A questo punto: perchè il nostro barbaro allenamento funzionava più di quello degli altri palestrari incontrati negli anni? Perchè c’erano dentro, in maniera abbozzata, embrionale, empirica e assolutamente istintiva, delle idee potenti.
Venendo dall’atletica, per noi era normale avere un diario di allenamento. Io usavo un diario di Dylan Dog, Leonardo dei fogliacci, Lorenzo e Gianni nulla perchè non avevano voglia ma scrivevo io quello che facevano e loro bastardi però lo leggevano… Un diario è indispensabile per capire quello che accade. Poche seghe: inutile fare gli scienziati a pianificare il futuro se non ci si ricorda il passato.
Venendo dall’atletica, per noi era normale il concetto di "ciclo di allenamento". Non sapevamo una mazza di microcicli, mesocicli, macrocicli, di periodizzazione, di cose del genere, ma sapevamo che per arrivare ad un risultato c’era una fase di accumulo e una di trasformazione. Non sapevamo perchè, ma ci sembrava ovvio e basta.
In questo modo le nostre schede prevedevano X settimane per arrivare ad un test massimale, passando da 8, poi 8, poi 6, poi 3 ripetizioni o simili. Una progressione che si esauriva in qualche settimana.
L’allenamento era brutale e lo schema sempre uguale: che so… 4 serie di 10 ripetizioni con un certo peso, poi 2 serie da 10 con peso a scalare, tutto tirato alla morte. Tutte quelle pippe di adesso su cedimento si, no, buffer, fatica cumulativa, erano assolutamente sconosciute. Un 4×10 di squat con 3′ di recupero per gente che veniva dai 100-400 metri prevedeva che ogni serie fosse molto tirata, per arrivare alla 4° del tutto alla morte, con un rest-pause in piedi anche se non sapevamo cosa fosse il rest-pause. Poi 2 serie a scalare devastanti.
Dopo, che so… 2 settimane di 4×10 si passava al 4×8 + 2×8, poi 4×6, 4×3. Chiaramente, funzionava. Ma altrettanto chiaramente, arrivati al 4×3 con 5′ di recupero (e questo sì che era a cedimento totale) si faceva un bel botto perchè il volume diminuiva così drasticamente ed era tutto così tirato che in poco tempo ci si bruciava, si stallava, ci si rompeva i coglioni. Non abbiamo mai capito perchè si faceva il botto, ad esempio. L’ho capito oltre 15 anni dopo…
La panca diventava stressante, dai coglioni la panca, giù di lento dietro. Lo squat diventava insopportabile, fuori dalle palle lo squat, giù di stacco. Effettuavamo istintivamente la rotazione degli esercizi, uno dei cardini per evitare lo stallo. Poi ci rompevamo nello stacco, di nuovo squat.
Lo scarico era assente, ma del resto avevamo 20 anni, studiavamo, quando eravamo stanchi facevamo un allenamento di s*****, dormivamo di più, che scarico e scarico…
Chiaro che c’erano un sacco di errori che ci frenavano, non curavamo l’alimentazione, non sapevamo nulla. Semplicemente, entravamo in palestra con un programma, un’idea, e ci massacravamo. Il causa-effetto era presto fatto: dico di fare una cosa, la faccio, il programma funziona. Non la faccio, il programma non funziona. Questa semplicità implica una notevole complessità nel pensare-registrare-confrontare.
Questa semplicità derivata da un’impostazione "sportiva" senza basi di conoscenza era assente nelle palestre che frequentavamo, e noi ci stupivamo di come la gente entrasse in palestra e andasse a caso o facesse sempre le stesse cose. Posso dire che questi barbari metodi antidiluviani sono ancora assenti nelle nostre palestre.
Nella sua semplicità estrema, con tutti gli errori del mondo e le incomprensioni così grossolane da fare tenerezza, questo sistema era coerente: a fronte di una dichiarazione c’era modo di decidere se si stava facendo bene oppure male. Questa coerenza assicurava robustezza.
Come risultati, la forza cresceva, la massa era "sporca" ma c’era. Chiaro, nessuno era svenato, ma gli addominali si vedevano bene, le forme c’erano seppure non enormi.
Il limite era dato dal fatto che eravamo arrivati all’estremizzazione di tutte le nostre conoscenze limitate, perciò alla fine non ci muovevamo di lì.
Senza fasi pianificate, senza tapering, senza scarico programmato, senza una conoscenza del concetto di buffer, di dinamismo, di esercizi complementari, di sticking points o cose simili, alla fine non comprendevamo perchè certe volte si toppava di brutto. Però così facendo i risultati erano enormemente superiori allo standard. Poi ognuno di noi ha iniziato a lavorare, perciò altre variabili sono entrate nel gioco.
Bene. Questo è il mio background. Uno che ha sempre pestato parecchio in quella che è la sua passione da sempre. Uno che nel dubbio fra "fare" e "non fare" ha sempre scelto di "fare". Ma un "fare" di derivazione sportiva, agonistica. Uno che ha anche ottenuto.
Comprendete che per me mi risulta perciò ben difficile comprendere certe scelte, certe motivazioni…
[politically correct mode off]
Io mi sono allenato con profitto 2 volte a settimana per qualche annetto, ma semplicemente perchè ero costretto a fare così. Se posso, mi alleno 3 volte, se posso, 4 volte, se posso, 5 volte. Perchè mi piace, perchè è il mio tempo libero. Poi mi trovo intorno persone che dicono che 2 volte è meglio di 3, che così si ha più tempo fuori dalla palestra, non si è fissati, che si possono fare altre cose… sembra che qui tutti abbiano 3000 interessi al mondo. Ma fare i pesi è il mio tempo libero! Non capisco proprio.
Non concepisco quelli che sono terrorizzati dal superallenamento. Questi signori non sanno di cosa parlano. Io l’ho provato, il superallenamento, quello vero, quello con tutti i sintomi, quello con le analisi sballate. Ci vollero 4 mesi per arrivare a quel livello, 6 mesi per uscirne. Posso assicurare che nemmeno nel più totale dei miei massacri sotto i pesi sono riuscito lontanamente a ridurmi come quella volta. E se non ci sono riuscito io, ben difficilmente ci è riuscito un altro con i pesi. Viceversa, chi fa ciclismo ha buona possibilità di raggiungermi e di passarmi…
Mi mandano letteralmente in bestia i fissati della forma di esecuzione, i pavidi che hanno paura di infortunarsi… Chiaro, nessun pazzo si allena con tecnica scarsa, però, perDio… e osate un pochinino! Una buona tecnica, funzionale e sicura, poi picchiare duro! Ci sono quelli che non si infortunano mai, non si fanno mai male, ma… cosa è un "infortunio"?
Semplice. un infortunio è un impedimento all’allenamento. Viene perchè quando si tira la macchina al limite qualcosa può andare storto. Viene… e basta. Io mi sono infortunato decine di volte. Strappi, stiramenti, contratture, tendiniti. Fanno parte del gioco. Non ho mai avuto però niente di invalidante per la vita di tutti i giorni. Perchè questi "infortuni" sono banalità rispetto a, che so, un’ernia inguinale o vertebrale. E quelle vengono a chi è sedentario, guarda un po’… mentre i menischi fratturati, i crociati devastati vengono ai giocatori di calcetto. L’"infortunio" dei pesi è qualcosa che limita l’allenamento, ma si guarisce, semplicemente non ci si può allenare. E’ una disgrazia, ma in una ottica allargata, non è niente.
Eppure c’è chi è terrorizzato dagli infortuni, li pronostica agli altri. Mah…
Non sopporto quelli-che-non-recuperano, quelli che se fanno 2 serie in più muoiono sul posto, quelli che teorizzano quale capo del deltoide è più stimolato da quale esercizio… per me sono cose inconcepibili. E’ meglio questo o quello per il capo mediano? E fateli tutti e due, no? Siete lì, avete perso del tempo, fateli!
Non sopporto quelli che trovano delle scuse, quelli del limite genetico, quelli del "sono un BB il peso è un mezzo non un fine", quelli del "quello è un fissato" o "quello è un dopato". Tutta questa gente è composta da coloro che non osano, non spingono, non premono, da quelli che non hanno rabbia, non bruciano per ottenere risultati, non entrano in palestra per sparare i pesi dentro il soffitto. No, sono la massa di coloro che trovano delle giustificazioni. Deve esserci un motivo per cui "quello lì" riesce a fare quello che fa, un trucco. Non li sopporto perchè regolarmente quelli che parlano sono peggio di me. Però io regolarmente sbaglio, devo sbagliare.
Infine, mi fanno veramente rabbia, ma tanta rabbia, quelli che potrebbero avvantaggiarsi di tutti i mezzi che noi non avevamo, di internet, delle telecamere digitali, di youtube… e non lo fanno. Mi fanno rabbia i pigri, quelli che non vogliono usare il cervello. Mi fanno rabbia perchè non sanno quanto sono fortunati a vivere adesso, quante possibilità in più di me e dei miei amici hanno.
Vi posso assicurare che se invece di nascere nel 1968 fossi nato nel 1985, a 24 anni avrei fatto ben più di 240Kg di stacco con allenamento casuale, ben di più!
[politically correct mode on]
Ci siete? Fiuuuuuuuuuuu . Bene, sapete con chi avete a che fare ah ah ah ah



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