L’ORGANIZZAZIONE ed il CERIMONIALE dei GIOCHI










Il brano che segue è tratto da “I Giochi Olimpici nell’antichità”, Rapporto Ufficiale stilato in occasione delle prime Olimpiadi moderne, svoltesi ad Atene nel 1896, da Lambros e Politis dell’Università di Atene.



“ Ogni cinque anni Olimpia riprendeva una nuova vita in occasione delle Heraia, feste in onore di Era, alla quale si faceva dono di un nuovo peplo ( velo tessuto dalle sacerdotesse Eleene della dea).
Durante la festa di Era aveva luogo nello Stadio una gara di corsa riservata a giovani fanciulle che percorrevano un sesto della lunghezza dello “stadio”, cioè poco più di 30mt.
I Giochi Olimpici non coincidevano con le Heraia e si svolgevano ogni 4 anni completamente compiuti; ecco perché gli antichi li chiamavano quinquennali.
Parecchi mesi prima cominciavano i preparativi. Gli araldi si recavano nelle diverse città greche, nelle metropoli e nelle colonie, per annunciare l’epoca dei Giochi e per proclamare la tregua sacra. In tal modo una grande folla si preparava per arrivare in tempo ad Olimpia per assistere ai Giochi e per ammirare con l’occasione i monumenti dell’Altis.
Un mese prima dell’inizio dei Giochi arrivavano ad Olimpia gli atleti e i cavalli. Questo periodo di tempo era necessario per provare innanzitutto le qualità atletiche in presenza degli Ellanodici, nel ginnasio di Elis....."




La ricchezza non era una qualità richiesta per partecipare ai Giochi ma si comprende facilmente che le forti spese che si dovevano sostenere per gli allenamenti, le spese di viaggio e soggiorno ad Olimpia, aggiunte al banchetto che il vincitore doveva offrire in seguito ai suoi cittadini, abbiano richiesto una certa agiatezza.
La ricchezza era soprattutto obbligata per quelli che dovevano sostenere spese considerevoli per i concorsi ippici.



".........Qualche giorno prima dei Giochi, gli Ellanodici e gli atleti si recavano da Elis ad olimpia. Il corteo splendido arrivava per la Via Sacra nei pressi di Pyrgos. Gli elleno dici eletti erano seguiti dai funzionari preposti a mantenere l’ordine durante la celebrazione dei Giochi olimpici; in testa a questi ultimi erano gli Aliti, il cui capo si chiamava Alitarco. Venivano subito dopo gli atleti dei Giochi ginnici, i conduttori di carri e i domatori di questi corsieri che dovevano attraversare l’arena dell’Ippodromo olimpico. I maestri degli atleti, i genitori, i loro concittadini, gli spettatori di ogni altra contrada ellenica si portavano in questo giorno nel recinto sacro,per assistere allo splendido spettacolo dell’arrivo di questo corteo, che per essi era un preludio delle emozioni dei Giochi Olimpici.
La folla si portava ad Olimpia percorrendo le sei diverse strade che sboccavano a Pisa; queste strade erano ingombrate da carri e da bestie da soma che trasportavano gli spettatori ed i mercanti; infine l’Alfeo si riempiva di imbarcazioni e di zattere che trasportavano nella vallata sacra coloro che erano arrivati per mare all’imboccatura del fiume.
Il resto della folla era accampata sotto le tende o all’aperto, dentro o fuori dal recinto di Altis. Questa agitazione, queste tende di forme e colori diversi contribuivano a dare ad Olimpia il carattere di una fiera commerciale, mentre gli oggetti d’arte da vendere davano l’aspetto di una Galleria di Belle arti.
Così arrivava il giorno tanto desiderato dell’inizio dei Giochi. In tempi antichi venivano celebrati in un sol giorno, cosa che divenne in seguito irrealizzabile, al punto che nel 472 a.C. il pancrazio durò fino ad un ora avanzata della notte a causa della durata dei concorsi ippici e di quelli di pentathlon; fu quindi deciso che la durata doveva essere di cinque giorni. ”





Abbiamo diverse fonti che ci parlano della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici, della processione iniziale e del giuramento.
Scegliamone alcune e, leggendole, mentre ci rendiamo conto che molte procedure fanno indubbiamente parte di altre epoche, culture e mentalità, tuttavia in alcuni passi che descrivono uno spaccato sociale ci sembrerà quasi di assistere a situazioni attuali.




“ Il grande tempio di Giove Olimpico e tutti gli altri Santuari e templi della cinta sacra, ornati di festoni e di ghirlande, arrossate secondo i riti dal sangue delle vittime, annunciano che siamo all’undicesimo giorno del mese hécatombaion (luglio).
Si intravede lontana una processione alla testa della quale camminano i magistrati della città, i tre Théocoles, gli Spondophores, i Divini e tutta la gerarchia sacerdotale; quindi gli Ellanodici, tutti vestiti di magnifici abiti e di tutte le insegne della loro dignità. Vengono poi i Prosseni, gli ambasciatori delegati delle città.
Tutto questo corteo si dirige verso il grande altare di Giove Olimpico, situato davanti alla cinta sacra di Pelope, tra il tempio di Giove e quello di Metroon.
Una folla immensa, con tanti fiori, segue in raccoglimento questa imponente cerimonia. Il grande sacerdote sale al sommo dell’altare, per offrire con solennità dei propri sacrifici.
A questa cerimonia segue una solenne processione nell’Altis, attraverso i viali di platani ove sono disposti in una piacevole confusione degli altari, delle statue in marmo e in bronzo e dei monumenti di superba architettura. Canti e sirene accompagnati da diversi strumenti risuonano nel silenzio della notte e l’inebriante odore dell’incenso e dei profumi riempie l’animo di una dolce malinconia mista a soddisfazione
Mentre la processione avanza lentamente sotto il chiaro di luna, si va verso lo stadio per sceglierci in tempo un posto avanti, al fine di poter godere di più lo spettacolo dei Giochi che cominceranno prima del levar del sole.
Una folla si è già sistemata nei migliori posti dello Stadio, si agita, parla, gesticola e diffonde attorno gioia e cordialità. Tutti i dialetti, tutti gli idiomi, tutte le età, tutte le città, tutte le rivalità si confondono, si mescolano e fraternizzano. Tutti sono venuti da ogni angolo del globo (allora conosciuto – n.d.r.) per adorare su questa terra sacra il grande Zeus, il Dio nazionale per eccellenza.
I barbari e gli schiavi potevano assistere ai Giochi e alle cerimonie religiose.“

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“Al levar del sole si vede lontano il corteo degli atleti allinearsi dietro i vestiti rossi degli ellanodici, che escono dal grande Ginnasio per recarsi al Senato per prestarvi il giuramento regolamentare. Là, al piede di una statua di Zeus Horkios e sulle membra fumanti di un cinghiale gli atleti prendono il Dio a testimone che si sono allenati per dieci mesi e promettono nello stesso tempo di non far uso di inganni. I genitori e i loro amici fanno lo stesso giuramento.
Terminata questa cerimonia, tutti si raccolgono in un’attesa solenne: gli uni, convinti di andare allo Stadio, indirizzano passando una preghiera a Zeus, poi si incamminano nelle logge dello Stadio che sono state loro destinate e si spogliano, calzano degli stivaletti, si fanno ungere e massaggiare per dare forza ai muscoli.
Il presidente dei giochi e gli Ellanodici prendono i loro posti e un araldo annuncia che gli stadi dromi vanno a gareggiare. “


(tratto da “Le panorama illustré des Jeux Olimpiques” di G. Spyridis – 1969, pagg. 22 e 25).




Nei testi sottostanti, tratti da “Le Jeux Olimpiques” di Monique Berlioz, del 1956 e corrispondenti alle pagg. 13 e 20, abbiamo una descrizione sia della cerimonia di apertura sia di quella di chiusura.




“ La processione olimpica inizia: con vestiti scarlatti gli Ellanodici aprono il corteo. Sono i dieci magistrati scelti nell’Elis, la città che regna in assoluto sui Giochi Olimpici. Il compito degli Ellanodici è pesante.
Dopo aver selezionato gli atleti, essi devono regolare lo svolgimento delle feste e dei concorsi, vigilare per l’ordine nello Stadio e tra il pubblico. Sono infine gli arbitri sovrani dei Giochi.
Sfilano quindi gli atleti, i carri, i professori, gli allenatori, i delegati delle città e dei diversi Stati greci.
Gli atleti si avvicinano alla statua di Zeus, si prostrano ai piedi del Dio degli Dei, poi si dirigono verso il Bouleuterion, dove uno dietro l’altro giurano davanti agli ellanodici di combattere con lealtà.
La cerimonia è finita. Prima di sera gli ellanodici sorteggiano le serie delle prove eliminatorie della corsa veloce, classificano le coppie dei lottatori, assegnano ai carri i loro colori.
L’unica donna che può assistere ai Giochi è la sacerdotessa Demetra, dea della fecondità.”

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“ Il quinto giorno dei Giochi è l’apoteosi. Nel tempio di Giove gli ellanodici mettono le corone di olivo sulla fronte dei vincitori e consegnano loro un ramo di palma, come simbolo di vittoria.
Dopo l’incoronazione dell’ultimo olimpionico, gli ellanodici lasciano liberi i piccioni viaggiatori: è uno sbattimento di ali, di grida ed il cielo è invaso improvvisamente di questi frementi volatili che si spargono per l’intera Grecia
La città di appartenenza degli olimpionici si accingeranno a preparare in allegria un trionfale ritorno ai loro ormai illustri figli. Così, in questa quinta sera, gli eroi del giorno partecipano con parecchi amici ad una festa. Pittori, poeti e scultori, venuti ad Olimpia per curiosità o per far conoscere le loro opere, si felicitano con i vincitori, improvvisano canzoni e recitano le immortali Odi di Pindaro.
Pindaro, l’appassionato geniale aedo dei Giochi Olimpici, che esaltò lo sforzo fisico nei suoi più bei canti. Il fervore che il popolo ellenico aveva per lui era tale che, dopo la sua morte, il seggio sul quale tante volte aveva preso posto a Olimpia, fu installato nel tempio, tra le statue degli Dei. ”




busto di Pindaro