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Discussione: I principi dell'allenamento sportivo nella "Teoria" di Harre.

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  1. #1
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    Caratteristiche fondamentali dell’allenamento sportivo



    La formazione fisica e caratteriale della persona e l'educazione dello stessa nella sua crescita come uomo e come atleta sono indissolubilmente congiunti nel processo di allenamento.
    Le correlazioni che esistono tra esse debbono essere razionalmente utilizzate.
    In modo particolare, si manifestano nel processo di allenamento i seguenti compiti fondamentali, da trattare e risolvere in forma complessa:

    - la preparazione fisica,
    - la preparazione tecnica e tattica,
    - la preparazione intellettuale,
    - l’attività educativa.



    Le caratteristiche essenziali dell’allenamento possono essere così sintetizzate:



    1) l’allenamento è sempre orientato verso il raggiungimento della più elevata prestazione individuale possibile in una data specialità o disciplina sportiva.
    Il livello internazionale di prestazione continuamente crescente non consente più, al giorno d’oggi, nemmeno ad un grande talento di prepararsi ad elevate prestazioni in svariate specialità. Ciò ovviamente non esclude che nel corpo dell’allenamento possano essere previste ed incluse anche esercitazioni di altre discipline svolte a fini ausiliari e complementari o di preparazione fisica generale.
    In tal senso, il concetto della multilateralità nell’ambito dell’educazione fisica, soprattutto giovanile, non viene negato ma contemplato in un ambito più ampio.



    2) L’allenamento è in elevata misura un processo individuale di formazione.
    Poiché la prestazione è la risultante di numerose componenti, che negli atleti singolarmente presi possono spiccare in misura differente, diviene determinante saper rilevare le qualità o le lacune di ciascuno per poter far risaltare le prime e colmare quanto possibile le seconde.
    Ne consegue che allenarsi in gruppi non si rivela solo più economico ma costituisce un’importante condizione per il confronto tra fisici e personalità diverse, che permette apprendimento cognitivo e visivo, stimola lo spirito di emulazione pur lasciando spazio alle individualità ed al loro inserimento nel lavoro di insieme.
    Tutto questo si traduce nella somministrazione soggettiva degli stimoli allenanti e nella scelta di partecipazione alle gare.



    3) La condotta generale di vita dell’atleta deve adattarsi alle esigenze dell’attività sportiva di prestazione, così da contribuire all’elevazione della prestazione stessa.
    L’allenamento dunque si inserisce ed entra in relazione con tutti i campi della vita quotidiana e in determinati periodi potrebbe rivelarsi determinante, sempre nel rispetto della storia individuale, della personalità e delle peculiarità temperamentali e morali di ogni atleta in quanto soggetto umano unico e irripetibile.



    4) L’allenamento sportivo è contraddistinto dalla programmazione e dalla sistematicità, per cui si differenza in maniera sostanziale da altri elementi che possono comunque, benché estemporanei e ludici, esercitare un’influenza sulle capacità complessive di prestazione fisica ed altrettanto dall’attività fisica motoria generale o da quella formativa preadolescenziale.
    La metodicità dell’allenamento trova la propria espressione nei programmi di allenamento i quali, costruiti sulla base di conoscenze scientifiche ed esperienze sul campo a seguito di pratiche efficaci, assicurano appunto la costruzione sistematica e continua della capacità di prestazione.



    5) Un contrassegno ormai imprescindibile è proprio la scientificità dell’allenamento sportivo.
    Mentre in passato con atleti di particolare genetica era ancora possibile raggiungere prestazioni di rilievo sulla base di esperienze pratiche di singoli allenatori, all’attualità per l’assimilazione teorica e la costruzione metodica rivestono un ruolo di fondamentale importanza la medicina sportiva, la psicologia, la biomeccanica, la biochimica ed altre scienze quali cibernetica, matematica, neurofisiologia, sociologia, scienza della conduzione.
    Alla scientificità dell’allenamento appartiene nondimeno il sapersi orientare, da parte del coach, sulla scorta dei risultati dei predecessori e di grandi atleti, generalizzando tali esperienze ed inserendole in modo creativo ed autonomo in relazione alle condizioni specifiche della disciplina con cui si ha a che fare e con il materiale umano a disposizione.



    6) Come in un qualunque processo pedagogico, l’allenamento sportivo è vincolato dalla menzionata unità dei concetti di formazione ed educazione.
    Da parte degli allenatori si tratta di notare e considerare le correlazioni esistenti tra capacità potenziali e disposizione individuale alla prestazione, utilizzando poi tale disamina ai fini dell’elevazione ottimale della prestazione stessa. L’azione di guida del tecnico, pure nel rispetto della sfera d’autonomia dell’atleta, deve essere intesa in forma globale ed estendersi con giusta misura dagli aspetti dell’allenamento a vari altri elementi della vita personale, relazionale e sociale dell’atleta, allo scopo di conoscerli, comprenderli e ricondurli in un’azione sinergica rivolta al raggiungimento della performance atletica.
    Il ruolo di guida tuttavia non deve trascendere in forme assillanti e neppure degenerare nella eccessiva tutela o nel “mammismo” sul giovane atleta. Elevate prestazioni sportive sono infatti inconcepibili, in particolare nelle discipline singole, senza il contributo creativo e il comportamento maturo ed autonomo dell’atleta protagonista; pertanto dette connotazioni costituiscono un presupposto inderogabile per un efficace risultato in gara e par la lunga durata di un proficuo rapporto tra allenatore atleta, nel quale ciascuno riversi la propria ricchezza umana.
    Il lavoro del coach deve essere infatti orientato ad una fattiva collaborazione maestro-allievo già a partire dall’allenamento adolescenziale, per poi trasformarsi e fondersi in una stretta amicizia allenatore-atleta nell’allenamento di alta prestazione.
    L’obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di ottenere la piena consapevolezza da parte dell’atleta del lavoro svolto, in modo di consentirgli il perseguimento di un sufficiente grado di autonomia per poterlo poi proseguire autonomamente, trasmettendo a sua volta ad altri, in futuro, le conoscenze, le esperienze ed i valori assimilati.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  2. #2
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    Lo stato di allenamento



    Sotto l’influenza dei carichi di allenamento e di gara, oltre che in virtù di vari accorgimenti orientati allo sviluppo della possibilità di prestazione e disponibilità alla stessa, viene elevata la capacità di prestazione dell’atleta: questo stato di più elevata capacità prestativa lo possiamo chiamare “stato di allenamento”.
    Lo stato di allenamento comprende differenti componenti. Si tratta di capacità fisiche ed intellettuali, di abilità tecnico-sportive, tattiche, di particolarità psichiche.
    Uno stato di allenamento ottimale, corrispondente al rispettivo stato di perfezionamento di ogni atleta, è caratterizzato dall’unità armonica delle anzidette componenti principali.
    Un ruolo determinante lo gioca inoltre la capacità dell’atleta di mobilizzare completamente le proprie riserve fisiche di prestazione mediante tensioni massimali nel corso della gara.
    Per programmare il processo di allenamento è importante che l’allenatore si procuri man mano delle informazioni sullo stato di allenamento, ricavabili in massima parte dalle gare e dalle prove di prestazione. Ulteriori informazioni sulle condizioni di sviluppo dei singoli fattori che determinano lo stato di allenamento si ottengono mediante test pedagogico sportivi, esercitazioni di controllo, esami funzionali di natura medica, test psicologici, ecc.
    Questi controlli dovrebbero essere effettuati periodicamente a brevi intervalli di tempo, possibilmente in forma comparata, poi valutati accuratamente e celermente, interpretati in collegamento con l’osservazione quotidiana o comunque regolare delle singole unità di allenamento, al fine di accertare i punti forti e le lacune dell’atleta, il suo stato generale del momento e prendere decisioni sul progredire del decorso di allenamento.
    Il confronto tra i risultati delle ricerche e le prestazioni di gara consente di formulare deduzioni quanto più possibili attendibili sul grado di collegamento tra le componenti fondamentali dell’allenamento in condizioni di competizione.
    Lo stato di allenamento si sviluppa in modo relativamente continuativo se nel processo non intervengono interruzioni, infortuni, imprevisti e se le richieste di risultato sono conformi alla capacità prestativa individuale.
    Lo sviluppo non sarà tuttavia sempre collegato ad un miglioramento ininterrotto dei risultati di gara, in quanto per la costruzione di un livello di prestazione altamente specializzato si renderà necessario orientare saltuariamente il processo di allenamento su singole componenti, al fine di migliorarle e rinunciare pertanto, in tali periodi, ai carichi specifici da competizione.
    Quanto affermato spiega perché in talune fasi - ad es. nei periodi preparatori - la prestazione subisca un leggero deterioramento. Solo successivamente dovrà essere approntata un’apposita fase di trasposizione (transfert) delle risultanze di tutte le componenti allo scopo di pervenire alla massima performance nel prestabilito periodo competitivo.
    Qualora ciò non si dovesse verificare, vorrebbe dire che sono stati commessi degli errori di metodica in una delle fasi del processo di allenamento, a partire dal periodo preparatorio sino a quello competitivo, che hanno inficiato il risultato finale.



    Per raggiungere elevate prestazioni sportive si usano più mezzi di allenamento e, tra essi, in prima linea vanno elencati gli esercizi fisici.
    Questi devono corrispondere agli obiettivi ed ai compiti del processo di allenamento e non possono quindi essere scelti ed attuati in maniera casuale e indiscriminata.
    La razionalità di un esercizio nell’allenamento rivolto alla prestazione sportiva proviene esclusivamente dalla propria utilità in funzione dello sviluppo della stessa nella disciplina di gara prescelta.
    Si tratta quindi di mettere in opera quelle esercitazioni e somministrare quelle dosi di stimolo allenante che assicurino un ritmo elevato nel miglioramento della prestazione e contribuiscano a creare i presupposti per lo sviluppo continuo della prestazione medesima nel tempo.


    La classificazione degli esercizi nello sport di prestazione risulterà pertanto adeguata se effettuata in base alla loro forma e struttura in rapporto al gesto di gara. Per cui distinguiamo tra:

    - esercizio di gara, cioè il movimento completo eseguito secondo le autentiche situazioni richieste dalla competizione nella data disciplina, ancorché non allo stesso grado di intensità e qualità del risultato;

    - esercitazione specifica, cioè quella contenente elementi del movimento motorio, sia pure parziale o modificato, nella quale il coinvolgimento muscolare e tecnico sia simile ed orientato nei rapporti forza/spazio/tempo a quanto avviene nella competizione;

    - esercitazione di sviluppo e potenziamento generale, cioè tutte quelle perlopiù prelevate da altri sport e comunque generiche rispetto all’esercizio di gara e collegabili ad esso solo indirettamente o sul piano di una preparazione e condizionamento globali.
    ...i pesi pesano, non c'è niente che pesi quanto un peso...

  3. #3
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    Data l'età è un testo di riferimento ancora valido?
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da weareblind Visualizza Messaggio
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    Hai letto l'ultima parte del primo post del thread?
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  5. #5
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    Si, adesso l'ho riletto... che parte dici, scusa?
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da weareblind Visualizza Messaggio
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    Citazione Originariamente Scritto da Tonymusante Visualizza Messaggio
    Hai letto l'ultima parte del primo post del thread?
    Citazione Originariamente Scritto da weareblind Visualizza Messaggio
    Si, adesso l'ho riletto... che parte dici, scusa?


    Mi riferisco all'intero ultimo paragrafo, che mi pare risponda alla tua prima domanda:


    " Personalmente posso dire di aver appreso tantissimo da quella lettura e di aver condiviso molti concetti che mi hanno indubbiamente influenzato nel costruire il mio prosieguo di atleta e di coach, pur con tutti gli ovvi distinguo su di una realtà sociale e politica da cui ero estraneo e che non mi apparteneva come storia anagrafica, per cultura e per ideali personali.
    Leggere quel libro ora, nella sua edizione originaria come allora tradotta, significa affrontare un linguaggio parzialmente superato e ridondante e per certi versi farraginoso; allo stesso modo il progredire della ricerca e delle scoperte scientifiche consente adesso di andare molto oltre rispetto a certi postulati del tempo.
    Tuttavia alcune proposizioni e taluni brani chiave restano a mio avviso portanti di una lineare ed attuale capacità di didattica organizzativa e racchiudono persino una sorprendente freschezza di analisi introspettiva.
    Glisserò chiaramente in questo riassunto critico su tutto ciò che concerne l’enfasi ormai datata sulla politica sportiva del paese nonché su molta parte dei capitoli tecnici che trattano argomenti ampiamente discussi in opere successive con miglior cognizione e conoscenza di dati a supporto.
    Mi concentrerò invece, sperando di non tediarvi, su concetti basilari ma spesso considerati scontati dalla letteratura sportiva di livello e che invece, sempre a mio modesto parere, sono ineludibili se si tiene a mente che il processo di allenamento è la storia di un’azione umana e di collaborazione tra uomini; dunque non esclusivamente tecnica ma che deve piuttosto basarsi su principi teorici, sia pur non generici ma specifici dello sport e disciplina prescelti, senza i quali non sarebbe possibile costruire alcun solido e duraturo progetto di pianificazione sportiva e pertanto neppure avviare un processo di allenamento nel suo insieme.
    Sono i famosi Principi fondamentali dell’allenamento sportivo così come individuati e descritti nella Teoria di Harre
    . "
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  7. #7
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    L’esercizio di gara


    Nella maggior parte degli sport, in particolare nei giochi sportivi e negli sport di squadra, è il principale mezzo di sviluppo dello stato di allenamento, sia nel periodo preparatorio quanto in quello di gara, per ovvi motivi di perfezionamento ed automatismo tecnico e tattico.
    In tutti i casi anzidetti la parte di allenamento che comprende l’esercizio di gara deve essere preponderante, nell'ambito del ciclo totale, rispetto alla somma delle parti in cui vengono messi in opera altri mezzi allenanti.
    Pertanto, pure in quelle discipline la cui pratica è condizionata dal clima si deve cercare di sviluppare e sfruttare validi surrogati che corrispondano all’esercizio di gara.
    Le precise proporzioni relative alla quota parte dei mezzi allenanti dipendono dalle particolari esigenze della disciplina di cui trattasi e dalla capacità prestativa individuale.




    Esercitazioni specifiche


    Se le condizioni esterne all’allenamento ed il dosaggio dello stimolo corrispondono alle esigenze di gara o vi si avvicinano considerevolmente, parliamo di allenamento specifico di gara.
    A detta forma di allenamento appartengono, ad esempio, il combattimento libero o condizionato negli sport quali lotta, pugilato, scherma ecc; le partite di allenamento nei giochi di squadra, l’insieme di esercizi collegati nella ginnastica artistica o nel pattinaggio o l’allenamento di sezioni di corsa parziale per l’atletica leggera.
    L’allenamento specifico di gara è quella forma di allenamento complesso con il cui ausilio si crea l’unione delle singole componenti determinanti lo stato di allenamento e si accelera il processo di adattamento fisico, psichico, tecnico e tattico.
    L’entità dei carichi specifici resterà più bassa rispetto a quella totale somministrata nei diversi periodi in altre esercitazioni, poiché maggiore sarà invece il carico interno a livello di sistema nervoso.
    Spesso, per un più rapido sviluppo delle singole componenti e per l’elevazione in termini di sopportabilità della capacità di carico, l’esercizio di gara non è svolto in condizioni del tutto eguali a quelle che si verificheranno in competizione.
    Senza soffermarsi sulle molteplici possibilità di scelta, c'è da notare come talvolta le situazioni potrebbero rivelarsi pure più difficoltose rispetto alla gara: per es. giocare su di un campo ridotto per un rapido sviluppo della destrezza e per la capacità di reazione, saltare e giocare oppure un carico appesantito, maggior resistenza frenante per lo sviluppo della forza o ancora richiedere un’elevata velocità nell’allenamento di resistenza per lo sviluppo della capacità anaerobica.

    Per mezzo delle esercitazioni specifiche vengono sviluppate in primo luogo le capacità fisiche che determinano la prestazione, tra esse le varie qualità di forza, la velocità e la mobilità.
    Il vantaggio dei mezzi ausiliari specifici consiste soprattutto nel fatto che consentono un dosaggio di stimolo più razionale e più efficace rispetto all’esercizio di gara. A tal proposito, si può rilevare che carichi addizionali per lo sviluppo delle capacità di forza, se in dose troppo elevata nell’esecuzione degli esercizi gara, alterano considerevolmente la struttura del gesto motorio e l’andamento forza/tempo al punto da poter creare un’errata coordinazione del movimento.
    Cosicché, per aumentare l’efficacia del processo d’allenamento, si rafforza la tendenza a predisporre la scelta degli esercizi ed il dosaggio dei relativi stimoli in maniera da assolvere contemporaneamente più compiti fondamentali, in particolare affinchè siano sviluppate capacità fisiche complesse prendendo in considerazione le esigenze specifiche della competizione.
    Si sottolinea che le esercitazioni specifiche non sono affatto un surrogato ma un mezzo indispensabile di allenamento, che assume un ruolo determinante nel periodo di preparazione e che diventano realmente efficaci solo se poste in stretta correlazione con l’uso dell’esercizio di gara.
    All’opposto, alcuni atleti hanno commesso l’errore di prendere in considerazione le esercitazioni specifiche solo nel periodo preparatorio, limitandole molto nel periodo di gara. In tali casi, però, i risultati migliori si ravvisano solo nella fase iniziale del periodo competitivo e non nell’ulteriore decorso stagionale, poiché non si riesce a conservare intatto a lungo il raggiunto livello di performance delle qualità fisiche.
    Ecco perché appare importante attuare durante l’intero anno entrambe le esercitazioni (di gara e specifiche) e controllare metodicamente il livello delle qualità fisiche conseguito.




    Esercitazioni di sviluppo generale


    Sovente il valore e l’importanza delle esercitazioni di sviluppo generale in parecchie discipline sportive viene sottovalutato, soprattutto per ciò che riguarda l’allenamento giovanile.
    Ha preso piede la tendenza ad elevare intensamente la dose degli stimoli di tipo specifico, abbassando quelli connessi all’allenamento generale, per la bramosia di conseguire presto risultati eclatanti.
    Molti atleti così migliorano rapidamente ottenendo, pur se ancora appartenenti alle categorie giovanili, l’accesso a livelli internazionali assoluti, mentre gli atleti adolescenti sottoposti ad una preparazione di base più estesa raggiungono generalmente più tardi il livello di eccellenza, che però riescono a mantenere su standard consolidati e duraturi.

    Non è ancora stata esaminata a sufficienza l’influenza ed il nesso causale che le esercitazioni di sviluppo generale riescono ad avere sulla costruzione della prestazione e addirittura, in talune discipline, è persino difficile stabilire una netta linea di separazione tra esercitazioni specifiche e generali.
    In ogni caso, sembra perlomeno di poter dare per assodati i seguenti punti:

    1) mediante l’apprendimento e l’esercizio con movimenti di tipo svariato si migliora la capacità di coordinazione: l’atleta può pertanto assimilare con maggior facilità l’apprendimento di tecniche sportive complesse e raggiungere in un secondo tempo un miglior livello prestativo.
    In tal senso risulta importante un’istruzione sportiva multilaterale di base sin dall’infanzia, in particolare per la successiva specializzazione in discipline che richiedono alte esigenze coordinative (ginnastica artistica, tuffi, sci alpino, giochi sportivi);

    2) l’organismo infantile e di un adolescente, trovandosi in fase di costante crescita, ha un apparato osteo legamentoso relativamente poco solido e dunque carichi d’espressione unilaterale potrebbero impegnarlo in modo eccessivo e sbilanciato.
    Nell’esperienza quotidiana è stato osservato che atleti giovani che hanno tralasciato le esercitazioni di sviluppo generale a favore di carichi più specifici sono soggetti ad un indice di probabilità d’infortuni più alto rispetto a chi si è allenato secondo percorsi più completi.

    3) La tolleranza allo sforzo e la rapidità di recupero dipendono pure, in certa misura, da una capacità del sistema cardio circolatorio superiore alla media.
    In molte specialità, tuttavia, i previsti mezzi di allenamento specifici non sono idonei né sufficienti a garantire questo adattamento (nella lotta, nella boxe, nel sollevamento pesi, nel tennis, ecc.) e per lo sviluppo della capacità di resistenza al lavoro risulta molto utile immettere nel programma alcune esercitazioni cicliche di sviluppo generale e proprie dei giochi sportivi;

    4) L’esercizio di gara e le esercitazioni specifiche impegnano e rafforzano soprattutto quei distretti deputati a sopportare il lavoro fisico principale, lasciando più indietro il condizionamento di altri muscoli o della struttura articolare e tendinea a cui, ciononostante, viene poi richiesto di intervenire sinergicamente o in azione di antagonismo prevalente.
    Le esercitazioni generali possono contribuire a far si che dette zone non rappresentino affatto l’anello debole di una catena cinetica e neppure siano incapaci a produrre un adeguato sforzo isometrico od eccentrico rispetto a quest’ultima;

    5) Alcuni esercizi di sviluppo generale, se noti e usuali in chi è chiamato ad applicarli, possono costituire un’utile variante all’interno di sedute o durante quei microcicli dedicati al recupero attivo, contribuendo tra l’altro a rendere più varia e quindi sostenibile una pianificazione lunga che, giocoforza, incorre in momenti di monotonia che mettono a dura prova il carattere, la personalità e il sistema nervoso dell’atleta.

    6) Un ulteriore impiego delle esercitazioni generali – comunque da non sottovalutare – può ravvisarsi in certe situazioni particolari, nel corso delle quali condizioni oggettivamente difficili (fattori climatici, infortuni, difficoltà logistiche) limiterebbero o escluderebbero di fatto la possibilità di praticare esercitazioni specifiche con richieste di mezzi adeguati.
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