Il raw è sicuramente più immediato e facile da apprendere, più semplice ed economico da eseguire e soprattutto meno condizionante e stressante a livello nervoso, mentale e articolare, oltre a rientrare nelle categorie logiche del frequentante medio delle palestre e dell'atleta amatore che corrispondono ad un'entità numerica di gran lunga superiore rispetto all'agonista specialista.
Tutti nasciamo raw e poi, semmai, ci trasformiamo in atleti equipped o perlomeno ci adeguiamo all'attrezzatura; quindi direi che è normale che molti, per svariati motivi, restino ungeared e che pure buona parte degli attrezzati possa svolgere un'attività bivalente.
Il punto focale però è un altro.
Fin tanto che il powerlifting era sport praticato da pochi intimi, era scontato che costoro gestissero la disciplina nella maniera che ritenevano più consona alle loro peculiari attività ed ai valori individuali.
Il momento in cui il pl, pur restando sport di nicchia, ha aumentato la propria diffusione andava messo in preventivo che esso divenisse patrimonio sportivo ed atletico di una fetta molto più ampia di utenza che lo predilige ma che tuttavia non vuole o non può praticarlo nelle modalità scelte dall'elite, in particolare dai team più tradizionali.
Si presentavano a questo punto due strade: rinchiudersi in un miope rifiuto di questa realtà, che avrebbe significato il contraltare preciso e speculare di coloro che altrettanto ottusamente proclamano autentico solo la versione raw e ridursi ad una setta ristretta e ieratica di seguaci a tutti i costi dell'ideologia attrezzata da contrapporre alla versione casareccia e populista del ritorno ad un powerlifting in canottiera e calzoncini, di probabile favore e attecchimento popolare ancorchè di levatura e spessore tecnico inferiore.
La seconda strada - probabilmente la più avveduta e lungimirante - era quella di riunire e comprendere in un unico grande movimento tutte le diverse mentalità ed applicazioni delle power lifts, lasciando che ciascuna ottenesse e sviluppasse i favori che meritava ma senza disperdere le già abbastanza esigue forze.
Nel primo caso si rischiava di relegare il powerlifting equipped ad attività di pochi eletti, incomprensibile ai più e destinata forse a scomparire o perlomeno a perdere molta visibilità a vantaggio di scelte di più facile attecchimento e pratica.
Inoltre, il rischio maggiore era quello di servire su di un piatto d'argento il fenomeno raw, sicuramente più popolare e festaiolo, al monopolio di sigle poco rappresentative, prive di alcun riconoscimento e dalle precarie per non dire risibili capacità organizzative, che tuttavia avrebbero sfruttato la maggior maneggevolezza del prodotto.
Sarebbe come se il calcio o l'atletica non svolgessero attività amatoriale, con la differenza che essendo il powerlifting sport di minor richiamo tale scelta avrebbe implicato la sua scomparsa a certi livelli.
Prevedendo invece saggiamente le due modalità geared e ungeared affiancate e praticamente sullo stesso piano si da la possibilità all'una di essere di sostegno per l'altra, agli atleti di praticare entrambe sotto la medesima egida ed unico tesseramento, ai tecnici di coinvolgere gli atleti in un unico gioco di squadra, alla Federazione di razionalizzare le spese nell'allestimento di più contest e, soprattutto, si evita che qualcuno possa furbescamente sfruttare il lavoro già certosinamente svolto da altri in tutti questi anni.
Tutto ciò, peraltro, fermo restando che la pari dignità di raw ed equipped così ottenuta - e dal sottoscritto d'altronde sempre sostenuta e incoraggiata - da modo ad ogni atleta di scoprire le proprie potenzialità ai più alti livelli federali ed a ciascuna delle due concezioni sportive della stessa disciplina di intraprendere le strade più consone raccogliendo in futuro le soddisfazioni ed i successi in proporzione a quanto i propri sostenitori, ad ogni buon conto reciproci, avranno dimostrato sul campo di seminare e meritare.
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