Mi ritrovo a girare per i reparti da 6 anni e più ormai,a vario titolo,per cui diciamo che la nostra "anzianità" di corsia è molto simile..in questi anni mi sono ritrovato più volte nel momento da te descritto purtroppo.Credo che pochi possano capire cosa prova un medico/infermiere o chi per esso in questi momenti.Personalmente non sono mai stato un tipo esplicitamente sensibile..ho sempre considerato il manifestare le proprie debolezze una cosa da deboli appunto.Questo ti fa apparire "freddo",strafottente agli occhi degli altri..eppure credo che nemmeno i famigliari o gli amici possano provare sulla propria pelle ciò che provi tu in quel momento.E' un senso di "tristezza" umana per la labilità della vita,ma anche in forte sconforto professionale!Anche se hai fatto tutto o sai che si è fatto tutto,nulla ti toglie quel senso di fallimento,di estrema impotenza che ti colpisce a tradimento.Col tempo ho capito però che non bisogna farsi "distruggere" da situazioni del genere..non è cinismo,ma realtà e senso di responsabilità.Umanamente vai a far pesare il tuo status sulla tua famiglia,e professionalmente perdi quell'ottimismo e quel senso di dovere verso altri decine di vite che in te vedono la loro "salvezza".La morte non è mai una cosa piacevole,però sono arrivato a pensare,varcando la soglia dell'ospedale,che è una delle possibilità che la vita ti sbatte in faccia ogni giorno,ogni momento..bisogna farci i conti,ma non farsi condizionare.
Passerà anche questo momento Claudio..forza!




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