La tabella di marcia è fitta
e lascia zero spazio per se stessi.
La salita imperitura verso l'ignoto a cui tendi.
L'abitudine al male senza saperlo affrontare.
Capita di ragionare,
per poi spegnere ancora la luce.
Se non lo vedi, ti ferisce di meno.
Zona di comfort sempre più larga.
Appigli evanescenti tra fatti concreti.
L'irreale del tutto.
Castrato dal di dentro
da colui che più può ferire.
Folli pensieri rincorrono chimere
roride speranze
madidi sogni.
Trappole per topi con esche succulente.
Sapere a memoria il sapore che hanno.
Pedantemente continuare a provare dolore.
Azzannarle, ferirsi, rimpiangere.
Ciò che non sei, ciò che non sei stato mai,
ciò che non ammetti di non essere.
Maschere addobbate a festa
in un paese in subbuglio.
Il circo alza il tendone.
Tutto il vicinato accorre tra belve feroci,
cammelli mansueti, saltimbanchi e pagliacci.
Un'ora di brio sapendo che dopo
si chiude la porta e si lavano i panni.
Troppe le tarme a roder la lana.
Troppe le parti distrutte dal fato.
Truce l'idea del salto mortale.
Rischio preciso, calcolo vero.
Planare a mezz'aria restando impalati.
Trovarsi allo stesso punto di partenza
tra mille discorsi lasciati a metà
tra mille macerie di case smesse di costruire.
Traguardi di gomma.
Rincorse di rabbia.
Punte d'orgoglio.
Picchi di tristezza.
Parole a difendere i gesti inconsueti.
Rose tra i rovi, tra spine e profumi.
Intanto il pensiero ritorna sull'oro,
sulle colline,
sulle pesche,
sul fuoco,
sulla brezza,
sulla passione,
sul passato d'amore.
Lei è con te, con un altro.
E con un altro te.



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