Siccome chi tace acconsente, riprendo da dove avevo lasciato ieri sera.
La mia adolescenza passò così, in un soffio, e l'unica cosa che guardavo allo specchio era la pettinatura, qualche brufolo infame e due peli di barba che ogni tanto bisognava tagliare.
Nella primavera del '93, a 21 anni, feci mente locale, cercai uno specchio più grande, e guardando quello scheletro di 57kg decisi che era giunto il momento di ricominciare a spingere. Questa volta niente palestra, però, bensì allenamenti a casa. Flessioni, bicipiti con manubri da 5kg, e addominali in quantità (ovviamente sit-ups). Insomma, il classico allenamento da ventenne che non vuole sfigurare eccessivamente quando si toglie la maglietta. Il tutto condito da un piano alimentare rozzo ma d'impatto, che consisteva nel mangiare più possibile ai pasti principali, chiudere sempre con un gelato, e introdurre un nuovo pasto a me finora sconosciuto: la merenda (la colazione era invece un vocabolo a me alieno). In questa occasione trovai anche la fonte nutrizionale che mi permetteva di aumentare di peso senza distruggermi lo stomaco (che è sempre stato molto delicato): le nastrine del Mulino Bianco. So che a voi pare assurdo, ma per più di 15 anni, ogni volta che volevo pesare di più sulla bilancia, introducevo due nastrine a merenda per qualche settimana (avevo imparato a mie spese che le fieste Ferrero garantivano lo stesso risultato ma con l'effetto collaterale di distruggermi l'apparato gastrointestinale).
Piegamento dopo piegamento, in pochi mesi aumentai di 8kg, sviluppai un addome di ferro e anche qualche accenno di tricipiti e pettorali (bicipiti non pervenuti, invece, perché adattati in fretta ai 5kg del manubrio fisso). Sopra l'addome di ferro, un piccolo strato di grasso che, unito ai pasti troppo sostanziosi, mi aveva dato una bella pancetta rotonda. Ricordo una sera che un mio amico disse: “Sei ingrassato, hai la pancia”. “Posso farla sparire quando voglio”, risposi io, forte del mio metabolismo cannibale. “Sì ma tu puoi scegliere tra due versioni: o secco da far paura, o con pancia e gambette, come quegli ometti fantozziani che vengono a giocare a carte al bar. A 40 anni tu sarai come loro”. “No, a 40 anni io sarò più bello di ora, vedrai se non è vero”. “Con le gambette e la panza, fidati”. “Vedremo”.
Nel luglio di quell'anno ero in forma smagliante, almeno secondo il mio giudizio. 65kg di pura potenza. Fu una foto scattata durante una gita in campagna con degli amici a risvegliarmi: avevo qualche minuscola rotondità, è vero, ma ero completamente incassato. Tutte quelle flessioni e quegli addominali mi avevano curvato ancora di più, peggiorando la mia già critica postura. Mentre meditavo su come risolvere la situazione, m'imbarcai con 10 amici su un charter per Ibiza. 17 giorni dopo, al ritorno a casa, non riuscivo a fare più di 2 flessioni, dovevo stringere la cintura all'ultimo buco, e la bilancia dichiarava un peso di 52kg. Ne trassi due conclusioni. Primo: le flessioni avevano un effetto effimero e non ripagavano la fatica che costavano. Secondo: se non mi davo una raddrizzata, ben presto qualche medico legale avrebbe dichiarato che la mia morte era avvenuta per arresto cardiaco mentre ballavo musica house in pista, e un esame tossicologico avrebbe chiarito definitivamente la causa del decesso. Compreso questo, un mese dopo, un buttafuori mi bloccò mentre aprivo un'uscita di sicurezza della discoteca più estrema della zona, per uscire all'aria aperta. “Lasciami in pace, me ne vado a casa, non torno più”, biascicai. Lui si ritrasse, io me ne andai, e in effetti non tornai mai più. Con un semplice ciao alla combriccola e due passi nella notte ero tornato l'unico padrone di me stesso, e non avrei rinunciato di nuovo a questo privilegio. In fondo avevo 21 anni e tutta la vita davanti, perché buttarla?
Alla palestra ricominciai a pensare nel '98, a 25 anni. Mi ero sposato l'anno prima, ero diventato padre, mi ero laureato e avevo cominciato a lavoricchiare. Tutto in fretta e tutto insieme. Visto che mia moglie cucinava meglio di mia madre, stavo aumentando di peso. Giunto senza troppi sforzi e con qualche nastrina di supporto a 67kg, m'iscrissi a una palestra a due chilometri da casa. Qui un'istruttrice molto simpatica e con due spalle così mi mise su un tapis roulant per un paio di settimane. Prima 20 minuti, poi 30, e alla terza settimana scoppiai. Non riuscivo neanche a finire la scheda, che consisteva in un elenco di 4x12 alle macchine. “Come dimagrito?”, mi disse quando le esposi i miei dubbi sulla scheda. “Eh sì, sono stremato”, risposi io. “Allora... forse... bisognerebbe cominciare a pensare a un'integrazione...”. “No, guarda, non m'interessa, non è la mia priorità mettere su muscoli a tutti a costi, tanto poi se ne vanno in fretta. E poi mi scrocchiano le spalle, mi sto facendo male, lo sento, mi sa che proprio che non fa per me, non ho il fisico, mi piace passare qualche oretta qui ma senza impegno”. Non solo capì perfettamente, ma mi prese sotto una specie di ala protettrice. Dislocazioni con bastone, L-fly ai cavi, trazioni a 45° con triangolo, non più di 10 minuti sul tapis roulant, quella tipa si mise d'impegno e mi ritagliò una scheda che mi fece ottenere dei progressi. Stavo meglio, mi sentivo più attivo, la mia postura migliorava (senza miracoli).
Poi non la vidi più, e mi mancò il suo supporto. Un pomeriggio, arrivò un nuovo cliente in palestra. Un ragazzo enorme, un trionfo di muscoli, parlava con l'istruttore che gli faceva i complimenti per i risultati. “Da quanto ti alleni?”, gli chiese. “Due anni, ma ora sono in crisi. Non so come continuare, sto stallando, devo variare, infatti se hai qualche consiglio...”. “Quanto fai di recupero tra le serie?”. “Un minuto”. L'istruttore propose: “Potresti scendere a 50 secondi”. Il tipo lo guardò come se fosse una cacca di piccione sulla spallina della giacca e non gli rivolse più la parola. L'istruttore si vergognò e sparì, salvo poi commentare in sua assenza con più persone che quello era pieno di steroidi e pure stronzo, tipico effetto collaterale degli steroidi.
Io ovviamente non potevo essere sospettato di far uso di steroidi, visto che continuavo ad essere magro come un chiodo, anche se più pimpante e ormai con quasi un anno di esperienza. Ma ebbi anch'io, in quella palestra, il mio momento di gloria.
Arrivò infatti un giorno un ragazzo sui 20 anni, parecchio sovrappeso, piccolino di statura. Poiché le successioni di una scheda da palestra commerciale si somigliano un po' tutte, fummo vicini per tutto l'allenamento. Prima sul tapis roulant, io con i miei 10 minuti di corsetta leggera e sciolta mentre lui lasciava l'anima e dieci litri di sudore per arrivare in fondo alla corsa. Poi alle macchine, prima lui e poi io. Dopo un'ora, arrivati all'abdominal machine, un suo amico lo salutò e controllò il peso dell'esercizio. “Bravo, vai leggero, non esagerare”, commentò. “E certo che vado leggero, mica sono esaurito come quello lì!”, disse indicandomi con lo sguardo. Io caddi dal pero, e anche il suo amico. “Perché è esaurito?”, chiese. “Carica più di me”. “Eh, ma lui chissà da quanto tempo lo fa”. “No, mi segue da un'ora, e aggiunge pesi a tutte le macchine che ho appena fatto io per sentirsi superiore!”. Io ero allibito, e lo sguardo dubbioso del suo amico (del tipo “ma cerchi rogna?”) mi preoccupò anche un po'. Per fortuna il tipino sovrappeso non venne a farsi la doccia - credo per non spogliarsi in pubblico - altrimenti avrebbe urlato a squarciagola che me l'ero allungato con la pompetta pur di fargli dispetto. In ogni caso ero contento, perché per la prima volta non ero il più scarso della palestra, e addirittura c'era chi si sentiva umiliato dalla mia presenza.
Tra parentesi, ho rivisto il tipo qualche tempo fa dopo più di 10 anni, al seggio dove ero andato a votare. Ho capito che era lui non dalla faccia, ma dalla particolare sagoma del suo corpo, che era rimasta la stessa, anche se con qualche chilo in più. Anche lui mi ha riconosciuto, me sono certo, perché appena mi ha visto mi ha squadrato da testa a piedi e mi è venuto incontro con fare deciso. Quando era a un metro da me gli ho detto: “Salve...”, e lui fissando con odio la mia camicia attillata ha detto con voce autoritaria: “Salve, eh!”. Era ovvio che si sentiva ancora offeso per quello che (non) era successo anni prima, ma stavolta aveva dalla sua la divisa da carabiniere che indossava. Che la sua voglia di rivalsa fosse evidente, non c'era dubbio. L'ho guardato rispettoso ma un po' (lo confesso) divertito, come a dire: “Mi vuole arrestare perché sono magro?”. Lui ha avuto un piccolo sussulto, forse chiedendosi cosa stesse facendo, e si è allontanato a testa bassa.
Ha una faccia simpatica, dev'essere un bravo ragazzo, penso che faccia con correttezza il suo lavoro. Un po' mi dispiace di stargli tanto antipatico, ma so che quando uno a pelle non ti sopporta non ci si può fare molto. Pazienza, è la vita. Speriamo che non abbia mai una scusa per esercitare il suo potere su di me, perché sono certo che lo farebbe.
Nota: Anche stanotte s'è fatto tardi, e non ho ancora terminato. Spero di poter concludere, prima o poi. Scusate per la lunghezza di questa introduzione senza fine. Un saluto a tutti.




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