Sabato 12/07/2008 ore 23.30
Potrei vivere nella morte, sentendo e vedendo dal di fuori tutto ciò che non mi appartiene più.
Potrei rinascere nella morte, in un limbo di pensieri confusi lontani da me, e da tutto ciò che sono stato.
Potrei respirare nel silenzio quell’aria appuntita e spigolosa che si mescola agli sguardi che non capisco.
Tutto potrei, via da questo mondo.
Ma non potrei vivere senza una parte di me.
Non mi spaventa la morte: fa parte del gioco.
Sono terrorizzato dal perdere un braccio, una gamba, un orecchio, un occhio, un rene…
Non riuscirei a vivere senza un pezzo che mi appartiene: preferirei di gran lunga eliminare tutti i pezzi che mi compongono.
Mi sposerei, nel vero senso del termine: sposerei me stesso, cosa questa che non sono mai riuscito a fare nella mia interezza terrena.
Veloce.
Veloce è l’aggettivo che mi piace.
Veloce è la strada sotto i piedi, con qualsiasi motore sotto al culo, con qualsiasi ruota, con qualsiasi scarpa.
Veloci sono state le mie esperienze, credute profonde nonostante tutto e tutti.
Veloci gli amori gettati via, veloce il divenire grande prima del tempo senza lasciare aria al bambino che ora trasuda da ogni mio poro.
Veloci sono stati gli obiettivi raggiunti.
Tutto il vortice attorno a me, mi ha risucchiato, lasciando confusione e grigiore, ed ora sono lì, a bloccare tutto.
Mi ritrovo fermo, con una penna in mano mentre scorrono le ore.
Mi sento sporco e colpevole per non riuscire più a correre.
Semplicemente non ne ho voglia, e questo mi brucia.
28 anni sono troppo pochi per stilare un resoconto della vita, come se mi trovassi in punto di morte a 100 (?) anni.
Vorrei correre, di nuovo, ma con una mentalità ed una genialità che non ho.
Vorrei vincere, provando il gusto personale di farlo, senza il bisogno di confermare le aspettative di qualcun altro.
Vorrei poter scegliere pensando alle opportunità, e non a ciò che perderei.
La morte avviene quando ci si ferma a pensare, a giudicare il passato, solo per non occupare le testa nel futuro, pensando che oramai tutto si è fatto, e nulla ci compete più.
Mi sporco le mani d’inchiostro, ma potrebbe essere anche sangue, senza alcuna differenza.
L’isolamento è fondamentale quando occorre scegliere: una scelta, qualsiasi essa sia, necessita di riflessione e di eliminazione di tutto ciò che in quel momento è superfluo.
Diventano superflui gli amici, le persone, gli affetti: tutto si concentra nella scelta, e ci si carica a molla cercando lo slancio adeguato.
Belle parole!
Il problema avviene quando si sceglie di non scegliere. Allora ci si ritrova nel continuo isolamento, abituandosi a questa sensazione, e tutto diviene superfluo. In eterno.
Il problema di fondo in tutto questo è la scarsa autostima.
In questo momento la mia è legata al riempire un foglio di parole che escono a fiume da me.
Nonostante tutto sono veloce: nello scrivere, nel capire, e forse anche troppo nel parlare.
Ho bisogno di una svolta, ho bisogno di un equilibrio da portare avanti, senza la noia di una normalità che mi impaurisce. Avrei bisogno di un abbraccio, di uno spirito guida che non mi faccia sentire solo neppure nel momento dell’isolamento pre-scelte.
Vorrei divorare l’asfalto, e non solo la mia rabbia.



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