Il fatto che una ribaltata abbia una spesa energetica nulla per metà dell’intero ciclo è un inaspettato pregio invece che un difetto! L’andamento della potenza generata in una serie di 6 ribaltate sarà pertanto simile al seguente:


Una serie di ribaltate costituisce un allenamento “naturalmente” intermittente: per rovesciare la ruota dovete generare sempre e comunque potenza con tutta la catena cinetica posteriore, pena dover sbavare per spingerla via con contorsioni assurde, però fra una ribaltata e l’altra c’è una pausa forzata che permette di recuperare. In pratica il livello di intensità è modulato dall’esercizio stesso senza che voi dobbiate intervenire.

Avete mai provato il Guerrilla Cardio o il Tabata, quelli con gli sprint di 30 secondi? Sono psicologicamente devastanti perché dovete letteralmente imporvi di correre per 30 secondi al massimo, 30 secondi che non passano mai, e dovete forzarvi ad andare più forte che potete.

Sono, invece, molto meno stressanti circuiti in bicicletta dove si alterna salita, discesa, pianura: lo scopo è “solo” quello di proseguire, andare avanti e l’intensità è dettata dalle variazioni del percorso. Con la ruota accade proprio la stessa cosa.


La tabella descrive l’allenamento svolto, una forma di gruppi di ladder: una serie è composta da sei ribaltate, 30 sec di recupero, 6+6=12 ribaltate di fila, 30 sec di recupero, 6+6+6=18, 30 sec di recupero e così via fino a 30 ribaltate. Seguono 60 sec di recupero, per poi ripetere lo schema per altre due serie, un totale di circa 40 minuti di attività.


Il grafico delle mie pulsazioni evidenzia proprio le tre serie e all’interno di ognuna i singoli ladder (l’ultimo rettangolino è l’inizio di una quarta serie, abortito perché ero proprio scoppiato alla stragrande).

Notate come le pulsazioni salgano e si mantengano stabili intorno a 170 battiti al minuto, il 95% della mia frequenza cardiaca massima che, per attività di questo tipo è veramente un risultato elevato.

Notate anche la “coda” dei battiti dopo l’allenamento: rimane sopra i 100 battiti al minuto per quasi 25 minuti!

In sintesi, dai risultati del mio modello, questo tipo di allenamento mi ha fatto consumare circa 500Kcal sopra il mio metabolismo basale, e quasi 90Kcal nei successivi 86 minuti, rivelandosi una buona alternativa all’aerobica classica quale la corsa per chi, come me, non può correre e principalmente si rompe le palle a correre.

“Si ma…

… stringi stringi questa ruota com’è?” Mettiamola così: è… divertente, un mix di rozzezza e abilità poiché è necessario essere veloci e potenti ma se sbaglio riesco comunque a scaraventare la ruota a terra, con un bel tonfo sordo e rumoroso, una soddisfazione incredibile.

Afferrare i tasselli con un fiatone pazzesco e il cuore a palla, il sudore che bagna il copertone nero e caldissimo, il puzzo della gomma quando questa passa sotto le narici, tirare via da terra quell’affare, sentire che si solleva veloce, spingerlo via e sentire quel bang! per poi ripetere da capo tutto… è veramente notevole.

I giorni seguenti sono stato rincriccato e dolorante in punti assurdi: i flessori delle mani mi facevano così male da scrivere tremando, le dita dolenti come per i reumatismi, i trapezi scassati, polpacci, chiappe, schiena paralizzati. Come sempre, il corpo umano si adatta e in qualche allenamento ho “sentito” chiaramente un miglioramento delle abilità necessarie per ribaltare la ruota in maniera più efficiente e i DOMS si sono attenuati alla grande.

L’”allenamento funzionale”, con l’uso di “cose strane”, ha la capacità di coinvolgere alla grande: questo aspetto emozionale non viene mai adeguatamente rimarcato ma è ciò che rende così entusiasti chi lo pratica.

Non è che serva specificatamente una fottuta ruota di trattore per svolgere un allenamento intermittente, potrei comprare due dischi olimpici di gomma da 25Kg e sostituire la ruota con una bella girata dove poi sbatto a terra il bilanciere, mi riposo per 2-3 secondi, mi riposiziono e riparto. Compresa la funzionalità da replicare, tutto è sostituibile con tutto ma ciò non significa che il divertimento sia equivalente, perché alla fine proprio di divertimento si tratta: dovessi chiudermi nel casotto a tirare un bilanciere da terra con un ***** Kg sopra per poi buttarlo a terra, attendere 3 secondi d’orologio e poi ripartire mi farebbe sentire un deficiente, usare la mia ruota invece no, tutto qua.

Per chi è appassionato di pesi, questa roba è sicuramente una interessantissima novità, a patto di non farsi prendere la mano: sempre di “pesi” si tratta, pertanto integrare un tyre flipping all’interno di una preparazione atletica necessita di una ricalibratura dei volumi dell’allenamento e sinceramente sconsiglio questa roba a 3 mesi da una gara per chi pratica il powerlifting, perché l’impegno per la schiena è notevole anche se il recupero è molto veloce.

Scoperto l’HIIT con la ruota, sarà difficile tornare all’abominevole cyclette invernale, perciò ora mi godo il resto dell’estate con il mio tyre (vedete, mi basta poco per essere felice…): adesso voglio sperimentare un po’ di “appesantimenti”, taniche, pesi, cemento…

I “pesi” in senso lato sono veramente un universo immenso e inesplorato: ho imparato una cosa nuova, mi sono fatto una esperienza, so usare un nuovo strumento che si integrerà con i miei allenamenti quando lo riterrò opportuno.

La novità è stata assimilata, è diventata ancora una volta… normalità.