Per molto tempo ho provato ad immaginare la Perfezione.
Ho cercato di capire cosa sia e come raggiungerla.
Cambiare di volta in volta i vestiti per essere più consoni alla situazione che stavo vivendo.
Pensieri da uniformare al comune senso di giustizia e libertà, parole da scandire in momenti propizi, virgole da aggiungere o togliere solo al momento più opportuno.
Questo gioco delle parti, porta inesorabilmente al disorientamento ad alla incapacità di riuscire ad accettare ciò che si è e ciò che si vive.
La Perfezione, nella mia mente, ha cambiato di significato.
Ho capito - e questa è la mia convinzione – che la Perfezione nella natura umana esiste, ed è il difetto.
Un uomo perfetto è un uomo difettoso, un uomo che accetta i suoi limiti.
Solo nell’Aldilà può esistere la Perfezione come ce l’hanno fatta sorbire fin da piccoli.
Del resto, si provi ad immaginare una vita senza problemi, un carattere senza spigoli, un’ esistenza che scivola via liscia come l’olio, l’assenza di quelle piccole manie che ci tengono in vita, la mancanza di quei piccoli brufoli che sono i vizi:
un lento declino verso la morte.
Chi di noi sarebbe motivato a scoprire, ad inventare, a risolvere, a creare, se già dalla vita si sente appagato?
La Perfezione è una disposizione dell’animo.
E’ il vedere le cose.
E’ il sentire i profumi.
E’ lo sbagliare di continuo, nella speranza di migliorare.
E’ lo sbagliare di nuovo, intraprendendo nuove strade.
E’ nel sano egoismo che ci spinge a fare del bene per stare bene, e che è l’opposto del becero egotismo.
E’ il credere che la Perfezione canonica sia ben lontana dal capitarci, in quanto significherebbe morire il più tardi possibile, vivendo ogni momento della nostra esistenza.
La Perfezione è nel movimento dei nostri muscoli.
E’ nella vita che ci rotola addosso.
E’ nelle persone che ci capitano di fronte.
E’ nelle relazioni che vogliamo intrecciare.
Negli amori intrapresi e falliti.
Nelle arrabbiature che dobbiamo avere, per mettere il sale su ciò che viviamo.
Non credo a coloro che affermano di aver trovato la felicità, come se ci fosse una pozione da ingurgitare, un elisir di lunga vita da serbare in ostinato segreto.
Non credo a coloro che pensano di essere in pace.
E’ una scusa per non rischiare.
Alla pari di ciò, ma dal lato opposto, ci sono le persone che affermano di essere sempre depresse: stessa sconfitta, stessa mancanza di coraggio nel rischiare cose nuove.
Le mie parole non piovono dall’alto, non mi reputo un docente della vita, né tantomeno un filosofo dietro un monitor.
Sono solo una persona che sta provando a capire quanto sia difficile esternare i sentimenti, quanto ci si vergogni a sporcarsi le mani con il cuore; il tutto per sembrare più perfetti di quanto già non siamo.
C’è una frase, detta da Lev Tolstoj, che mi ha spinto a scrivere e a non vergognarmi di ciò che faccio, e la riporto qui di seguito:
“Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell'anima”.
Sulla stessa scia, Paulo Coelho parla di persone che hanno smesso di combattere la Buona Battaglia.
Spero di non aver turbato i vostri sogni, e di non avervi distolto troppo dal lavoro che incombe.
Spero altrettanto che ognuno di noi non abbia paura di condividere ciò che di buono ha, dalle doti personali al vino che produce, dall’amore che sa spargere alla carne che macella, da una carezza che sa dare ad un buon piatto di pasta che sa cucinare.



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