Grazie 1000 Giovanni, di cuore !
Posto anche qua, sia per megalomania, sia perché così ne tengo traccia, del video dei 200...
http://www.youtube.com/v/0zQuEXzHAIs
Grazie 1000 Giovanni, di cuore !
Posto anche qua, sia per megalomania, sia perché così ne tengo traccia, del video dei 200...
http://www.youtube.com/v/0zQuEXzHAIs
Bene. Ora dobbiamo pensare alla prossima programmazione.
Prima di tutto ho tre settimane per ritentare un nuovo PR di panca per il trofeo Center Line.
Sicuramente per quello e più in generale, oltre a fare panca, voglio aumentare la forza su deltoidi, tricipiti e trapezi. Penso che inserirli nella programmazione del giorno dello stacco potrebbe andare bene.
Squat: allo scopo di trovare il sitting back corretto per 6 settimane farò solo Box basso.
Magari nel terzo giorno potrei re-inserire il GM pesante.
Per lo stacco, direi che potrei reinserire il pinpull.
Perciò un'idea vaga, al di là di set/reps potrebbe essere:
Giorno A
Panca
Box Squat
Calf
Crunch con zavorra
Side bend con zavorra [*]
Giorno B
Push press e alzate laterali
Stacco
Good Morning
Panca stretta
Shrug
Giorno C
Panca piana
Pin pull
Trazioni
Rematore
Esercizi per la cuffia
Ultima modifica di tattoos; 24-10-2008 alle 08:30 AM
La scatola dei ricordi
Un po' di tempo fa mi sono trovato a pensare a questo fenomeno: quando ero bambino i supporti su cui si memorizzavano le immagini erano le fotografie.
I miei genitori mi avevano fotografato in lungo ed in largo nell'Italia degli anni 60, sulla 500, nella vasca da bagno improvvisata che era una vaschetta che mia madre utilizzava per fare i pelati, in bianco e nero e a colori dagli anni settanta, le diapositive che facevano venire l'orchite a coloro i quali erano sottoposti al massacro delle gonadi del "venite a casa nostra che vi facciamo vedere le diapositive della vacanza". Cioè quelle agevoli sei-settecento diapo che fulminavano la lampadina del proiettore e che dimostravano drammaticamente il sonno dei presenti col rivolo di saliva alle labbra.
Ricordo il sottoscritto coi pantaloncini corti e le gambe rosse al giardino del Valentino, sulle giostre della Fiera del Tartufo di Alba. Con la "graziella" rossa (una bicicletta pieghevole, non una bambina; pieghevole era un eufemismo. Occorreva una laurea in ingegneria dei materiali per farlo) il primo giorno di scuola. Davanti alla lapide dello schianto dei giocatori del Torino a Superga (ho sempre sospettato che mio padre tifasse anche se non ne ho mai avuto la certezza). In braccio a persone che sembravano essere ottuagenari da ricovero che nella realtà aveva la mia stessa età di oggi.
Questo foto, piccole, grandi, con i margini sbocconcellati, un po' rigate, venivano custodite gelosamente in una scatola di legno. Di quelle che vengono ancora oggi utilizzate per regalare le bottiglie di vino.
Poi, malauguratamente, sul finire degli anni novanta, un'ingente pioggia ha fatto straripare il fiume di Albenga e questi ricordi si sono infangati e rovinati irrimediabilmente.
Ho ancora presente il pianto di mia madre all'indomani dell'alluvione: aveva, fra le altre cose, messo ad asciugare una ad una queste foto. Me non è riuscita a salvarle.
Ora la situazione è migliore. Ci sono i byte, ci sono i dischi, i CD, i DVD, le chiavette USB che hanno sostituito i supporti cartacei di una volta. Ma queste nuove forme non sono più "robuste": subiscono anch'esse i maltrattamenti del tempo. Avevo sul vecchio PC le foto più belle che avevo accuratamente scelto fra tutte quelle che avevo scattato con la macchinetta digitale. Ma il ladro che me lo ha rubato è inconsapevole del danno psicologico che mi ha provocato.
Allora, memore di questo fatto, voglio lasciare l'impronta dei miei ricordi ad internet, affidando le memorie ad un server, nella speranza che questo sia un po' più affidabile dei supporti usati fin'ora. Una scatola di ricordi, una boite a memoire, una memory box.
Ed allego quelle che mi hanno colpito di più, tanto per rendere evidente quel movimento tellurico che è il powerlifting targato FIPL.
Queste sono le immagini che mi sono rimaste nella memoria: tutti lì, abbracciati, amici, a scambiarsi idee impressioni, battute e timori. Indipentemente da chi siamo, che facciamo, dai chili sollevati e dall'eta. Potrei pure pensare, in modo tendenzialmente blasfemo che la ghisa rende uguali. O meglio: La ghisa è uguale per tutti.
bel post IVO...
zione, ti rifaccio i complimenti sul diario
belli i 200
grande Tattoos! fossi in te quella foto me la farei formato poster mettendolo nella mia "palestra" casalinga (se ce l'hai bhe ovvio). direi nella cameretta ma temo che ormai sei un po cresciuto per la cameretta
commento sul video del 200 di stacco: sei molto in*****so nel spingerlo su, mi piace ^^
mi spiace ma al momento non ti posso reppare
comunque sembri anche molto migliorato come struttura
ottimo
la gravità è costante, io posso diventare piu forte
per me, che sono di natura un "nostalgico", la scatola dei ricordi è un tuffo nel passato nell'eterno crogiolarsi di quello che è stato e ci sembra più bello perchè non è più.
Anche io spesso, e forse a torto, rimpiango; non perchè il precedente sia per forza migliore del successivo ma per il solo fatto che, tornando indietro, li vivrei entrambi: godendo del passato quando mi è sembrato migliore e sapendo invece di avere almeno un altra chance quando - rispetto al presente - così non era.
Poi il ricordo degli attimi, dei luoghi, delle persone care molte delle quali talvolta non ci sono più o non sono più così come allora o, magari, come allora forse idealizzavo.
E' un mondo che è stato reale ma ora è surreale, perchè spesso sopravvive solo dentro noi. Anche le esperienze simili degli altri, dei nostri coetanei, di chi viveva situazioni analoghe non sono mai perfettamente aderenti alle nostre, magari per un particolare, una persona, un giorno diverso in cui pioveva o c'era il sole, per una sfumatura.
Qualche mese fa, di domenica, mi trovavo occasionalmente sulla Nomentana e, precisamente, all'incrocio con i casali di S.Basilio (chi è di Roma sa di cosa parlo); avevo finito di fare quello che mi ero prefisso e non mi andava ancora di tornare a casa; come per un raptus ho avuto l'impulso di dirigermi per via di Casal Boccone dove, secondo il mio ingenuo ricordo, avrei dovuto rivedere un'immensa distesa di verde lungo la quale avevo corso una delle campestri che più mi erano rimaste impresse, sotto un diluvio torrenziale.
L'unico problema era che il mio ricordo risaliva al novembre del '79, quando non ancora diciassettenne partecipai ad un'edizione a tappe della "Corri per il Verde" dell'UISP, vincendone quell'anno la classifica juniores.
Come potevo solo illudermi (dico adesso razionalmente) di trovare ancora qualcosa in una metropoli come Roma, quasi 30 anni dopo? Solo che in quel momento - forse perchè non ero più passato di lì - ne ero assolutamente convinto (potenza dei ricordi e del loro vivere nel presente).
Infatti, come un Celentano nel ragazzo della via Gluck, percorro l'intera strada (in discesa) e trovo ai lati solo comprensori residenziali, un'intero quartire costruito, vialetti che tornano su loro stessi, asfalto, cemento e palazzine signorili
Nessuna traccia della collina verde, del ponticello di legno che - nella foto in biancoenero rimastami - percorro capellone col fango sui polpacci e la canottiera fradicia della Zauli Lazio.
Deluso e incazzato faccio 3 o 4 volte la strada avanti e indietro nella patetica speranza di essermi sbagliato, di aver calcolato male qualche svolta, di non ricordarmi bene dei particolari dietro i quali , come per incanto, avrei trovato celato un pezzo di quel verde, di quel ruscelletto, di quella gara, di quel giorno del quale adesso mi sentivo defraudato.
Poi, persa ogni speranza, quasi per rabbia, torno sui miei passi e proseguo sulla Nomentana: dentro la mia testa mi vorrei quasi rifare e così imbocco, in prossimità del raccordo, la strada dalla parte opposta.
Dopo un turbinio di svolte, come per incanto, mi ritrovo su quella che scopro essere la Marcigliana: la via, con i prati attorno, le zone coltivate e le distese a fango e verde, i Circoli Sportivi con maneggio, molto esclusivi, e - di contro - la boscaglia incolta.
Non è uguale a Casal Boccone dei miei ricordi (e come potrebbe?), non è più bella o più brutta, semplicemente diversa ma c'è! Un altro polmone verde nelle infinite risorse della Capitale, caotica e metropolitana eppure - al tempo stesso - ancora bucolica e antica.
E mi consolo, perchè penso: vedi Gio', quello che volevi tu non c'è più, è vero, ma sicuramente 30 anni fa la Marcigliana non l'avresti potuta percorrere come ora...quindi non è cambiato niente: il ragazzo di oggi la campestre non la farà a casal Boccone ma la farà quì. Certo, è ogni volta sempre un po' più distante, ma almeno c'è e tu - Giovanni - hai fatto un'altra scoperta, hai una nuova sensazione, puoi essere comunque soddisfatto.
Poi, però.... ripenso che fra qualche anno distruggeranno pure questa e allora.....e allora dove sarà l'altra frontiera bucolica.......
E allora, basta! bando alle malinconie, w lo sport, l'agonismo e la FIPL!!
Ciao a tutti e grazie Ivo per aver aperto la scatola![]()
In effetti, grazie a Te, Gio', per avermi fatto pensare a quest'aspetto. Vedi, io non posso sapere cosa c'era prima e cosa c'è ora, qua a Roma.
O meglio, lo posso fare dal 1990 ad oggi (Cazjio, sono passati diciotto-dico-diciotto anni !).
Lo potrei fare per Torino, ma non lo posso fare per evidenti motivi.
Un po' mi manca...
potrebbe inginocchiarsi di fronte alla Rivelazione, una sorta di altare votivo al Macho che ha sposato
un'amica un paio di anni fa mi ha portato dalla spagna una targhetta con scirtto "Aqui vive un machote", ecco fai il poster con questa frase scritta sopra! eppoi tutti gli amici e parenti che inviterai in casa gli farai fare le dovute genuflessioni al cospetto dell'altare votivo
...troppo megalomane?![]()
Bravo Ivo! Bello stacco
Fisicamente mi sembri ben messo.
"Come soleva dire il mio prozio buonanima...lo sterco di cavallo si spande quando lo si calpesta"
"Come soleva dire il mio prozio buonanima...ascolta sempre lo scorrere del fiume, ma sta attento sempre a non bagnarti"
"Come soleva dire il mio prozio buonanima...il momento della partenza arriva quando meno te lo aspetti"
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