" Olimpia, così conosciuta dagli antichi scrittori, non fu mai una città: ma chiamavasi in tal modo quel tratto sulla sponda destra dell'Alfeo, 16 odierni chilometri circa prima della foce di questo fiume nel mare e 37,5 ca. distante da Elide, il quale era sacro particolarmente a Giove e dove celebravansi, ad onore di questo Nume, feste rinomatissime che si conoscono col nome di Giochi Olimpici.
Olimpia oggi è in parte occupato da un villaggio denominato Antilla. "



(tratto da "Elementi di archeologia" di Antonio Nibby).








Olimpia: dove era e come era



“…..la pianura arrossata dall’Alfeo, il luogo in cui il fiume riceve il suo affluente Kladeo, che discende dalla montagna dell’Elide; ai suoi piedi la vallata di Olimpia, che gli antichi scelsero come posto migliore per la celebrazione dei loro Giochi e delle loro feste e che consacrarono al padre degli Dei: Zeus Olimpico.
Olimpia non ebbe sempre lo stesso aspetto attraverso le età; essa fu teatro di vari cambiamenti. Gli antichi edifici furono più volte rinnovati e nuove costruzioni si aggiunsero alle antiche.
I nuovi scavi ci hanno fornito elementi che ci permettono di completare le notizie che ci ha lasciato Pausania e di determinare con più precisione l’epoca nella quale furono edificati i diversi edifici di Olimpia.
Questi scavi ci hanno anche permesso di risalire più in alto, poiché essendo stati gli scavi portati in profondità di sette metri in diversi punti, si è potuto rilevare l’Olimpia tale e quale era prima dell’istituzione dei Giochi, in quell’epoca preistorica che si perde in una rete di leggende meravigliose.
Si sono scoperti in certi luoghi degli ammassi di ex voto, in terra cotta e in bronzo, che ci indicano il piazzamento di antichi altari, attorno ai quali si riunivano gli abitanti dei dintorni di Olimpia per adorare le divinità che erano venerate in questi luoghi.
Con molta probabilità queste divinità erano: Zeus, Hera, Rhea la madre degli Dei, Kronos, il cui altare sorgeva sulla collina che prese appunto il nome da questo Dio e fu chiamata Kronion.
Il recinto consacrato agli Dei era circondato da una semplice siepe. Numerosi alberi formavano un bosco, da dove venne il suo nome Altis. Ai rami degli alberi si attaccavano gli ex voto e, quando il vento agitava gli alberi, il mormorio delle foglie si univa al rumore degli ex voto, che urtandosi producevano suoni misteriosi, nei quali i pellegrini cercavano di cogliere gli oracoli divini.
Con il tempo gli altari si moltiplicarono nell’Altis. Se ne costruirono parecchi in pietra o in mattone ma gli altari primitivi, composti da cenere, furono conservati come venerabili testimoni del culto preistorico.
Il più grande di tutti gli altari era quello di Giove Olimpico, del quale non resta oggi che qualche blocco di pietra, che non può servirci che a determinare in maniera precisa il posto di detto altare. "







".…La vallata così bella e caratteristica in cui sorge Olimpia apparteneva nell’antichità ai Pisati o abitanti la città di Pisa (ovviamente non si intende la città italiana, n.d.r.) ed era situata a circa mezz’ora di distanza ad est di Olimpia.
La dominazione dei Pisati si estendeva su tutta la vallata dell’Alfeo all’epoca in cui, prima della discesa dei Dorici, il Peloponneso apparteneva agli Achei.
I Pisati pertanto non furono i primi abitanti della vallata di Olimpia, che avendo seguito le diverse vicissitudini delle altre contrade elleniche, aveva assistito dai tempi più remoti a numerosi cambiamenti di popolazioni sconosciute alla storia.
Nei tempi più antichi, la vallata dell’Alfeo vide succedersi: Pelasgi, Fenici, Jonici, Cretesi, Achei ed Etoli.
L’Elide facilmente abbordabile all’imboccatura dell’Alfeo, che era navigabile per 5 chilometri e galleggiabile fino ad Olimpia, offriva una facile conquista a quelli che volevano tentare di cacciare coloro che fino ad allora ne erano stati i possessori. "



(Integralmente tratto da “I Giochi Olimpici nell’antichità”, di Lambros e Politis dell’Università di Atene).