Cosa rappresentavano i Giochi dell’Antichità
Abbiamo avuto modo di vedere nei post precedenti quali fossero le origini mitologiche dei Giochi e da quali fonti possiamo ricavarle e tuttavia è operazione senz’altro più complessa comprendere, calandoci per quanto possibile nella mentalità del’epoca, perché essi siano nati, quale significato recondito celassero e soprattutto cosa rappresentasse una competizione del genere nello spirito sportivo, nella cultura e nella società della Grecia antica.
“ Già nei racconti di Omero e nella civiltà cretese, 3500 anni fa, si trova che una passione dei Greci era organizzare giochi e gare sportive ma è con i giochi Olimpici che lo sport antico, nella tradizione occidentale, trova la sua forma più compiuta.
L’importanza e il valore che i Greci attribuivano a questa manifestazione dimostrano il rilievo che lo sport e l’educazione del corpo ebbero in tutta l’età classica, non a caso il grande poeta lirico Pindaro, nel V secolo a.C., scrisse centinaia di odi per i vincitori olimpici.
Le Olimpiadi erano cerimonie religiose, i giuramenti di lealtà venivano fatti a Zeus e il terreno su cui si svolgevano era un recinto sacro. Da questi Giochi erano rigidamente escluse le donne, che non potevano neppure assistervi come spettatrici e, naturalmente, erano esclusi gli schiavi......”
(continua sotto)

[particolare dal sito archeologico di Olimpia]
- Noi, legati all’immagine delle Olimpiadi moderne, fornitaci da De Coubertin, siamo influenzati da stereotipi che non rispondevano affatto ai principi su cui si svolgevano i giochi antichi e proseguendo ora nella lettura del brano riportato andiamo incontro a sicure sorprese.
“...l’importante nelle Olimpiadi non era partecipare, ottenere un buon piazzamento ma vincere; la gloria spettava solo al primo, per tutti gli altri era la sconfitta, la vergogna.
La partecipazione fu riservata per un certo tempo alla sola aristocrazia, poi si estese gradualmente a tutti gli uomini liberi delle diverse classi sociali.
Anche la provenienza geografica mutò col passare del tempo: da concorrenti della sola Elide (la regione di Olimpia) si passò ai concorrenti provenienti da tutta la Grecia, dalle sue colonie, molti dall’Asia Minore e - nell’ultimo periodo – da tutto l’Impero Romano.
Il dilettantismo durò poco. Le città, che ambivano alla vittoria di uno dei loro ed alcuni mecenati privati iniziarono a sostenere finanziariamente gli atleti per la preparazione alle gare. I premi in denaro si erano fatti via via più sostanziosi e il circuito comprendeva centinaia di gare.
La realtà delle Olimpiadi antiche era senz’altro affascinante ma ben diversa da quella che ci è stata trasmessa dal quel mito di Olimpia costruito in Europa alla fine dell’800.
Per mille anni i Giochi Olimpici, con il loro legame alla tradizione ed al mito, con i loro regolamenti rigidi e conservatori, furono un avvenimento universale per il mondo allora conosciuto.
Va anche sottolineata l’esistenza, per lo più trascurata, delle Olimpiadi femminili, che si svolgevano subito dopo i Giochi maschili ed erano dedicate alla dea Era (la romana Giunone). Di questi Giochi minori la storia non lascia purtroppo molte tracce, poiché i poeti e gli artisti non ne esaltarono le protagoniste”.
(integralmente tratto da “ Lo sport” di Luciano Minerva – 1982).
Abbiamo dunque letto in proposito al divieto di partecipazione delle donne, cui erano riservati dei Giochi a parte dei quali, peraltro, è stata tramandata solo la denominazione.
Proviamo però a vedere più in particolare una summa del Regolamento dei Giochi, attraverso l’elenco che segue:
“ Ecco alcuni dei principali articoli del Regolamento
1- Sono esclusi dai Giochi gli schiavi e i barbari, cioè gli uomini che non possono dimostrare la loro qualità di Elleni e di uomini liberi,
2- Sono esclusi inoltre da tutte le gare gli uomini che abbiano riportato delle condanne penali, i sacrileghi ed in particolare i cittadini di quegli Stati che non pagano le multe poste loro dai giudici,
3- Tutti i concorrenti devono farsi iscrivere prima del limite fissato dalla legge, compiere nel Ginnasio di Elide la preparazione necessaria, subire e preparare il prescritto esame, prestare il giuramento legale,
4- E’ dichiarato fuori concorso chiunque giunga in ritardo,
5- E’ fatto obbligo alle donne maritate di non mostrarsi nell’Altis o nei dintorni in occasione delle grandi feste: tutte le donne che saranno sorprese nel detto limite o che abbiano oltrepassato l’Alfeo saranno prese e precipitate dal monte Tipeo, :twisted:
6- E’ severamente vietato mostrarsi sleali con i propri avversari,
7- Sarà colpito da verghe chiunque cerchi di corrompere i giudici,
8- Tutti i concorrenti insoddisfatti delle decisioni del giudice possono appellarsi al Senato di Olimpia e far condannare il giudice colpevole, a proprio rischio e pericolo. “
( tratto da “ Mito e storia delle Olimpiadi “ di Antonio Garofalo – 1923).
Insomma, come possiamo notare, vi sono molti punti in comune con i cardini degli attuali regolamenti, nonostante i millenni di differenza: per motivi pratici era già invalsa l’abitudine delle pre iscrizioni, era contemplata la possibilità di presentare ricorso, erano delineate delle forme di selezione, venivano puniti ritardatari e concussori ed era persino previsto in embrione una specie di responsabilità individuale e civile del giudice!
Magari, vi era forse un po’ di severità eccessiva per le donne coniugate che bramassero osservare altri uomini nudi.

Se questi erano comunque una cospicua parte di prescrizioni e divieti, è altrettanto interessante esaminare quali fossero i requisiti per la partecipazione, richiesti al fine di evitare un eccesso di istanze in tal senso e mantenere nel contempo elevato il livello tecnico della competizione.
“ Chi voleva partecipare ai Giochi doveva annunciarsi alcun tempo prima presso l’autorità Elea e prestare un giuramento nel Bulenterio dell’Altis, dinanzi all’altare di Giove Orcio.
Il giuramento conteneva, tra le altre cose, l’assicurazione di essersi convenientemente esercitato almeno 10 mesi negli agoni ai quali voleva prender parte e la promessa di non commettere nei Giochi alcuna slealtà.
Per la preparazione di 10 mesi, l’Elide stessa aveva i suoi ginnasi ma non era prescritto di prepararsi proprio in quelli. Aveansi nell’Elide esercizi preparatori di trenta giorni, ai quali erano tenuti tutti quelli i quali per la prima volta esponevansi al cimento ”.
( tratto da “Antichità greche” di G.F. Schoemann, trad. da R. Pircher – 1877 ).
“ Gli ellenodici o ellanodici erano magistrati pubblici incaricati di organizzare e dirigere i Giochi Olimpici. Dapprima ce ne fu uno solo, poi due, infine il numero fu fissato a dieci. Portavano abiti orlati di porpora, venivano nominati dieci mesi prima dell’inizio dei Giochi e grandissimi erano i loro poteri. Selezionavano e allenavano gli atleti e premiavano i vincitori. “
( tratto da “ La ginnastica di Filostrato” , trad. da V. Nocelli – 1955).
“ Prima di disputare le gare, un araldo chiama uno ad uno i concorrenti nello Stadio. Un applauso saluta ogni nome. Poi solennemente si rivolge al popolo: ^Qualcuno di voi può rimproverare ad uno di questi atleti di non essere di nascita pura (greca) e di condizione libera o di essere stato in carcere o di essere di indegno costume?^. Un grande silenzio cala sullo Stadio, ancora una volta gli ellanodici avevano condotto le loro inchieste con cura: essi non ammettevano un atleta che non fosse un vero greco, così le prove possono avere inizio.”
( tratto da “ Le Jeux Olimpiques” di Monique Berlioux).
Riguardo invece all’aspetto non certo secondario del professionismo sportivo, bandito nella codificazione delle Olimpiadi moderne, vediamo cosa possiamo appurare dal brano seguente.
“ L’agonistica, nel corso del V secolo a.C., subì cambiamenti e la vittoria nelle gare panelleniche portava al vincitore non solo grande fama ma pure un certo vantaggio materiale. Oltre al premio in denaro, che era stato fissato in Atene dai tempi di Solone, egli aveva la vita assicurata a spese della città e qualche volta anche quella della famiglia dopo la propria morte.
Appaiono sulla scena i primi allenatori professionali e questo fa si che si introduca nell’attività agonistica quel primo substrato che contribuì alla nascita del professionismo, le cui radici cominciarono a fissarsi dopo la metà del V secolo d.C., quando la democrazia ateniese apriva la strada ai nuovi e più uniti ceti sociali verso l’educazione fisica.
Nel professionismo si è visto la degenerazione della vecchia natura agonistica, lo spegnersi del fuoco dell’antico ideale e del [sorgere dello] scopo dell’atleta che non si limitava più alla fama o alla difesa della patria ma all’ambizione personale.
Nascono quei tipi di atleti detti periodonici (coloro che avevano ottenuto la vittoria nei 4 Giochi Panellenici: Olimpici, Nemei, Istmici e Pitici).
Le gare con il tempo si trasformarono in spettacoli, dove erano più numerosi i cittadini che assistevano rispetto ai partecipanti. “
( tratto da “ L’agonistica sportiva nella Grecia antica” di Bronislaw Bilinski – 1959)

[dal sito archeologico di Olimpia]
Nel corso dei secoli sarebbe quindi sostanzialmente mutata la natura ed il significato dei Giochi, che sarebbero progressivamente evoluti da una manifestazione di atletismo del singolo e dalla forte caratterizzazione di rappresentatività della propria città - che spingevano all’origine ogni maschio giovane ed in salute ad aspirare a mostrare la propria bravura ed il proprio valore - ad uno spettacolo ludico neppure esclusivamente sportivo (come possiamo leggere appresso).
Il mutare dei tempi e dei costumi, un benessere acquisito ed una popolarità consolidata avrebbero trasformato un agone di puro spirito competitivo, quale quello che possiamo tutt’oggi trovare nelle discipline sportive dilettantistiche minori o di nicchia, in un evento circense o mediatico (per l’epoca ovviamente) di grande richiamo.
“ Dopo l’80^ Olimpiade alle gare ginniche si aggiunsero i concorsi letterari ed artistici, cioè gare poetiche, musicali e letterarie. Si ebbero così discorsi ben studiati che celebravano fatti storici, detti anche panegirici e convennero ad Olimpia letterati famosi a leggere passi delle loro opere.
Ricordiamo tra gli storici Erodoto e fra gli oratori Lisia. “
( tratto da “ Storia dell’Educazione fisica” di Pietro Romano).
Del resto non c’è poi molto da stupirsi di queste significative trasformazioni, se consideriamo l’enorme lasso di tempo di oltre mille anni che separa l’inizio delle Olimpiadi antiche dalla loro fine.
Pure il carattere “panellenico”, ovvero il corrispettivo del concetto odierno di universalità dei Giochi che - allora - poteva estendersi a tutto il mondo civile (ellenico ed ellenizzato conosciuto), fu una conquista graduale, non riscontrabile subito agli albori dei Giochi.
“ Le prime Olimpiadi furono una faccenda paesana e locale: il carattere panellenico crebbe poco a poco.
Una memoria di Luigi Moretti registra nomi di 944 vincitori tra il 776 a.C. ed il 287 d.C., per complessive 369 Olimpiadi, mentre ne aggiunge altri di data molto incerta: in tutto 1029. Dei primi 53 nomi, relativi alle prime 33 Olimpiadi, 39 sono atleti peloponnesiaci, ossia della penisola in cui si trova Olimpia. Il primo olimpionico non peloponnesiaco è Orrhippos di Megara, vincitore dello stadio alla 15^ Olimpiade nel 720 a.C. In quella stessa Olimpiade lo spartano Akanthos (Sparta è nel Peloponneso) vinse il dolichos, la corsa di fondo disputata per la prima volta, inaugurando la serie delle vittorie spartane…..
Ma per dare il senso del crescente panellenismo dei Giochi, valgano queste tre notizie: alla 23^ Olimpiade (388 a.C.) si disputa per la prima volta il torneo di pugilato e vince Onomastos, che è un greco di Smirne (Asia Minore); alla 25^ Olimpiade (680 a.C.) corrono per la prima volta le quadrughe e vince Oagondas di Tebe, nella Beozia; nella 33^ Olimpiade, essendo stata introdotta la nuova specialità del pancrazio (tipo di lotta, n.d.r.), vince Lygdamis che viene da Siracusa, colonia in Sicilia”
( tratto da “ Così splendeva Olimpia “ – AA.VV. , a cura di Antonio Gnoli, 1985).
...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...
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