E' come una perenne crisi d'astinenza.
Eppure non sto cercando di uscire da una dipendenza da alcool, droghe, o cose varie.
Il tarlo è più a fondo, verso qualcosa di interno che non ne vuole sapere di curarsi.
L'astinenza è dall'amore, dall'affetto cercato e poi respinto.
Troncare i rapporti e fuggire.
Non crescere.
I miei coetanei: chi si è sposato, chi felicemente fidanzato, chi un po' meno felicemente, ma ugualmente assieme ad un'anima compatibile.
Io?
Io me ne sto qui, a rompere le scatole agli utenti che si vedono il mio thread in neretto, a scrivere pur di non trascorrere il tempo assieme agli altri.
Rapporti con gli altri solo al lavoro.
Eppure non ero così.
Ma non so se voler tornare quello che ero, oppure saltare il fosso.
Di certo ciò che ero non l'ho vissuto, ma solo ricevuto pre-digerito, ed è forse per questo motivo che ora sono qui a pigiare i tasti.
Ero spensierato, ma solo perchè non capivo cosa stessi facendo.
Avevo l'amore e sco.pavo come un coyote, con tanto di ululati.
Lei mi amava, e prima ancora di lei, il mio taccuino era fitto di traguardi sessuali raggiunti.
Eppure con gli occhi (malati?) di adesso, capisco che non era amore, che non era desiderio, che non era benessere, ma soltanto morfina.
Era soltanto un immagazzinare esperienze da poter vantare, un po' come quelle donne malate che hanno la mania dello shopping: avere, avere, avere, solo per non sentire.
Era soltanto una gara contro gli altri, visti da me come più belli, più "forti" e più impavidi.
Era soltanto una gara contro i miei due fratelli maggiori.
Era soltanto una gara per dimostare ai miei che anche io ero forte, che anche io potevo raggiungere i traguardi, bruciando le tappe.
Traguardi raggiunti, soddisfazione scemata in cattiveria.
Paura a trovarne di nuovi, conscio che ogni cambiamento porta tempesta.
Allora mi ritrovo a pensare a tutto ciò che è stato, ripercorrendo sempre gli stessi sentieri.
Logore oramai le scarpe, arido il cammino.
Niente più novità da scoprire, e legato dal ricordo me ne resto immobile.
27 anni, dimostrarne 21, sentirsene 60.
Non so fino a quando potrà andare avanti questa esistenza, non so il perchè di tutto questo.
Laura era il mio cuore, ma sono passati 8 anni.
Ora lei non è più il mio cuore, ma ci vive dentro: è NEL mio cuore.
I pensieri di lei, a cavallo tra il volerla indietro e la paura di trovarla in un'altro amore.
Quale indicibile sofferenza sarebbe il voler trovare in un'altra ciò che avevo da lei?
Quale gratificante sollievo sarebbe il liberarsi dai fardelli passati e vivere serenamente un qualcosa di appena nato?
Eppure mi ritrovo a riallacciare quel braccialetto d'argento con inciso il mio nome e sotto il suo, con un cuore trafitto da una freccia.
Ma se il mio futuro si allaccia ad un dannato braccialetto...
Ma se il mio vivere si giustifica con la sofferenza...
Ma se il mio trascorrere il tempo si solidifica nel terrore...
Allora sono proprio inutile allo scopo, allora sono proprio un vagabondo delle emozioni, uno zingaro dei sentimenti lascivi.
Attardato ai blocchi di partenza, sordo allo sparo dello starter, convinto che l'immobilismo e l'apatia siano le fondamenta del mio morire.