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ciao nico
al solito tuo mi sopravvaluti. quando chiedi un mio parere mi sento in difficoltà perchè attualmente ritengo di essere in stato embrionale per quanto riguarda l'applicazione delle nozioni teoriche alla terapia medica, soprattutto in campo riabilitativo.
se tu dici che il nuoto va bene io non posso che essere daccordo con te, d'altronde io non sono "contro" il nuoto, penso solo che sia sopravvalutato dai media (e di conseguenza da tutti coloro che ne sono influenzati).. anche perchè viviamo in una società con la fobia del sovraccarico della colonna vertebrale, come se ci fossimo evoluti in assenza di peso.
il nuoto senza dubbio presenta innumerevoli vantaggi rispetto alle altre attività fisiche (soprattutto nelle fasi di riacutizzazione della AR), però è anche vero che, privando ossa e articolazioni del carico dato dal peso corporeo (e dalle forze di accelerazione) non gode dei benefici in termini di prevenzione dell'osteoporosi (frequente nei pazienti affetti da AR, ancor di + se sottoposti a terapia sin dalla giovane età), come evidenziato in questo studio
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/1...D35A55B.d03t04
inoltre,come sai benissimo, il carico determina l'adattamento dei tessuti anche in base all'orientamento delle forze subite, che tradotto in termini semplici significa che se lisandro non è abituato a sollevare alcun peso è più probabile che si infortuni proprio in quell'occasione in cui sarà costretto a farlo.
naturalmente non mi permetterei di consigliare un allenamento volto allo sviluppo della forza massimale ad un ragazzo che ha tutt'altri obiettivi (la prevenzione e il raggiungimento di un buono stato di salute).
per quanto riguarda il danno articolare in seguito all'esecuzione di gesti non in assenza di carico (cioè il confronto tra attività in acqua e attività con gravità), ci sono delle controversie.
come evidenziato in questo studio (anch'esso disponibile gratuitamente)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/arti...8/?tool=pubmed
Long term high intensity exercise and damage of small joints in rheumatoid arthritis.
Abstract
OBJECTIVE:
To investigate the effect of long term high intensity weightbearing exercises on radiological damage of the joints of the hands and feet in patients with rheumatoid arthritis (RA).
METHODS:
Data of the 281 completers of a 2 year randomised controlled trial comparing the effects of usual care physical therapy (UC) with high intensity weightbearing exercises were analysed for the rate of radiological joint damage (Larsen score) of the hands and feet. Potential determinants of outcome were defined: disease activity, use of drugs, change in physical capacity and in bone mineral density, and attendance rate at exercise sessions.
RESULTS:
After 2 years, the 136 participants in high intensity weightbearing exercises developed significantly less radiological damage than the 145 participants in UC. The mean (SD) increase in damage was 3.5 (7.9) in the exercise group and 5.7 (10.2) in the UC group, p = 0.045. Separate analysis of the damage to the hands and feet suggests that this difference in rate of increase of damage is more pronounced in the joints of the feet than in the hands. The rate of damage was independently associated with less disease activity, less frequent use of glucocorticoids, and with an improvement in aerobic fitness.
CONCLUSION:
The progression of radiological joint damage of the hands and feet in patients with RA is not increased by long term high intensity weightbearing exercises. These exercises may have a protective effect on the joints of the feet.
in poche parole sembra addirittura che il lavoro sotto carico prevenga le complicanze a livello articolare, dimostrato soprattutto dal fatto che le principali differenze sono proprio a livello dei piedi (le strutture maggiormente esposte al carico).
detto questo io credo che la tua proposta sia ottimale. l'associazione di attività con e senza carico può sfruttare i benefici di entrambe (considerato inoltre che l'attività in acqua può essere svolta con intensità percepita più alta senza il rischio di aggravare la sintomatologia).
ripeto però, non ho esperienza diretta sul campo e sicuramente un reumatologo smonterebbe qualunque mia affermazione in 5 minuti di conversazione.
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