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Discussione: mi fa male la spalla, alleno la cuffia?

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  1. #1
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    I muscoli che muovono l'omero

    In questa trattazione mi concentro su quelle che sono le “cose che ci interessano”, in primis dare un'idea del funzionamento della spalla. Perciò, oltre all'incompetenza generale, tendo anche a semplificare concetti che, sebbene interessanti per chi del mestiere, sono in fondo non rilevanti..

    In questo caso, tendo a “diminuire” i muscoli che muovono l'omero, in modo da poter dare un quadro del funzionamento del “mezzo meccanico”.


    Considero come motori dell'omero il pettorale (grande pettorale), il grande dorsale, il deltoide. Questi potenti muscoli sono coadiuvati da tutti gli altri che elencherò perchè come sempre, il ruolo di ogni elemento motore del corpo umano non è mai perfettamente definito e ciò che muove può anche stabilizzare, a seconda dei contesti.

    A parte l'anatomia di questi muscoli, l'elemento da sottolineare è l'aspetto funzionale: pettorale e dorsale sono intraruotatori dell'omero, come si vede dalla loro inserzione rispetto all'omero stesso (disegno in basso, dove i cerchi neri rappresentano la testa e il corpo dell'omero)

    • Il pettorale sposta in avanti l'omero (lo flette) e all'interno (lo adduce e contemporaneamente lo intraruota)
    • Il dorsale sposta indietro l'omero (lo estende) e all'interno (lo adduce e contemporaneamente lo intraruota)
    • Il deltoide ha una funzione di abduzione dell'omero, e può intra o extra ruotarlo a seconda del tipo di movimento.
    Stabilizzazione della spalla


    Consideriamo i due disegni in alto dove ho disegnato un bel deltoide che si contrae per far abdurre l'omero (per mandare in alto la mano... marò questi nomi, abdurre, addurre... ma parliamo come mangiamo, dài...)

    Il deltoide si contrae e l'omero ruota. Ma... chi lo tiene fermo? Perchè il deltoide tira e oltre alla rotazione provoca anche uno slittamento verso l'alto, perciò l'omero tenderebbe ad allontanarsi dalla cavità glenoide e la grande tuberosità andrebbe a fracassare la volta acromiale.

    Ma la Natura mica è fessa... nel disegno sottostante ho indicato due degli stabilizzatori dell'articolazione scapolo-omerale, il sovraspinato e il sottospinato. Questi due muscoletti decorrono uno sopra e uno sotto la spina scapolare, si inseriscono sulla testa dell'omero (come vedremo) da un lato e dall'altro sul lato della scapola rivolto verso la spina dorsale. Quando il deltoide si contrae, deprimono (cioè abbassano) la testa omerale, tirandola verso la cavità glenoidea. In questo modo l'omero non batte sull'acromion e la testa dell'omero non si allontana.

    La scapola è perciò una superficie dove si ancorano i “tiranti” che tengono fermo l'omero. Questo è il motivo per cui la scapola ha questa forma piatta e triangolare: deve essere sufficientemente larga e lunga perchè i tiranti abbiano spazio sia per le loro masse, sia per contrarsi. In più, la forma della scapola serve per un aggancio ottimale ai suoi tiranti!

    Semplice e geniale!


    Ecco pertanto tutti gli stabilizzatori dell'articolazione scapolo-omerale: tutti i tiranti dell'omero. Il disegno in basso mostra le inserzioni di questi muscoli sulla testa dell'omero.

    Il sottoscapolare si trova sulla faccia posteriore della scapola (quella a contatto del torace) ed è un intraruotatore.

    Piccolo rotondo, sovraspinato, sottospinato sono tutti extraruotatori dell'omero, il grande rotondo è un intraruotatore

    Tutti questi muscoli oltre a stabilizzare l'articolazione contribuiscono anche al movimento dell'omero stesso: non vorrei darvi una visione a compartimenti stagni. Tanto per dire, il sovraspinato partecipa all'abduzione dell'omero.

    Stabilizzatori e motori



    Per concludere la carrellata sui muscoli della spalla, ecco dei muscoli che hanno sicuramente funzionalità mista, di stabilizzatori e di motori dell'omero.

    Il capo corto del tricipite partecipa al movimento dell'avambraccio insieme agli altri due capi del tricipite stesso, ma è collegato prossimalmente non all'omero ma alla scapola. Perciò “tira” l'omero verso la scapola, con funzione stabilizzatrice. Il capo corto estende anche l'omero, cioè ha funzione motrice.

    Nella parte frontale troviamo il coracobrachiale che si articola sull'omero e sul processo coracoideo, quel “gancio osseo” che si trova sulla scapola.. Sempre sul processo coracoideo si articola il capo corto del bicipite. Entrambi i muscoli sono motori per l'omero ma contemporaneamente “tirano” l'omero contro la cavità glenoide.

    Il capo lungo del bicipite ha un tendine che scorre nella cavità bicipitale, un solco che scorre fin sopra la testa del femore. Il capo lungo, pertanto, “tira” l'omero lateralmente, verso la cavità glenoide, e esercita una potente azione stabilizzatrice dell'omero, specialmente nei movimenti di abduzione.

    Se credete che tutto questo sia complicato, sappiate che ciò è una rappresentazione semplicistica dell'articolazione!

    Non ho accennato al piccolo pettorale che si articola su processo coracoideo e sulle costole, e ha funzione di abbassare la scapola (e di elevazione delle costole), non ho parlato del muscolo succlavio, non ho parlato di tante altre cose!

    La cuffia dei rotatori

    Finalmente, la cuffia! I tendini degli extrarotatori (sovra e sottospinato, piccolo rotondo) si uniscono in una zona unica formando uno strato fibroso che avvolge la testa dell'omero come, appunto, una cuffia. La cuffia pertanto è formata dai tendini di muscoli che agiscono con uno scopo comune: extraruotare l'omero.Poi,ognuno di loro è specializzato anche in altre funzioni: ad esempio il sovaspinato interviene nell'abduzione dell'omero anche come muscolo motore oltre che come depressore della testa omerale, mentre il piccolo rotondo partecipa all'adduzione.

    La cuffia ha una funzionalità complessa, però risulta evidente l'impietoso confronto con i complementarti intrarotatori, quali il pettorale e il dorsale che sono muscoli potentissimi al confronto di quelli della cuffia stessa!

  2. #2
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    E' per questo motivo che si parla di squilbri di forze: gli intraruotatori sono sempre più forti degli extraruotatori.

    Un punto di criticità della cuffia è che questo fascio di tendini scorre sotto la volta acromiale, pertanto qualsiasi abduzione porta l'omero a schiacciarli in maniera più o meno accentuata contro questa superficie. Ciò può essere una delle cause dei dolori articolari.

    Un esempio per non confondersi (spero...)


    Sempre a chiacchierare di mani che vanno in alto o ossa che ruotano. Ma noi mica siamo lanciatori di coriandoli, no? Che (beep) ci frega di ruotare intra o extra... Facciamo un caso concreto: la panca.

    Tento di disegnare le forze in gioco, perdonatemi la trattazione qualitativa e non quantitativa, ma io non lavoro per la Anybody Software.

    Consideriamo per semplicità che a contrastare il peso nel punto più basso siano solo il deltoide e il pettorale. Nel disegno in alto la freccia marrone indica la componente di forza del deltoide e del pettorale che agisce sulla testa dell'omero e che va compensata.

    I muscoli tirano verso l'alto e verso l'interno, e la trazione verso l'interno è compensata dalla scapola stessa che consideriamo fissa.

    La scapola non si muove, perciò l'omero non può andare verso l'interno, ma può slittare verso l'alto. Gli stabilizzatori devono agire per compensare questo movimento

    Nel disegno al centro si nota come l'azione combinata del peso verso il basso e dei muscoli verso l'alto e verso destra crei una azione di traslazione della testa dell'omero a destra e una sua rotazione antioraria. Anche questo va compensato!

    Infine, nel disegnino in basso, un'altro bel pacco di forze da compensare sul povero omero...

    Capite perciò come e quanto sia complesso bloccare l'omero nella sua sede: forze in gioco notevoli e provenienti da tutte le direzioni. Per questo vi è la necessità di una struttura muscolare così complessa.

    Nel punto più basso del movimento perciò per tenere l'omero in sede il coracobrachiale e il capo corto del bicipite tirano l'omero obliquamente verso la cavità glenoidea,il capo lungo del bicipite tira lateralmente (controllate i disegni). Questo è uno dei motivi per cui facendo panca è possibile (e io lo so che è possibile...) una incredibile lesione al bicipite che ha un ruolo attivo.

    Via via che il bilanciere sale vi è la necessità di spostare il bilanciere anche orizzontamente e questo comporta un movimento extrarotatorio in cui entra pesantemente in gioco il deltoide e l'intera cuffia dei rotatori. E' infatti in questo punto che si sente la tipica punturina dentro la spalla, caratteristica di un problema alla cuffia.

    In tutta questa trattazione non ho fatto menzione del ruolo dei legamenti presenti, che sono tantissimi e fondamentali nel garantire l'integrità strutturale

    Mi fa male la spalla

    Eccoci qua, finalmente, a parlare di quello che ci interessa. Spero di aver dato la percezione di quale meraviglia meccanica sia la spalla.

    Bene, adesso arrivate voi e la massacrate con panca abbestia, lento in piedi esplosivo, trazioni da tortura medioevale (quella dove vi squartavano con un peso allucinante mentre vi tenevano le mani legate), parallele disossanti.

    Sembra impossibile che la spalla possa reggere certi carichi. Eppure... lo fa. Occasionalmente, si scassa. Ma qui va capito un po' cosa si scassa. Le sapevate tutte le cose che ho scritto, e che sono il bagaglio minimale per capire la complessità del mezzo che utilizzate?

    Se la risposta è “no”, perchè cacchio allora vi mettete a fare esercizi per la cuffia dei rotatori? Vediamo... ma certo! Perchè lo avete letto su Internet!! Come non averci pensato! Cose del tipo “ho uno squilibrio”, “ho un muscolo contratto”, “ho un problema posturale”.

    E tutti a fare quegli esercizietti per rinforzare la cuffia. Poi, qualcuno si fa anche male, come sempre accade.

    Micidiali quegli articoli dove si spiega come migliorare di 20Kg (dico... ventichilogrammi!!) la panca solo allenando la cuffia. Comprate le alghe di Wanna Marchi, otterrete più benefici.

    Uno squilibrio non si nega a nessuno

    Chiariamo subito una cosa: nessuno è muscolarmente in equilibrio. Anteroversioni o retroversioni, bacini ruotati, asimmetrie, cifosi, spalle in avanti... il problema non è lo squilibrio in se, ma se questo crea problemi. Potete essere squilibrati (fisicamente, intendo ah ah ah) senza nessuna conseguenza per quello che volete fare.

    Però, per diagnosticare uno squilibrio, per fare una diagnosi, è necessario un esperto. Se lo fate da voi... topperete di brutto. Perciò, non fatelo, come non dovete improvvisare programmi di fisioterapia fai-da-te.

    Quello che succede è che gli infortuni accadono per una serie di motivi e uno di questi è effettivamente uno squilibrio di forze. Macroscopicamente, due sono gli scenari:

    1. Il principiante che si fa male alla spalla, anche di brutto, infortunio acuto
    2. L'avanzato che sovraccarica troppo la spalla, infortunio cronico
    Il principiante

    Il principiante non ha la piena coordinazione dei movimenti nei vari esercizi, specialmente nei multiarticolari. La spalla è composta da muscoli molto forti e altri molto più deboli. Un errore nella coordinazione porta a sovraccaricare, magari improvvisamente, uno dei muscoli più deboli.

    La persona sente una fitta, uno scricchiolio. Poi, ed è tipico degli infortuni della spalla, può fare tutto meno che un certo set di movimenti. Magari può fare la panca stretta, ma non le croci, perchè si è lesionato un muscolo che serve principalmente in un certo punto di un certo movimento.

    In questo caso non c'è da rinforzare nulla, anzi, fare esercizi per la cuffia è deleterio, ma c'è da agire sulla causa: una errata impostazione dei pattern motori. Il problema è che il principiante medio ha la curiosità intellettuale di un paramecio, e non ha voglia di capire le cose, perciò... non impara. Scusate se sono duro, ma ultimamente leggo post di una banalità sconvolgente che denotano proprio la voglia di apprendere di un impippato di prozac.

    Il principiante si fa male in maniera acuta, perchè non è capace a fare le cose e magari esagera. Terapia.riposo, e imparare gradualmente i movimenti.

    L'avanzato

    (lo so che avete saltato la parte del principiante e vi siete fiondati qui... mica siete come quegli sfigati dei principianti...)

    L'avanzato è una persona che è riuscita a sopravvivere a se stesso, senza troppi infortuni o anche nessuno, e ha ottenuto risultati. Sa pertanto come allenarsi e cosa fare e non fare.

    Anche l'avanzato si fa male in maniera acuta, e questo solitamente accade quando il carico in un esercizio è importante, anche se non massimale. Perchè anche l'avanzato può avere problemi coordinativi, che però vengono fuori solamente quando il peso sul bilanciere supera una certa soglia. E' sempre così: solo tirando si capisce chi sa fare le cose per bene e chi no...

    Solitamente, però, i problemi alle spalle si manifestano come dei doloretti fastidiosi che non se ne vanno, magari crescono, addirittura diventano molto importanti. Magari, invece, cambiando qualche esercizio passano o tornano sotto controllo. Però allenarsi così diventa stressante e angosciante, sempre con la paura di sentire male.

    Il dolore tipico è una fitta in punti differenti ma “dentro” la spalla. Come faccio a sapere queste cose? Eh eh eh

    L'avanzato è perciò afflitto da dolori cronici più o meno intensi, difficile che senta il tipico crack, però questi dolori rompono alquanto.

    I muscoli della spalla hanno funzionalità che si sovrappongono. Perciò se non si sta attenti, si creano dei circoli viziosi: il muscolo più forte prende il sopravvento e i muscoli più deboli non vengono adeguatamente stimolati. Ma i muscoli più deboli sono gli stabilizzatori, pertanto questi vengono “sostituiti” da altri che però non fanno lo stesso lavoro!

    Si crea in questo caso uno squilibrio di forze sulla testa omerale che tende a spostarsi dalla sua sede, anche a riposo. Lo spostamento è minimale ma sufficiente a comprimere le strutture coinvolte, che inviano segnali di dolore.

    Per compensare questa situazione l'organismo mantiene contratti certi muscoli e decontratti altri. Questa soluzione funziona sul breve periodo ma alla lunga è fallimentare. Il problema si amplifica in tutte quelle persone che fanno pochi esercizi ma molto pesanti dato che lavorano sempre sugli stessi piani di trazione. Questo era il mio caso: panca e trazioni, potenziando a dismisura l'intrarotazione con conseguente tensione costante degli extraruotatori per compensare.

    “Ma tu hai allenato la cuffia!” Vero, perciò prendiamo il mio esempio come caso di studio. Sono successe tre cose:

    1. Mi sono riposato
    2. Ho allenato la cuffia
    3. Ho cambiato programma
    Vi prego di seguire questo ragionamento che è fondamentale.

    Il riposo

    Qualsiasi dolore da sovraccarico... guarisce. Se non sentite crack che significa che vi siete rotti qualcosa, solitamente (mi raccomando, solitamente...) le lesioni da sovraccarico sono infiammazioni, tendiniti, cose del genere. Riposatevi... vi passeranno. State fermi due mesi, i dolori non ci saranno più, garantito.

    Il problema è che qui siamo tutti professionisti, e tutti dobbiamo andare alle Olimpiadi, nevvero? Perciò lo stop è una opzione non contemplata. Perchè “rimaniamo indietro”, “perdiamo massa”, “catabolizziamo”. Notate il plurale, mi ci metto anche io, senza problemi.

    Se non c'è riposo, fare i versini con le extrarotazioni con i manubrini da 1Kg non serve. Molte volte io sono riuscito a compensare i dolori in corso d'opera, ma concedetemi un minimo di esperienza. E comunque, il riposo è fondamentale: il vostro corpo ha capacità rigenerative meravigliose, e tenta sempre di recuperare la sua configurazione standard. Se perciò si è trovato costretto a spostare l'omero dalla sua sede per compensare una situazione di stress, eliminate lo stress e l'omero tornerà a posto. Eliminare lo stress significa non allenarsi, cioè riposare. E se uno come me usa la parola “riposare”, è bene che in questi casi lo facciate.

    Spiace dirlo, ma i dolori da sovraccarico della spalla sono subdoli perchè è possibile perseverare per moltissimo prima di dire basta. A quel punto, serve il riposo. Tatuatevelo sui lobi frontali.

    Io sono guarito perchè... mi sono fermato.

    Allenare la cuffia

    L'allenamento della cuffia sarà oggetto dell'ultima parte di questo articolo. Qui però voglio evidenziare questo concetto: se non riuscite a fare una diagnosi corretta, perchè allenate la cuffia? Nel mio caso, chissà che cosa mi faceva male... ma dato che mai e poi mai avevo dedicato tempo a certi esercizi, l'effetto c'è stato. Forse era un problema alla cuffia ma forse era anche coinvolto il coracobrachiale... chi lo sa?

    Non dovete pensare che questa roba sia miracolosa. Senza riposo, non funziona. Lo dico per non dare false speranze.

  3. #3
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    Adattare l'allenamento

    infine, io cambiai programma. Una decisione casuale, perchè semplicemente mi ruppi le palle di panca e trazioni. Ma questa è stata la soluzione del problema.

    La causa di tutti i vostri mali non è la debolezza di certe strutture della spalla, ma è nel vostro programma di allenamento. Non capire questo vi porterà a ripetere sempre gli stessi errori e prima o poi i dolori torneranno anche se siete perfettamente guariti. Infatti io ho un paio di amici che regolarmente si fanno male, perchè... guariscono ma non correggono l'allenamento.

    La spalla va allenata in molteplici angolazioni. Non dovete allenare i singoli muscoli, ma i vari movimenti. Quello che infatti è fondamentale è insegnare al vostro corpo la coordinazione intermuscolare di tutti i tiranti, e questo apprendimento è possibile solo se i movimenti sono tutti i possibili.

    Inutile che facciate panca su panca, che intraruota l'omero e poi fate gli esercizietti per gli extraruotatori. Imparate il lento in piedi, il rematore, le scrollate, fate esercizi con i manubri in piedi. Non sto parlando di allenamenti di 3 ore, ma di variare un po' ogni tanto: stateci attenti. Se ad esempio volete allenare il grande dentato, potete fare le flessioni, ma piuttosto che fare le flessioncine terapeutiche a fine allenamento, inseritele come esercizio dove pompate di brutto. La terapia migliore per la spalla è allenarsi intelligentemente, non farsi le seghe con i manubrini dopo che vi siete fatti male (scusate, mi è scappata ah ah ah non ce l'ho fatta...)

    Utilizzate spesso i manubri come esercizi di base: i manubri necessitano di più stabilizzazione rispetto al bilanciere, perciò stimolano maggiormente tutti i muscoli minori della spalla. Estremizziamo all'opposto: se fate la panca al multipower non avete bisogno di stabilizzare nulla perchè il bilanciere può andare solo in su e in giù. Così facendo il deltoide diventerà molto più forte del sovraspinato che sarà sottoallenato.

    Un altro aspetto fondamentale della prevenzione è capire quali sono gli esercizi per voi “proibiti”. Dalla sommaria descrizione della spalla emerge che la struttura ha margini di individualità enormi. C'è chi ha le clavicole più o meno lunghe, perciò cambiano i bracci di leva, chi ha le inserzioni muscolari più o meno “alte” sulla testa omerale, e così via.

    Me stesso come esempio: io sono molto forte nelle trazioni e nella panca rispetto al lento in piedi e alle parallele. Nelle parallele, quando arrivo a 40Kg di sovraccarico, mi faccio male. E 20Kg con alte ripetizioni mi fanno dolere le punte acromiali. Perchè? Boh... perchè nel mio caso le parallele sono “proibite”. Non vi fissate nel voler fare quello che non è congeniale per voi.

    Le parallele sono un ottimo costruttore di massa per la parte superiore del corpo? Addirittura meglio della panca? Che vi devo dire.... se mi scasso, la massa non la costruisco. Perciò aria alle parallele.

    Impingement del sovraspinato

    Molte volte si sente questa parola, impingement. Significa ledere, lesionare. Se tornate indietro nel testo al disegno dove illustro la funzione del sovraspinato di depressore della testa omerale, potete notare che la cuffia dei rotatori scorre fra la volta acromiale e la testa dell'omero. In pratica, è come se questa corda scorresse in un tubo.

    Quando l'omero ruota verso l'alto si verifica una compressione della corda fra l'omero e la volta acromiale: la cuffia è soggetta ad infiammazioni e ad usura. La cuffia non è una corda, ma un tessuto vivente con capacità di rigenerazione. Perciò, nella normalità la cuffia regge e si fortifica: un minimo di compressione è prevista.

    Però se la sottoponete a stress troppo elevati o prolungati la sua capacità di sopportazione arriva al limite, e iniziano i dolori sempre più intensi.

    Se leggete un trattato di patologie della spalla vi accadrà un fenomeno tipico denominato “cacarsi addosso”: la cuffia è soggetta a danni assurdi, tendiniti, rotture, formazione di osteofiti (schegge ossee per calcificazioni), i tendini possono lacerarsi...

    Impressionante. Però i palestrari solitamente non si fanno mai male, e chi si fa male alla fine guarisce. Questo accade perchè per quanto gli sforzi possano essere intensi, sono limitati nel tempo. Considerate invece un carpentiere, un elettricista, un imbianchino. Tutte queste persone passano magari buona parte della loro giornata con le braccia tese verso l'alto (o anche in avanti) a avvitare, pennellare, inchiodare. Microtraumi su microtraumi, cuffia che sbatte sulla volta acromiale migliaia di volte al giorno, per ore ed ore, per giorni e giorni...

    Perciò, anche in questo caso, il sovraccarico si guarisce con il riposo, oltre che con gli esercizietti magici. Per la prevenzione, dovete imparare a coordinare bene i movimenti delle ossa per limitare il più possibile la compressione dell'omero contro l'acromion. Ecco come.

    Gli esercizi

    Ok, a questo punto, illustro una serie di esercizi possibili, per la spalla, che io ho provato e che su di me hanno funzionato. Vi prego di capire le logiche e i possibili errori di esecuzione, poi ce ne sono migliaia di altri e Internet è piena di immagini.

    Una piccola noticina per spiegare le foto in bianco e nero stile anni '50. Il modello sono io, a torso nudo, perchè avrei voluto far vedere come si muove la scapola nella realtà. Mi sono filmato, ma i miei fottuti tatuaggi non permettono una visione corretta della scapola.

    Però non avevo voglia di filmarmi nuovamente con la maglietta. In più, avevo un eritema e una abbronzatura da muratore allucinante. Non che mi freghi di apparire un gran figo, ma nemmeno sembrare un pazzo uscito da un bagno penale. Perciò ho eliminato i colori in modo da sembrare normale.


    In questo esercizio utilizzo il trapezio come elevatore della scapola. Questa funzionalità è poco allenata perchè nel lento in piedi prende il sopravvento il deltoide. Saper elevare la scapola permette di posticipare il contatto della cuffia con l'acromion quando l'omero ruota verso l'alto, proprio perchè la scapola ruotando e traslando verso l'alto porta su con se anche la clavicola.

  4. #4
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    Dovete cercar di spingere il bilanciere verso l'alto senza contrarre i deltoidi e i tricipiti. Usate un carico uguale o inferiore a quello del lento su 5-6 ripetizioni, e concentratevi sull'esecuzione. Dovete volontariamente ruotare la scapola, e percepite la differenza fra farlo bene o male a seconda della sensazione di compressione interna alle vostre spalle: più è intensa, peggio lostate facendo.

    Provate a sbagliare: tenete le braccia non completamente estese,con i gomiti più in basso di circa 15centimetri rispetto alla posizione di chiusura, poi estendete le braccia senza usare il deltoide, ora ripetete in maniera corretta e confrontate le sensazioni.


    Questa è la variante unilaterale con gli elastici (unilaterale, wow...). Mi piace usare gli elastici perchè sono un sovraccarico variabile e “nervoso”, nel senso che dovete stabilizzarli altrimenti vi tirano dove vogliono loro.

    Sono assolutamente superiore ai manubri per queste cose, garantito: per tenerli in traiettoria dovrete effettuare dei micromovimenti “intorno” alla linea principale della traiettoria, e questi micromovimenti sono proprio a carico di tutti i muscoletti della spalla.

    La sensazione dopo un allenamento con gli elastici è di... calore dentro la spalla, di decompressione e di massaggio.

    In questo esercizio dovete cercare di mandare il braccio verso l'alto ruotando quanto più possibile le spalle. Dovete “sentire” che la spalla sale, che il braccio va su non solo perchè l'omero ruota, ma proprio perchè la scapola “gira”.

    Anche questo movimento vi insegna a elevare la scapola.

    Cercate di memorizzare queste sensazioni, perchè dovrete replicarle quando farete il lento in piedi: evitare di comprimere la cuffia durante gli esercizi è la miglior terapia, e in più il vostro lento migliorerà perchè utilizzerete meglio i muscoli che avete.

    Ritengo questi due esercizi molto didattici per apprendere il lento in piedi, esercizio dove molti si fanno malissimo proprio perchè nel far salire il bilanciere sottopongono l'omero a rotazioni assurde.


    Questa è una delle tante varianti di extrarotazione: dovete assolutamente concentrarvi nell'uso della cuffia e non di altri muscoli, altrimenti peggiorerete la situazione. Dovete limitare l'uso del deltoide.

    Confrontate la foto qua sopra (l'esecuzione corretta) con quella qua sotto (l'esecuzione sbagliata): l'errore è che il braccio si muove verso l'esterno, oltre che ruotare, e questo significa che sto usando il deltoide e non i muscoli della cuffia.


    Mi raccomando, è assolutamente inutile che voi alleniate la cuffia se eseguite gli esercizi nel modo sbagliato. “Allenare” in questo caso, infatti, non significa “stimolare un muscolo” per rinforzarlo, ma imparare un movimento corretto. Se voi allenate il deltoide peggiorerete la vostra condizione.


    Un'altra classica extrarotazione, anche qui non dovete far prendere il sopravvento al deltoide, come nella foto sottostante.


    Spero che il giochetto si sia capito, altra extrarotazione (e come non dovete fare) qua sotto



    In pratica, l'omero deve ruotare sul suo asse longitudinale, senza spostarsi. Per questo dovete guardarvi in uno specchio, almeno le prime volte.


    Ultima rotazione, in tutte le altre potete tenere l'elastico sotto i piedi, qui dovete ancorarlo ad una maniglia. Notate la posizione della mano, neutra. Se provate in altra maniera la rotazione è molto più scomoda.

    E non fate i fissati sul fatto che un esercizio allena più un muscoll di un'altro... fateli bene e basta.

    Ce ne sono altri 3000, e potete fare gli stessi con i manubri e pochissimo peso.

    Una interessante variante è un circuito di manubri fatto a sedere sulla palla svizzera. La palla crea una instabilità che mette in moto questi muscoletti (vi garantisco che è vero). Utilizzate 3Kg e fate serie di 10 ripetizioni, 30” di recupero, e cambiate esercizio. Che so... una extrarotazione, lento con manubri, altra extrarotazione.

    Un'idea:

    • Un esercizio con bilanciere in 3x8 recupero 1',ogni volt cercate di incrementare il peso (occhio...)
    • un esercizio con i manubri in 3x8 per ogni spalla, 30” di recupero, ogni volta cercate di incrementare il peso (ri-occhio...)
    • 3-5 esercizi con gli elastici, ognuno per 3 serie da effettuarsi in sequenza,1' di recupero fra gli esercizi. In pratica una serie per una spalla,una per l'altra,poi ripetete altre due volte, esaurendo un esercizio
    Variate gli esercizi ogni 3-4 sedute

    Non dovete massacrarvi di acido lattico: fate più serie, fate quello che volete, ma fate ogni ripetizione bene. Dovete imparare a utilizzare certi muscoli, non fare la gara a chi usa il sottospinato con 20Kg sul manubrio.

    Ci sarebbe poi un intero libro da dedicare allo stretching della spalla ma, vi prego, informatevi bene: niente è più traumatico di uno stretching fatto alla “pene canino” per le vostre spalle!
    Osservatevi allo specchio, lo so che voi non sbagliate mai,però,osservatevi.

    Conclusioni

    Non sto a ridire quanto la spalla sia complicata, robusta ma delicata e quanto tutti noi non del settore non siamo competenti per diagnosticarci il perchè di un problema.

    Per allenaarsi a lungo è necessario non sentire mai dolore durante un esercizio. Questa è la prima cosa. Nel caso ciò accadesse è da capire perchè. Sostituire l'esercizio o imparare a farlo meglio.

    Nel caso iniziassero i dolori da sovraccarico, non trascurarli ma analizzarne le cause che solitamente sono il troppo volume o la carenza di equilibrio nei volumi nell'allenamento della spalla. Capite perchè, concedetevi un eventuale periodo di riposo. Poi cambiate il programma.

    Inserite gli esercizi per gli stabilizzatori della spalla ma non considerateli come la magia bianca anti-malocchio: se non correggete tutto quello scritto sopra, non andrete lontano!

    Comprendete il senso degli esercizi, poi dedicategli “un po'” di tempo, ma senza esagerare. Per darvi un'idea, io faccio 15' in una seduta (circa 4 esercizi) e 10' in un'altra (circa 3 esercizi, diversi). In più, cerco di correggere nel tempo il mio programma di allenamento in modo da evitare dolori da sovraccarico.

    Così facendo sono riuscito a tenere sotto controllo la mia spalla sinistra per allenarmi dopo l'infortunio al pettorale, guarendo in corso d'opera da tutta una serie di dolori dovuti alla ricerca del mio corpo di un nuovo equilibrio per compensare i tessuti strappati. Devo dire che per ora... tutto questo sta funzionando!

  5. #5
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    Ottimo Paolo! ormai sei una garanzia

    Qualcosa ho già inserito alla fine dei miei allenamenti, ma approfondirò le sensazioni, di sicuro variando maggiormente e cercando di capire a fondo come c...o lavorano.

    Credo sia un buono e ulteriore stimolo a capirsi mentre ci si muove per alzare la ghisa.

    Più ci si allena (ma soprattutto ci si informa) e più ci si accorge di quanto male ci si puo' fare quando si inizia a usare i pesi, facendo di tutto senza cognizione di causa....ci si.

    Ho scritto abbastanza "ci si"?

  6. #6
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    Ho letto tutto
    E' un 3D indescrivibile per la semplicità dell'esposizione
    L'ho fatto leggere a mio figlio, terzo anno di Scienze della Riabilitazione, è rimasto di stucco. Gli tornerà molto utile nel suo prossimo lavoro!
    Grazie Paolo

  7. #7
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