Risultati da 1 a 15 di 34

Discussione: I principi dell'allenamento sportivo nella "Teoria" di Harre.

Visualizzazione Ibrida

  1. #1
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    L’esercizio di gara


    Nella maggior parte degli sport, in particolare nei giochi sportivi e negli sport di squadra, è il principale mezzo di sviluppo dello stato di allenamento, sia nel periodo preparatorio quanto in quello di gara, per ovvi motivi di perfezionamento ed automatismo tecnico e tattico.
    In tutti i casi anzidetti la parte di allenamento che comprende l’esercizio di gara deve essere preponderante, nell'ambito del ciclo totale, rispetto alla somma delle parti in cui vengono messi in opera altri mezzi allenanti.
    Pertanto, pure in quelle discipline la cui pratica è condizionata dal clima si deve cercare di sviluppare e sfruttare validi surrogati che corrispondano all’esercizio di gara.
    Le precise proporzioni relative alla quota parte dei mezzi allenanti dipendono dalle particolari esigenze della disciplina di cui trattasi e dalla capacità prestativa individuale.




    Esercitazioni specifiche


    Se le condizioni esterne all’allenamento ed il dosaggio dello stimolo corrispondono alle esigenze di gara o vi si avvicinano considerevolmente, parliamo di allenamento specifico di gara.
    A detta forma di allenamento appartengono, ad esempio, il combattimento libero o condizionato negli sport quali lotta, pugilato, scherma ecc; le partite di allenamento nei giochi di squadra, l’insieme di esercizi collegati nella ginnastica artistica o nel pattinaggio o l’allenamento di sezioni di corsa parziale per l’atletica leggera.
    L’allenamento specifico di gara è quella forma di allenamento complesso con il cui ausilio si crea l’unione delle singole componenti determinanti lo stato di allenamento e si accelera il processo di adattamento fisico, psichico, tecnico e tattico.
    L’entità dei carichi specifici resterà più bassa rispetto a quella totale somministrata nei diversi periodi in altre esercitazioni, poiché maggiore sarà invece il carico interno a livello di sistema nervoso.
    Spesso, per un più rapido sviluppo delle singole componenti e per l’elevazione in termini di sopportabilità della capacità di carico, l’esercizio di gara non è svolto in condizioni del tutto eguali a quelle che si verificheranno in competizione.
    Senza soffermarsi sulle molteplici possibilità di scelta, c'è da notare come talvolta le situazioni potrebbero rivelarsi pure più difficoltose rispetto alla gara: per es. giocare su di un campo ridotto per un rapido sviluppo della destrezza e per la capacità di reazione, saltare e giocare oppure un carico appesantito, maggior resistenza frenante per lo sviluppo della forza o ancora richiedere un’elevata velocità nell’allenamento di resistenza per lo sviluppo della capacità anaerobica.

    Per mezzo delle esercitazioni specifiche vengono sviluppate in primo luogo le capacità fisiche che determinano la prestazione, tra esse le varie qualità di forza, la velocità e la mobilità.
    Il vantaggio dei mezzi ausiliari specifici consiste soprattutto nel fatto che consentono un dosaggio di stimolo più razionale e più efficace rispetto all’esercizio di gara. A tal proposito, si può rilevare che carichi addizionali per lo sviluppo delle capacità di forza, se in dose troppo elevata nell’esecuzione degli esercizi gara, alterano considerevolmente la struttura del gesto motorio e l’andamento forza/tempo al punto da poter creare un’errata coordinazione del movimento.
    Cosicché, per aumentare l’efficacia del processo d’allenamento, si rafforza la tendenza a predisporre la scelta degli esercizi ed il dosaggio dei relativi stimoli in maniera da assolvere contemporaneamente più compiti fondamentali, in particolare affinchè siano sviluppate capacità fisiche complesse prendendo in considerazione le esigenze specifiche della competizione.
    Si sottolinea che le esercitazioni specifiche non sono affatto un surrogato ma un mezzo indispensabile di allenamento, che assume un ruolo determinante nel periodo di preparazione e che diventano realmente efficaci solo se poste in stretta correlazione con l’uso dell’esercizio di gara.
    All’opposto, alcuni atleti hanno commesso l’errore di prendere in considerazione le esercitazioni specifiche solo nel periodo preparatorio, limitandole molto nel periodo di gara. In tali casi, però, i risultati migliori si ravvisano solo nella fase iniziale del periodo competitivo e non nell’ulteriore decorso stagionale, poiché non si riesce a conservare intatto a lungo il raggiunto livello di performance delle qualità fisiche.
    Ecco perché appare importante attuare durante l’intero anno entrambe le esercitazioni (di gara e specifiche) e controllare metodicamente il livello delle qualità fisiche conseguito.




    Esercitazioni di sviluppo generale


    Sovente il valore e l’importanza delle esercitazioni di sviluppo generale in parecchie discipline sportive viene sottovalutato, soprattutto per ciò che riguarda l’allenamento giovanile.
    Ha preso piede la tendenza ad elevare intensamente la dose degli stimoli di tipo specifico, abbassando quelli connessi all’allenamento generale, per la bramosia di conseguire presto risultati eclatanti.
    Molti atleti così migliorano rapidamente ottenendo, pur se ancora appartenenti alle categorie giovanili, l’accesso a livelli internazionali assoluti, mentre gli atleti adolescenti sottoposti ad una preparazione di base più estesa raggiungono generalmente più tardi il livello di eccellenza, che però riescono a mantenere su standard consolidati e duraturi.

    Non è ancora stata esaminata a sufficienza l’influenza ed il nesso causale che le esercitazioni di sviluppo generale riescono ad avere sulla costruzione della prestazione e addirittura, in talune discipline, è persino difficile stabilire una netta linea di separazione tra esercitazioni specifiche e generali.
    In ogni caso, sembra perlomeno di poter dare per assodati i seguenti punti:

    1) mediante l’apprendimento e l’esercizio con movimenti di tipo svariato si migliora la capacità di coordinazione: l’atleta può pertanto assimilare con maggior facilità l’apprendimento di tecniche sportive complesse e raggiungere in un secondo tempo un miglior livello prestativo.
    In tal senso risulta importante un’istruzione sportiva multilaterale di base sin dall’infanzia, in particolare per la successiva specializzazione in discipline che richiedono alte esigenze coordinative (ginnastica artistica, tuffi, sci alpino, giochi sportivi);

    2) l’organismo infantile e di un adolescente, trovandosi in fase di costante crescita, ha un apparato osteo legamentoso relativamente poco solido e dunque carichi d’espressione unilaterale potrebbero impegnarlo in modo eccessivo e sbilanciato.
    Nell’esperienza quotidiana è stato osservato che atleti giovani che hanno tralasciato le esercitazioni di sviluppo generale a favore di carichi più specifici sono soggetti ad un indice di probabilità d’infortuni più alto rispetto a chi si è allenato secondo percorsi più completi.

    3) La tolleranza allo sforzo e la rapidità di recupero dipendono pure, in certa misura, da una capacità del sistema cardio circolatorio superiore alla media.
    In molte specialità, tuttavia, i previsti mezzi di allenamento specifici non sono idonei né sufficienti a garantire questo adattamento (nella lotta, nella boxe, nel sollevamento pesi, nel tennis, ecc.) e per lo sviluppo della capacità di resistenza al lavoro risulta molto utile immettere nel programma alcune esercitazioni cicliche di sviluppo generale e proprie dei giochi sportivi;

    4) L’esercizio di gara e le esercitazioni specifiche impegnano e rafforzano soprattutto quei distretti deputati a sopportare il lavoro fisico principale, lasciando più indietro il condizionamento di altri muscoli o della struttura articolare e tendinea a cui, ciononostante, viene poi richiesto di intervenire sinergicamente o in azione di antagonismo prevalente.
    Le esercitazioni generali possono contribuire a far si che dette zone non rappresentino affatto l’anello debole di una catena cinetica e neppure siano incapaci a produrre un adeguato sforzo isometrico od eccentrico rispetto a quest’ultima;

    5) Alcuni esercizi di sviluppo generale, se noti e usuali in chi è chiamato ad applicarli, possono costituire un’utile variante all’interno di sedute o durante quei microcicli dedicati al recupero attivo, contribuendo tra l’altro a rendere più varia e quindi sostenibile una pianificazione lunga che, giocoforza, incorre in momenti di monotonia che mettono a dura prova il carattere, la personalità e il sistema nervoso dell’atleta.

    6) Un ulteriore impiego delle esercitazioni generali – comunque da non sottovalutare – può ravvisarsi in certe situazioni particolari, nel corso delle quali condizioni oggettivamente difficili (fattori climatici, infortuni, difficoltà logistiche) limiterebbero o escluderebbero di fatto la possibilità di praticare esercitazioni specifiche con richieste di mezzi adeguati.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  2. #2
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    Il carico di allenamento : l’adattamento



    La capacità di prestazione è sviluppata principalmente dagli stimoli del movimento. Se detti stimoli sono dosati in maniera da determinare un effetto allenante e quindi da contribuire allo sviluppo, mantenimento e consolidamento dello stato di allenamento, parliamo di carico di allenamento.

    Si è soliti operare una distinzione tra carico esterno e carico interno.
    Il carico esterno è determinato dall’entità e dall’intensità degli stimoli costituenti il carico nonché dalla densità, dalla loro durata e frequenza.
    Le singole componenti citate sono tutte misurabili, pur con qualche comprensibile limitazione per talune discipline sportive.
    Ogni carico esterno provoca una reazione funzionale a livello fisico e psichico che viene definita come carico interno e contraddistingue il grado di sforzo percepito dall’atleta: la grandezza e l’intensità del carico interno sono influenzate dalle singole componenti di quello esterno.
    Per tale motivo, ad identica somministrazione di carico esterno non sempre corrisponde la medesima misura di carico interno; alle condizioni che possono modificare quest’ultimo appartengono i momentanei stati fisici e psichici dell’atleta, le condizioni di impianti e attrezzature, fattori metereologici e - secondo Mathesius – pure fattori sociali, quali i rapporti atleta/compagni di squadra e atleta/allenatore.


    L’adattamento è l’organizzazione dei sistemi funzionali fisici e psichici che si verifica sotto l’influenza di carichi esterni per ottenere un più elevato livello di prestazione e la disposizione a condizioni esterne specifiche.
    Tra carico ed adattamento esistono rapporti ben precisi:

    1) l’adattamento si verifica solo se gli stimoli raggiungono un’intensità adeguata alla capacità individuale di prestazione ad una dose minima.
    Quanto più ci si allontana dal valore ottimale, per carichi troppo piccoli o troppo grandi, tanto minore risulterà l’effetto allenante;

    2) il processo di adattamento è il risultato di un’esatta alternanza tra carico e recupero.
    In una seduta il carico produce inizialmente un processo di affaticamento, facendo abbassare la capacità funzionale dell’organismo; poi, nella fase di recupero, le fonti energetiche consumate devono poter essere ristabilite sotto il profilo biochimico oltre il livello iniziale, dando origine al cosiddetto fenomeno di supercompensazione, che costituisce la base per l’ulteriore progresso prestativo;

    3) negli atleti di elevata qualificazione il processo di conversione sopra accennato, che Matwejev chiama di “trasformazione ritardata”, può durare persino mesi, durante i quali è impedito il flusso formativo continuativo sull’effetto allenante del carico necessario per un’ottimale regolazione del processo di allenamento.
    Senza la pratica sistematica di adeguate procedure di controllo solo i risultati di gara potrebbero attestare l’adeguatezza dei carichi somministrati ma, a quel punto, eventuali errori non sarebbero rimediabili.
    E’ dunque importante sperimentare, sviluppare e inserire ulteriori procedure di controllo sullo stato dell’allenamento che vadano oltre i test consuetudinari e la valutazione sul campo;

    4) l’adattamento progressivo non consente solo maggiori risultati ma aumenta anche la capacità di sopportazione dei carichi successivi;

    5) l’adattamento rallenta e si esaurisce con frequenti interruzioni dell’allenamento, per cui è opportuno evitare periodi di transizione post o intra competitivi di durata eccessiva;

    6) l’adattamento dell’organismo avviene sempre nella direzione richiesta dalla struttura del carico.
    Ne consegue che carichi di grande entità (numero) ma bassa o media intensità sviluppano le capacità di resistenza, mentre quelli di ridotta entità ma con intensità massimale o sub massimale incrementano le capacità di forza e velocità.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  3. #3
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    Il Carico di allenamento: le componenti di carico



    Si è già fatto cenno alle componenti fondamentali del carico esterno d’allenamento e cioè dello stimolo allenante, che possono essere così riassunte e definite:

    - intensità dello stimolo,
    - densità dello stimolo,
    - durata dello stimolo,
    - entità dello stimolo,
    - frequenza dello stimolo.




    a) Intensità dello stimolo



    L’intensità dello stimolo è essenzialmente caratterizzata dalla forza dei singoli stimoli e in particolare dal lavoro effettuato durante l’unità di tempo in una serie di stimoli.
    Le unità di misura dell’intensità dello stimolo usate per gli esercizi di resistenza e velocità sono la rapidità (mt/sec.) o la frequenza del movimento;
    nelle discipline di forza e potenza è la resistenza da vincere (espressa in kg. o kgm./sec.);
    nei salti e lanci sono la distanza o l’altezza (espresse in mt. o cm.);
    nei giochi sportivi o negli sport da combattimento - in senso traslato – la misura dell’intensità è data dal ritmo agonistico.


    Poiché i singoli esercizi possono essere eseguiti con differente intensità, per la programmazione dell’allenamento si è soliti distinguere tra differenti gradi di intensità, con i quali confrontare i carichi cui l’atleta è sottoposto.
    Ponendo ad es. come punto di riferimento l’intensità di stimolo più elevata possibile (100% = intensità massimale), Carl distingue cinque gradi di intensità nell’allenamento dei pesisti:

    30-50% = i. scarsa,
    50-70% = i. leggera,
    70-80% = i. media,
    80-90% = i. sub massimale,
    90-100% = i. massimale.
    Allo stesso modo, nelle discipline di resistenza a carattere ciclico (corsa, nuoto, ciclismo, ecc.) i punti di riferimento da cui ricavare i gradi di intensità sono la migliore prestazione del momento o l’attuale velocità individuale di gara.


    L’intensità dello stimolo deve superare un valore limite minimo per lo sviluppo delle diverse qualità fisiche.
    Hattinger ha ad esempio stabilito che un allenamento di forza muscolare statica con intensità di stimolo inferiore al 30% non produce alcun aumento di forza. Negli esercizi ciclici di resistenza, invece, la velocità deve essere tale da superare una frequenza cardiaca di 130 battiti/minuto.
    In linea di principio, si può quindi distinguere tra un grado di intensità efficace ed uno inefficace. Così, sempre a titolo esemplificativo, la resistenza necessaria nelle discipline di lunga durata si può sviluppare bene con un’intensità di stimolo tra il 70 ed il 100% della intensità individuale di gara specifica per esse.


    L’intensità dello stimolo influisce non solo sul ritmo di sviluppo ma pure sul consolidamento degli adattamenti:

    - se l’intensità è minima, la rispettiva qualità si sviluppa in modo lento ma continuativo e raggiunge un elevato grado di stabilità.
    E’ necessaria di contro un’elevata entità di stimolo (ovvero volume, vd. poi) mirando ad aumentare le caratteristiche di sopportabilità della capacità di carico;

    - se l’intensità è più elevata (carichi intensivi), l’aumento di prestazione è più rapido ma meno stabile, per cui occorre consolidarlo con carichi estensivi più numerosi ancorché di minor entità;

    - la scelta dell’intensità dello stimolo deve dipendere non solo dalla ricerca dell’adattamento funzionale e morfologico ma pure prendendo in considerazione l’aspetto tecnico.
    L’intensità va elevata senza pregiudicare l’esecuzione del gesto motorio, per stabilizzare la tecnica sportiva in conformità alle esigenze di gara.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  4. #4
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    b) Densità dello stimolo



    Si definisce tale il rapporto di tempo tra fasi di lavoro e fasi di recupero all’interno di una seduta di allenamento.
    La densità dello stimolo allenante è stabilita sulla base degli obiettivi e dei compiti della seduta stessa ed è subordinata alle altre componenti dello stimolo, quali intensità e durata.
    Mediante la densità sono armonizzati tra loro carico e recupero della seduta, in quanto se la densità è ottimale assicura l’efficacia proprio del carico e impedisce un precoce esaurimento delle energie psico fisiche dell’atleta.

    Nell’allenamento di resistenza con il metodo del carico continuativo (cioè senza interruzioni) la densità è nulla, mentre con il metodo intervallato si considera generalmente una densità di stimolo da 1:0,5 fino a 1:1 (ovvero 1’ di lavoro e 30” di recupero oppure 2’ di lavoro e 2’ di recupero), avendo cura di riprendere il nuovo lavoro con frequenza cardiaca non superiore a 120/140batt./min.
    Con carichi ad intensità sub massimale per la resistenza alla velocità tipica dei mezzofondisti gli intervalli di tempo richiesti sono maggiori e la densità di stimolo va da 1:3 a 1:6.
    Nell’allenamento di forza e velocità con intensità da sub massimale a massimale sono particolarmente indicati intervalli tra 2’ e 5’ tra singoli stimoli o tra brevi serie di stimoli.


    Nel caso in cui si segua il metodo intervallato, riguardo alla densità nella singola seduta, occorre tener presente che:

    - l’effetto allenante è da considerarsi ottimale solo se è corretta la successione tra carico e recupero,
    - l’intervallo tra un carico e l’altro è, di regola, tanto più lungo quanto più elevata è l’intensità dello stimolo e quanto più lunga la sua durata,
    - con il progredire della capacità di prestazione si accorciano i tempi di recupero necessari.





    c) Durata dello stimolo



    Per durata dello stimolo si intende sia la durata di un singolo stimolo, sia la durata di una serie di stimoli nel corso dell’allenamento, sia la durata di una fase di carico nelle esercitazioni cicliche.
    La durata, in concorso con le altre componenti, influenza tanto l’efficacia quanto l’orientamento dell’effetto di allenamento.


    Per lo sviluppo della forza massimale, secondo Gundlach, non è necessaria solo un’elevata tensione muscolare (alta percentuale di carico) ma anche una durata di stimolo relativamente lunga (congruo numero di sets a fronte di un ridotto numero di reps).
    Nell’allenamento di forza muscolare statico la durata dello stimolo dovrebbe ammontare almeno al 20-30% del tempo massimale di possibile mantenimento.

    Nell’allenamento di resistenza, Karvonen ha potuto stabilire che si verifica un considerevole aumento di prestazione se la durata dello stimolo, purchè di intensità efficace, ammonti almeno a 30’.
    Più o meno simili le conclusioni a cui è pervenuto Hollmann mentre, nelle ricerche sul lavoro intervallato, Christensen ha riscontrato che l’organismo reagisce alla differente durata dello stimolo benché di pari intensità.
    Reindell, Van Goor, Bassan ed altri hanno accertato che, con intensità sub massimale inferiore a 60” e adeguato intervallo, l’assorbimento di ossigeno ed il volume d’urto aumentano e si verifica pertanto uno stimolo particolarmente idoneo all’ingrossamento del volume cardiaco, mentre con una durata di stimolo maggiore si ottiene il massimo dell’assorbimento di ossigeno durante il carico singolo.
    Per l’assuefazione ad uno squilibrio acido basico in gara, nelle discipline sportive di breve e media durata, Strauzenberg ritiene necessaria una durata dello stimolo di almeno 2’, con intensità relativamente elevata.

    Nell’allenamento di potenza e velocità, la durata dello stimolo dovrebbe protrarsi fintanto che non si verifichi un decremento della prestazione.
    Al contrario, nell’allenamento di resistenza alla forza con esercitazioni specifiche si tende a creare un’elevata capacità di opposizione alla stanchezza; per cui sarebbe errato, in tale ultimo caso, interrompere la serie di stimoli al manifestarsi dei primi segnali di stanchezza, essendo obiettivo prioritario quello di protrarre lo sforzo nell’impegno a terminare le serie prestabilite.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  5. #5
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    d) L’entità dello stimolo



    L’entità dello stimolo si ricava dalla durata e dalle ripetizioni di tutti gli stimoli in una singola seduta di allenamento.

    Con i metodi di durata, nell’allenamento di resistenza, l’entità coincide con la durata dello stimolo.
    Tuttavia l’entità in generale differisce dalla durata per l’unità di misurazione utilizzata e per i parametri di valutazione.
    Negli esercizi ciclici di resistenza la durata dello stimolo è stabilita in arco temporale mentre l’entità è determinata in chilometri.
    Nell’allenamento di forza la durata è data dal tempo complessivo sotto sforzo in una serie (durata del singolo stimolo) o dal numero delle serie effettuate (durata della serie di stimoli), invece l’entità è data dal numero di ripetizioni svolto all’interno di una serie o dal numero delle ripetizioni complessive e, dunque, assume parametri di misurazione diversa in ordine all’estensione del singolo stimolo o di più stimoli, rispecchiando maggiormente il concetto di “consistenza dello stimolo” rispetto alla componente di durata effettiva.


    Un carico, con un’intensità data, raggiunge efficacia piena solo se incentrato su di una corrispondente entità e ciò vale non solo per il progresso della condizione fisica ma pure per il perfezionamento della tecnica: solo infatti in virtù di un optimum di ripetizioni si producono le coordinazioni più accurate di un movimento che lo sostanziano come razionale.

    L’entità deve essere dosata in base all’impegno fisico: con carichi di minor intensità sarà perciò maggiore rispetto a quanto necessita con intensità elevate. L’impegno fisico si manifesta con i primi segnali di stanchezza o, nelle esercitazioni tecniche, con lo scadimento del gesto motorio.
    Il grado di impegno dell’atleta e quindi l’entità dello stimolo che lo ha stimolato deve essere posto in relazione e concordanza con le necessità individuali di recupero, dunque con il tempo a disposizione e con la componente frequenza allenante, che sarà ora esaminata.




    e) Frequenza del carico e dell’allenamento



    Le esperienze acquisite nella pratica dell’allenamento insegnano che la capacità di carico e di prestazione si elevano tanto più rapidamente quanto più spesso ci si allena, sempre che il carico previsto nelle singole unità di allenamento comprenda uno stimolo efficace e nel rispetto dei tempi di recupero all’interno e tra le sedute.
    Questo assioma vale per tutte le fasce di età e dunque, considerato che i processi di recupero si accelerano con il progredire dello stato di allenamento, pure la frequenza può in linea teorica aumentare, sempre a prescindere dagli altri fattori.


    In dipendenza dalla disciplina sportiva prescelta, dalle condizioni sociali, familiari, economiche e ambientali, dal livello dell’atleta e dalla realtà che quell’attività sportiva ricopre nel tessuto storico e territoriale del paese - tenendo inoltre conto delle numerose eccezioni - si potrebbe tendere a:

    - 3/5 sedute di allenamento settimanali per principianti, amatori, dilettanti e atleti in età evolutiva,

    - 6/8 sedute per atleti progrediti e di anzianità anagrafica e curriculare, professionisti di talune specialità e adolescenti di altre discipline sportive con particolari caratteristiche d’impegno in giovane età,

    - 8/12 sedute per i Maestri dello Sport, atleti di valore in giochi sportivi e discipline ad alta componente tecnico tattica, atleti di alta qualificazione in specialità a prevalente componente di resistenza aerobica.


    Non è viceversa consigliabile un eccessivo incremento della componente “entità” nella singola seduta a scapito della frequenza di allenamento in quanto, ad un determinato grado di affaticamento, l’efficacia dello stimolo dato dal carico viene a diminuire, come pure il movimento diviene meno economico ed aumenta il rischio di incorrere in infortuni.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  6. #6
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    Carico Interno e Sovraffaticamento



    Per un ottimale orientamento in ordine al carico da somministrare e ad una costruzione razionale dei microcicli di allenamento, è necessario che l’allenatore sia informato sulla situazione inerente al carico interno, ovvero quello percepito e gravante sull’atleta.
    Nella pratica quotidiana è possibile fare una sommaria valutazione del carico interno in relazione ai sintomi di stanchezza mostrati, come anche in base al decorso ed al ritmo del recupero.
    Buoni effetti allenanti li provoca un carico atto a produrre un intenso affaticamento, dopo il quale tuttavia l’atleta dovrebbe ancora essere in grado di proseguire fisicamente e mentalmente una giornata lavorativa o di avere un buon rendimento scolastico e di studio; inoltre dopo 24/48 h. dovrebbe essere capace di proseguire il programma di allenamento senza sforzi evidenti ed eccessivi.

    A questo proposito, Sotow ed Iwanow hanno stilato una tabella indicativa con quelli che possono rilevarsi come i sintomi più importanti e significativi dopo sforzi di differente entità; in rapporto al grado con cui tali sintomi si esprimono può operarsi la distinzione tra carico minimo, medio, ottimale e limite.

    [ndr: ve la posto sotto e scusate se con la scannerizzazione è uscita lievemente storta ]


    tabella redatta e completata da Sotow e Iwanow:
    sintomi di affaticamento dopo uno sforzo di differente entità
    .

    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  7. #7
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    CAP 00150....di panca, Roma
    Messaggi
    3,768

    Predefinito

    Sovraffaticamento


    Se le esigenze dell’allenamento ed il carico complessivo della vita quotidiana corrispondono alla capacità di sopportazione di un dato atleta, solitamente pure lo stato di allenamento progredisce e si ottengono migliori risultati nei test, nei controlli di prestazione ed in gara.
    L’affaticamento che si manifesta durante e dopo ciascun carico viene eliminato in modo relativamente rapido, con un ritmo che dipende dal carattere e dalla quantità del carico stesso.
    La stanchezza causata da carichi di durata prolungata e di media intensità permane per un periodo sensibilmente più lungo rispetto a carichi di breve durata ma di intensità più elevata (allenamento di velocità).
    Di regola, dopo un periodo di max 2 giorni anche a seguito di carichi notevoli si ristabilisce il valore di riposo iniziale.
    Pertanto, potremmo definire l’affaticamento come un processo fisiologico in conseguenza di carichi che devono essere sempre commisurati alla capacità di prestazione e di sopportabilità dell’atleta.


    Si parla invece di sovraffaticamento quando il carico complessivo dell’atleta - dovuto alla somma di allenamento, professione, studio, ecc. - supera la capacità di prestazione e tollerabilità del medesimo.
    In questo caso, la capacità di prestazione non si ristabilisce del tutto, manifestando una progressiva e inarrestabile tendenza al decremento fino all’eliminazione delle cause che hanno provocato il sovraffaticamento.
    Si registrano significative alterazioni nell’attività del sistema nervoso centrale, che si ripercuotono soprattutto sulle ottimali correlazioni tra eccitazione ed inibizione.

    Israel distingue tra uno stato di superallenamento basedovoide, con preponderanza del processo di eccitazione nervosa ed uno stato di superallenamento addinosoide, dove invece predominano i processi di inibizione: l’insorgere di una o dell’altra forma è favorita dalle tipologie soggettive del sistema nervoso e dal carattere del sovraffaticamento.
    Sempre secondo Israel, infatti, i processi di inibizione si rafforzano in particolare sotto l’influenza di carichi di durata estremamente prolungata con leggero superdosaggio continuativo dell’entità di carico; mentre l’eccessiva eccitazione si manifesta specialmente con l’eccedere dei carichi di intensità massimale e sub massimale o per una troppo accentuata richiesta di capacità di concentrazione nell’assimilazione di movimenti complessi.


    Appare dunque in tutta la sua evidenza l’imprescindibilità di una proficua collaborazione tra atleta, allenatore e medico sportivo (o equipe sanitaria).
    Harre non condivide il concetto prevalente in anni trascorsi che il sovraffaticamento sia in genere da attribuirsi all’eccessiva quantità del carico in se, poiché spesso la sintomatologia sopra esposta si riscontrava, in passato, pure con pianificazioni che prevedevano carichi molto al di sotto di quelli successivamente dimostratisi tollerati.
    A parere di Harre & C. le cause del sovraffaticamento vanno perlopiù ricercate negli errori commessi nella metodica di allenamento, in una condotta o tenore di vita non adeguati o in emotività e stati psichici estranei all’allenamento.


    tabella Harre: motivi che provocano o favoriscono uno stato di sovraffaticamento




    Prima che inizi il calo del livello di prestazione sono ravvisabili una serie di segnali premonitori; è quindi importante distinguere tra i normali sintomi di stanchezza, destinati a scomparire rapidamente e quelli dovuti al sovraffaticamento che permangono più a lungo.
    Ad esempio, occasionali disturbi del sonno, dopo una seduta molto impegnativa, contraddistinguono un isolato carico limite ma un’insonnia continuata deve senza dubbio essere valutata diversamente.
    Il numero ed il grado di manifestazione dei sintomi in parola sono differenti. Si parte spesso con sintomi di natura psichica quali mutamenti d’umore, diminuita capacità di concentrazione ed aumentata eccitabilità; possono seguire disturbi del sonno, sudorazione abbondante, inappetenza che contraddistinguono uno stato già avanzato e devono essere valutati ed offrire motivo per energiche misure di intervento al fine di evitare disturbi più seri, con conseguenti difficoltà di coordinazione nel gesto atletico e irreversibile calo della condizione dallo stato di allenamento fin lì costruito.

    I risultati dell’analisi della sintomatologia e del confronto tra allenatore ed atleta devono improntarsi alla massima fiducia reciproca: sarebbe maldestro il tecnico che interpretasse le giustificate lamentele dell’atleta da lui allenato come una mancanza di energia e di entusiasmo.
    Disturbi di poco conto sono facilmente eliminabili, mentre sovraffaticamenti persistenti possono condurre a manifestazioni patologiche quali alterazioni del ritmo cardiaco, esaurimento del potenziale biochimico, ecc., che comportano un’inevitabile e veloce calo della prestazione non più compensabile nel ristretto periodo del macrociclo.
    Quindi è consigliabile, qualora si ravvisino i primi certi e importanti segnali ed aldilà dei motivi specifici che li hanno indotti, ridurre il carico complessivo del lavoro e, contemporaneamente, porre in atto o intensificare quegli accorgimenti atti a promuovere il recupero: massaggi, esercizi di recupero attivo, accorgimenti alimentari e d’igiene personale, sospendendo altresì gare e test di prestazione.
    Non è tuttavia opportuno ricorrere al riposo assoluto, poiché l’improvviso rilassamento potrebbe provocare ulteriori imprevisti disturbi.
    Non appena invece si nota la scomparsa dei principali sintomi che avevano indotto agli interventi citati, si può con prudenza elevare dapprima l’entità e più tardi l’intensità del carico.
    Si dovrà tuttavia dedicare del tempo alla scoperta, disamina e valutazione delle cause del sovraffaticamento, onde eliminarle e correggere di conseguenza il programma di allenamento, apportando le opportune modifiche alla struttura del carico, ossia al rapporto tra entità ed intensità, ai mezzi di allenamento prescelti (esercitazioni), alla disposizione e contenuto dei micro e mesocicli, ecc.


    tabella Harre: sintomi rilevatori di uno stato di sovraffaticamento
    Ultima modifica di Tonymusante; 05-12-2014 alle 11:24 AM
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

Discussioni Simili

  1. Domanda banale sugli addominali """bassi"""
    Di baalzefon nel forum Teoria e Tecnica dell'Allenamento
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 04-03-2013, 02:39 PM
  2. Muscoli "amici" o "nemici" nella stessa seduta?
    Di Avalanche89 nel forum Programmazione e Pianificazione dell'Allenamento
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 29-07-2008, 02:32 PM
  3. teoria dell'all.to di IronPaolo
    Di Fenix nel forum Programmazione e Pianificazione dell'Allenamento
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 11-05-2007, 11:09 AM
  4. X i possessori di "Principi di Polquin" aiuto urgente
    Di newtj nel forum BodyBuilding Video, Libri e Riviste
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 18-06-2006, 05:51 PM
  5. Domande e riflessioni sui "principi generali" per massa
    Di Fulvio82 nel forum Programmazione e Pianificazione dell'Allenamento
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 13-09-2005, 03:14 PM

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Due parole . . .
Siamo nati nel 1999 sul Freeweb. Abbiamo avuto alti e bassi, ma come recita il motto No Pain, No Gain, ci siamo sempre rialzati. Abbiamo collaborato con quella che al tempo era superEva del gruppo Dada Spa con le nostre Guide al Bodybuilding e al Fitness, abbiamo avuto collaborazioni internazionali, ad esempio con la reginetta dell’Olympia Monica Brant, siamo stati uno dei primi forum italiani dedicati al bodybuilding , abbiamo inaugurato la fiera èFitness con gli amici Luigi Colbax e Vania Villa e molto altro . . . parafrasando un celebre motto . . . di ghisa sotto i ponti ne è passata! ma siamo ancora qui e ci resteremo per molto tempo ancora. Grazie per aver scelto BBHomePage.com
Unisciti a noi !
BBHomePage
Visita BBHomePage.com

Home