I muscoli che muovono l'omero

In questa trattazione mi concentro su quelle che sono le “cose che ci interessano”, in primis dare un'idea del funzionamento della spalla. Perciò, oltre all'incompetenza generale, tendo anche a semplificare concetti che, sebbene interessanti per chi del mestiere, sono in fondo non rilevanti..

In questo caso, tendo a “diminuire” i muscoli che muovono l'omero, in modo da poter dare un quadro del funzionamento del “mezzo meccanico”.


Considero come motori dell'omero il pettorale (grande pettorale), il grande dorsale, il deltoide. Questi potenti muscoli sono coadiuvati da tutti gli altri che elencherò perchè come sempre, il ruolo di ogni elemento motore del corpo umano non è mai perfettamente definito e ciò che muove può anche stabilizzare, a seconda dei contesti.

A parte l'anatomia di questi muscoli, l'elemento da sottolineare è l'aspetto funzionale: pettorale e dorsale sono intraruotatori dell'omero, come si vede dalla loro inserzione rispetto all'omero stesso (disegno in basso, dove i cerchi neri rappresentano la testa e il corpo dell'omero)

  • Il pettorale sposta in avanti l'omero (lo flette) e all'interno (lo adduce e contemporaneamente lo intraruota)
  • Il dorsale sposta indietro l'omero (lo estende) e all'interno (lo adduce e contemporaneamente lo intraruota)
  • Il deltoide ha una funzione di abduzione dell'omero, e può intra o extra ruotarlo a seconda del tipo di movimento.
Stabilizzazione della spalla


Consideriamo i due disegni in alto dove ho disegnato un bel deltoide che si contrae per far abdurre l'omero (per mandare in alto la mano... marò questi nomi, abdurre, addurre... ma parliamo come mangiamo, dài...)

Il deltoide si contrae e l'omero ruota. Ma... chi lo tiene fermo? Perchè il deltoide tira e oltre alla rotazione provoca anche uno slittamento verso l'alto, perciò l'omero tenderebbe ad allontanarsi dalla cavità glenoide e la grande tuberosità andrebbe a fracassare la volta acromiale.

Ma la Natura mica è fessa... nel disegno sottostante ho indicato due degli stabilizzatori dell'articolazione scapolo-omerale, il sovraspinato e il sottospinato. Questi due muscoletti decorrono uno sopra e uno sotto la spina scapolare, si inseriscono sulla testa dell'omero (come vedremo) da un lato e dall'altro sul lato della scapola rivolto verso la spina dorsale. Quando il deltoide si contrae, deprimono (cioè abbassano) la testa omerale, tirandola verso la cavità glenoidea. In questo modo l'omero non batte sull'acromion e la testa dell'omero non si allontana.

La scapola è perciò una superficie dove si ancorano i “tiranti” che tengono fermo l'omero. Questo è il motivo per cui la scapola ha questa forma piatta e triangolare: deve essere sufficientemente larga e lunga perchè i tiranti abbiano spazio sia per le loro masse, sia per contrarsi. In più, la forma della scapola serve per un aggancio ottimale ai suoi tiranti!

Semplice e geniale!


Ecco pertanto tutti gli stabilizzatori dell'articolazione scapolo-omerale: tutti i tiranti dell'omero. Il disegno in basso mostra le inserzioni di questi muscoli sulla testa dell'omero.

Il sottoscapolare si trova sulla faccia posteriore della scapola (quella a contatto del torace) ed è un intraruotatore.

Piccolo rotondo, sovraspinato, sottospinato sono tutti extraruotatori dell'omero, il grande rotondo è un intraruotatore

Tutti questi muscoli oltre a stabilizzare l'articolazione contribuiscono anche al movimento dell'omero stesso: non vorrei darvi una visione a compartimenti stagni. Tanto per dire, il sovraspinato partecipa all'abduzione dell'omero.

Stabilizzatori e motori



Per concludere la carrellata sui muscoli della spalla, ecco dei muscoli che hanno sicuramente funzionalità mista, di stabilizzatori e di motori dell'omero.

Il capo corto del tricipite partecipa al movimento dell'avambraccio insieme agli altri due capi del tricipite stesso, ma è collegato prossimalmente non all'omero ma alla scapola. Perciò “tira” l'omero verso la scapola, con funzione stabilizzatrice. Il capo corto estende anche l'omero, cioè ha funzione motrice.

Nella parte frontale troviamo il coracobrachiale che si articola sull'omero e sul processo coracoideo, quel “gancio osseo” che si trova sulla scapola.. Sempre sul processo coracoideo si articola il capo corto del bicipite. Entrambi i muscoli sono motori per l'omero ma contemporaneamente “tirano” l'omero contro la cavità glenoide.

Il capo lungo del bicipite ha un tendine che scorre nella cavità bicipitale, un solco che scorre fin sopra la testa del femore. Il capo lungo, pertanto, “tira” l'omero lateralmente, verso la cavità glenoide, e esercita una potente azione stabilizzatrice dell'omero, specialmente nei movimenti di abduzione.

Se credete che tutto questo sia complicato, sappiate che ciò è una rappresentazione semplicistica dell'articolazione!

Non ho accennato al piccolo pettorale che si articola su processo coracoideo e sulle costole, e ha funzione di abbassare la scapola (e di elevazione delle costole), non ho parlato del muscolo succlavio, non ho parlato di tante altre cose!

La cuffia dei rotatori

Finalmente, la cuffia! I tendini degli extrarotatori (sovra e sottospinato, piccolo rotondo) si uniscono in una zona unica formando uno strato fibroso che avvolge la testa dell'omero come, appunto, una cuffia. La cuffia pertanto è formata dai tendini di muscoli che agiscono con uno scopo comune: extraruotare l'omero.Poi,ognuno di loro è specializzato anche in altre funzioni: ad esempio il sovaspinato interviene nell'abduzione dell'omero anche come muscolo motore oltre che come depressore della testa omerale, mentre il piccolo rotondo partecipa all'adduzione.

La cuffia ha una funzionalità complessa, però risulta evidente l'impietoso confronto con i complementarti intrarotatori, quali il pettorale e il dorsale che sono muscoli potentissimi al confronto di quelli della cuffia stessa!