Quando non esisteva il Palazzetto
Nel post precedente abbiamo manzionato il bosco che circondava il recinto consacrato agli dei e perciò considerato anch’esso sacro.
Intorno a tale bosco, detto Altis, dove sorgevano appunto i principali edifici sacri di Olimpia, vi era un muro di cinta dal quale si aprivano quattro porte utilizzate, rispettivamente, la prima per il passaggio dei cortei, la seconda per introdurre all’Ippodromo, la terza che conduceva al Ginnasio e la quarta verso lo Stadio; vi era poi una porticina più piccola per i sacerdoti nelle celebrazioni ufficiali.

Il GINNASIO
Subito fuori del bosco Altis, transitando come detto dalla terza porta, si apriva la Palestra o Ginnasio di Olimpia, luogo pubblico corrispondente approssimativamente all’odierno Palazzetto dello Sport, dove gli atleti erano dediti agli esercizi ginnici.
In realtà i termini palestra e ginnasio per certi versi si equivalgono e confondono, anche se palestra era più generico e inteso come luogo di allenamento, mentre l’accezione di ginnasio deriva dalla voce del greco arcaico “gymnaze”, che voleva dire “denudarsi”.
Sicchè il ginnasio divenne l’edificio pubblico dove gli atleti si oliavano e massaggiavano per praticare quegli esercizi ginnici - come la lotta, il disco ed altri - che solitamente si effettuavano spogliati.
Infatti ci dice Marziale: “in questa parte ci sono il ginnasio, le terme, lo stadio: ritirati, ci spogliamo e bada a non sbirciar gli uomini nudi”.
Nell’antica Grecia “nel periodo primitivo esistono soltanto semplici stadi per la corsa, nel secondo periodo arcaico si aggiungono alcune rudimentali palestre per la lotta, quindi nel cosiddetto “periodo ellenico” la palestra è rappresentata in una forma completa , quale ce la descrive Vitruvio. Così i periodi dell’arte seguono lo stesso processo evolutivo della ginnastica”.
(tratto da “La ginnastica nell’arte greca” di Michelangelo Jerace).
Nel brano che segue abbiamo una significativa descrizione della Palestra di Olimpia che ci mostra come, al suo interno, fossero previste delle strutture che potremmo facilmente assimilare ai nostri spogliatoi, sala massaggio e fisioterapia; inoltre alcune loro usanze, benché atleticamente primordiali, non sono poi così diverse dalle nostre necessità di utilizzare - a seconda dei casi - pomate, borotalco o magnesio:
“La palestra era un grandioso edificio a pianta quadrata, con colonnato ed un atrio centrale di mt. 41 di lato, circondato da un quadruplice colonnato dorico avente scalmanature solo nella parte dell’atrio in cui avvenivano gli esercizi di lotta, pugilato e salto.
L’atrio lungo mt. 24,20 e largo mt. 5,44 era circondato da un canale di scolo ed aveva a nord una parziale pavimentazione fatta di mattoni che presentavano leggere scanalature, in modo da prevenire che i piedi nudi dei pugili scivolassero.
Nell’esedra centrale dell’ala nord è da riconoscere l’Ephebeion, di cui ci da notizia l’architetto romano Vitruvio e nei due ambienti attigui la sala di unzione o Eliothesion e quella in cui si frizionavano con la sabbia o Konisterion.
L’ambiente chiuso nell’angolo orientale costituiva la frigida lavatio, ossia il bagno freddo, mentre la sala a nord dell’ingesso sud occidentale era l’Apodyterion, cioè il luogo dove gli atleti deponevano le vesti.
La parte interna della Palestra era la sola ad essere costruita in pietra, il resto era tutto in mattoni. La parte superiore dell’edificio era riccamente ornata con pitture”.
(tratto da “Il Santuario dei Giochi Olimpici” di Maria Santangelo, 1960).
Lo stadio era inizialmente una parte del ginnasio e divenne poi costruzione a se stante quando, anche grazie ai Giochi Olimpici, le discipline atletiche aumentarono e le gare di corsa ebbero una tale diffusione da necessitare di un impianto indipendente.
Allo stesso modo la palestra, intesa come costruzione autonoma e come già possiamo vedere essere al lato del recinto di Olimpia, intendeva la pratica di discipline “ di sala” (il moderno fitness indoor - n.d.r.) diverse dalla corsa e da altri sport bisognosi di maggior spazio, mentre il termine ginnasio passava a rappresentare un complesso di impianti sportivi
Addentriamoci allora in un’ illustrazione ancora più dettagliata del Ginnasio Palestra di Olimpia, sempre tratto dal “Santuario dei Giochi Olimpici” della Santangelo, dove, come fossero problemi attuali, è persino contemplata la necessità di un pistino coperto:
“ Il Ginnasio si compone di due lunghi portici che circondano una vasta piazza insabbiata dal Kladeos (il fiume, n.d.r.). Dei portici a nord e ad ovest non sono state trovate tracce; l’estremità del portico meridionale è stata portata via dalla corrente del Kladeos ma, da quanto rimane, apprendiamo trattarsi di una semplice galleria con colonnato dorico che, all’estremità orientale, comunicava con un ambiente a scalini avanti al quale, in linea con la strada, trovasi una vasca.
Nel punto di unione dei due portici era un ingresso monumentale posto di fronte alla porta nord ovest dell’Altis (il bosco n.d.r.)…(omissis)…………..All’altezza della terza colonna centrale di ciascuna estremità sul pavimento erano indicate le linee dei buchi destinati a ricevere i pali dell’Aphesis e poiché la distanza è quella dello “stadio” olimpico (cioè 192,27), questa galleria veniva utilizzata per gli esercizi della corsa, allorché il tempo era cattivo.”
Nel Ginnasio di Olimpia era inoltre riportata la lista ufficiale degli Olimpionici e delle Olimpiadi insieme a numerose statue di atleti.
...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...
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