Forse è l'autunno, forse è il mio persistere in certi errori, forse è il voler abbracciare Andromeda78 per quello che ho letto nel suo post.
Forse è la noia, forsè è il ciocco che arde, forse è il vento che viola l'intimità.
Forse è il malessere del non sentire, forse è la voglia di stare male, forse è il non pensare all'amore che meriti.
Forse sono le castagne che lentamente crepitano su una brace cattiva, forse è il freddo mattutino che intirizzisce la pelle.
Forse è quel calore dei corpi che assente si affaccia, forse è la faccia che rischia di andarsene via.
La malinconia di un qualcosa che senti sulla punta della lingua, impossibile da gustare a pieno: qualcosa di fugace, troppo, ma che è lì, ed ha solo bisogno della giusta chiave per essere raggiunto.
Il ricordo di un sapore, di un profumo, del voler risolvere i problemi.
Il senso di smarrimento davanti a mille porte: scegliere un vestito tra 10.000 non è come sceglierlo tra 10. Non capire cosa vorrai essere, restare nell'oblio del non scegliere.
Mi manca.
Mi manca il piacere fino di tornare a scuola da diplomato a salutare gli altri studenti che ancora devono finire il quinto anno.
Mi manca tornare e vedere le ragazzine che ti avevano eletto "mister istituto", guardarti con ammirazione e sentimento.
Mi manca vedere nei loro occhi la frase: "Lui ce l'ha fatta".
Ce l'ho fatta.
Ce l'ho fatta a capire che non capisco una sega.
Ce l'ho fatta a vedere in me tutto ciò che mi umilia.
Ce l'ho fatta a distruggere flebili rapporti umani.
Ce l'ho fatta a volare solo con la fantasia del nulla.
Ce l'ho fatta a sperare sempre in qualcosa che neanche ricerco.
Ce l'ho fatta a fare dell'immobilità la colla per questa vita.
Ce l'ho fatta a credere che quello che faccio non vale una sega.
Ce l'ho fatta a pensare che gli altri hanno sempre qualcosa in più di me.
Ce l'ho fatta a capire quanto devasta l'invidia.
Ce l'ho fatta.
Ma ancora martello e non mi fermo dal disintegrarmi.



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