la ovvia, quasi scontata premessa è che l'università italiana notoriamente non funziona... ha pochi soldi e vengono usati mali, i pochi che vengono usati bene vanno a formare menti che probabilmente andranno poi a lavorare all'estero, giustamente visto i mezzi e le condizioni di lavoro proposti in italia rispetto ad altri paesi... giusto per fare un'esempio classico la studentessa di fisica di qualche anno fa: laureata con un'eccezionale tesi sui semiconduttori, in italia proposta di ricerca di 40k euro, dagli USA 4 milioni di dollari...
tutto questo sicuramente all'ombra di sprechi e mal costumi, dove i professori si avvinghiano alle cattedre allo stesso modo dei politici con le poltrone... con ovvi favoreggiamenti e mal costumi di vario genere, tra cui cattedre o interi corsi di laurea creati per metterci gli amici, o al massimo cercare di accallappiare il maggior numero di iscritti, senza però un vero progetto formativo (negli ultimi anni, nessuna università neanche quelle cofinanziate da confindustria o privati, ha mai creato una facoltà o corsi di matematica, fisica, chimica, scienze dei materiali, che sono poi le risorse concettuali chiave per la crescita industriale...).
insomma la situazione attuale è davvero pessima...

arriviamo al punto. primo, per l'università si parla di legge 133. secondo la 133 non è una riforma... non riforma nulla... si articola in 3 punti fondamentali: 1) taglio di 1.500 milioni del fondo di finanziamento ordinario (più un'altra serie di tagli che cmq vanno a gravare sull'università, un'esempio su tutti i contributi di residenza) 2) blocco del turnover al 20% 3) la possibilità di trasfomrare le università in fondazioni private...
notazioni sparse: le università non vengono finanziate dallo stato per efficenza ma per numero di studenti...
il taglio colpirà quindi tutti nello stesso modo, bravi e cattivi.
già dal prossimo anno molte università non arriveranno a chiudere il bilancio, e nei prossimi anni probabilmente nessuna.
chiusa una facoltà (ad esempio per necessità di bilancio) sarà molto difficile riaprirla, per questioni di fondi e componenete umana...

in fondo a tutto si vede in serio rischio l'esistenza stessa dell'università pubblica italiana, cosa gravissima!! il passaggio a fondazione sarebbe obbligato per molte, e avrebbe ad esempio come naturale accadimento la levitazione delle rette annuali, nonchè una serie di tagli a corsi, facoltà e ricerca dettati dalla semplice convenienza di bilancio (come abbiamo esemplificato prima la lungimiranza in questo paese è merce rara).
i problemi dell'università non possono quindi essere usati come scusa, giustificazione di una simile stroncatura del sistema, senza per l'appunto riformare alcun che.

al di la di quella che è stata la movimentazione studentesca, che la faccenda sia grave e non una bella occasione per i fannulloni di rompere la balle è che tra i molti interventi alle varie assemblee ci sono stati anche moltissimi professori e sopratutto anche rettori degli atenei, da cui provengono la maggior parte delle questioni sopra esposte.