Puoi trovare degli studi inerenti alla casistica sugli infortuni, ai rischi che si corrono, ad un censimento sull'età biologica reale dei sollevatori del passato o sulla loro mortalità media (sgrat sgrat); puoi reperire commenti, opinioni e ricerche, sempre sindacabili, sulle dosi ottimali di allenamento, sull'opportunità di gareggiare in certe circostanze particolari, ad una determinata frequenza o oltre una certa età; puoi infine estrapolare brani, saggi ed osservazioni sull'efficacia nell'applicazione di taluni programmi, su quanto gli stessi hanno inciso sui risultati dei migliori atleti o in che percentuale hanno contribuito negli anni al progresso delle performance.
Insomma, statistiche, analisi, riflessioni, opinioni....ma non troverai mai degli indici di livello che indichino i limiti umani nel PL, come in qualunque specialità ed attività sportiva come - di fatto - in qualunque attività umana in senso lato.
I limiti sono fatti per essere superati ed anche se questo avviene in misura di grandezza sempre più piccola, fosse anche infinitesimale, tuttavia non esiste una barriera invalicabile predeterminata: dove non arriva la forza sopraggiunge la tecnica, dove si stalla quest'ultima interviene l'evoluzione delle tecniche di allenamento, dove queste si fermano trovi il progresso dei materiali, quello della scienza medica, le mutate condizioni ambientali, socioeconomiche ecc.
Questi progressi creano generazioni di atleti più forti nelle nuove epoche e quindi ricomincia il circuito: forza, tecnica, allenamento, materiali e così via.
Quand'anche esistesse un limite genetico codificato nel nostro DNA, sarebbe nelle capacità atletiche dell'uomo in generale, nell'estrinsecazione delle sue qualità muscolari e non certo nell'applicazione di tutto questo ad una particolare specializzazione sportiva legata - per giunta - a nuove norme regolamentari, altri criteri di classifica, mutati parametri di giudizio convenzionale.
Se fosse possibile conoscere a priori i limiti dell'uomo in un'attività o in un gioco, non si programmerebbe neanche l'attività, non ci sarebbero le gare, le sfide, il tentativo di valicare limiti giudicati tali in passato - con una certa dose di superficialità - dalla stessa scienza e poi regolarmente smentiti, abbattuti e fissati inevitabilmente oltre.
Ci sono stati tanti esempi nella nostra storia sportiva: dall'alpinismo, all'immersione in apnea fino alle prove atletiche di velocità o resistenza.
E' il bello della vita non sapere se vivi o muori, quando il tutto avviene, come e cosa sei riuscito a fare nel frattempo: lo studioso serio cerca di capire ed elaborare il modo di migliorare e creare nuove frontiere, non di trovare "muretti" vicino ai quali sedersi rassegnato; altrimenti il salto con l'asta si farebbe ancora con la canna di bambù ed il limite sarebbe, in quel caso, pressochè assicurato.
L'uomo è limitato - certo - ma ha una dote: si adatta e, adattandosi, si adegua ai limiti propri di quell'epoca (la sua epoca del momento) e pian piano li lima, smussa, arrotonda, modifica fino a superarli o - se non vi riesce - ad aggirarli. Resta sempre un piccolo essere umano limitato ma - in quella sfida tra esseri limitati, che convenzionalmente si è prefisso - inchinandosi alla natura, progressivamente la piega e la adatta a se stesso, ne adatta contemporaneamente la materia che la compone alle proprie, piccole, forse ridicole ma per noi splendide esigenze.
..... e lo fa anche nel powerlifting!
Un saluto![]()



Rispondi Citando
Segnalibri