonno dei presenti col rivolo di saliva alle labbra.
Ricordo il sottoscritto coi pantaloncini corti e le gambe rosse al giardino del Valentino, sulle giostre della Fiera del Tartufo di Alba. Con la "graziella" rossa (una bicicletta pieghevole, non una bambina; pieghevole era un eufemismo. Occorreva una laurea in ingegneria dei materiali per farlo) il primo giorno di scuola. Davanti alla lapide dello schianto dei giocatori del Torino a Superga (ho sempre sospettato che mio padre tifasse anche se non ne ho mai avuto la certezza). In braccio a persone che sembravano essere ottuagenari da ricovero che nella realtà aveva la mia stessa età di oggi.
Questo foto, piccole, grandi, con i margini sbocconcellati, un po' rigate, venivano custodite gelosamente in una scatola di legno. Di quelle che vengono ancora oggi utilizzate per regalare le bottiglie di vino.
Poi, malauguratamente, sul finire degli anni novanta, un'ingente pioggia ha fatto straripare il fiume di Albenga e questi ricordi si sono infangati e rovinati irrimediabilmente.
Ho ancora presente il pianto di mia madre all'indomani dell'alluvione: aveva, fra le altre cose, messo ad asciugare una ad una queste foto. Me non è riuscita a salvarle.
Ora la situazione è migliore. Ci sono i byte, ci sono i dischi, i CD, i DVD, le chiavette USB che hanno sostituito i supporti cartacei di una volta. Ma queste nuove forme non sono più "robuste": subiscono anch'esse i maltrattamenti del tempo. Avevo sul vecchio PC le foto più belle che avevo accuratamente scelto fra tutte quelle che avevo scattato con la macchinetta digitale. Ma il ladro che me lo ha rubato è inconsapevole del danno psicologico che mi ha provocato.
Allora, memore di questo fatto, voglio lasciare l'impronta dei miei ricordi ad internet, affidando le memorie ad un server, nella speranza che questo sia un po' più affidabile dei supporti usati fin'ora. Una scatola di ricordi, una boite a memoire, una memory box.
Ed allego quelle che mi hanno colpito di più, tanto per rendere evidente quel movimento tellurico che è il powerlifting targato FIPL.
Queste sono le immagini che mi sono rimaste nella memoria: tutti lì, abbracciati, amici, a scambiarsi idee impressioni, battute e timori. Indipentemente da chi siamo, che facciamo, dai chili sollevati e dall'eta. Potrei pure pensare, in modo tendenzialmente blasfemo che la ghisa rende uguali. O meglio: La ghisa è uguale per tutti.



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