D'improvviso bastano poche note per far uscire qualcosa da dentro.
Accendi una sigaretta, l'ennesima.
Senza pensarci su, tiri boccate.
Ingurgiti qualcosa di estraneo, per il solo desiderio di trascorrere con qualcuno che non c'è un tempo che non vivi.
Senza riflesso lo specchio di fronte.
Un sibilo all'orecchio.
Un sussurro voluto e cercato.
In questo momento ci sei solo tu a dipingere una tela con colori nascosti.
Pian piano cresce dal dentro una luce che ti rasserena.
Tanto poi per spegnerla il tempo ci sarà.
Vorresti non finissero mai queste note al tuo timpano.
Vorresti il colore della gioia a dipingere i tuoi vestiti.
Imbiancare pareti su una casa da vendere.
Vedendo il nero all'interno.
Finisce intanto la sigaretta: veleno amico sul portacenere.
Non senti il bisogno, negando il bisogno.
La realtà delle cose è un orologio mai fermo.
Il tempo che lascia nulla tra le mani.
Evitare di filtrare, evitare di saltare.
Girare il polso a controllare l'ora: le lancette scorrono, ma la tua esistenza si è fermata a quasi 10 anni fa.
Come cercare una porta in una stanza buia.
Tastare pareti luride e accorgersi che lo sporco ti è amico.
La porta c'è, la stanza è piccola.
L'esistenza lo è sempre di più.
Come può una situazione di vita vissuta, imprigionare il vivere futuro?
Come può l'essere a questo mondo, divenire schiavo di qualcosa che non c'è più?