Infatti, non perderai massa, ma non ne guadagnerai nemmeno.
Anzi, c'è caso che, se fai sempre gli stessi 100Kg avrai aumentato la tua efficienza neuromuscolare, perciò i 100Kg li farai comunque anche se perderai massa.
Una volta avevo letto la domanda di un tizio che suonava più o meno così:
"ai fini dell'ipertrofia non è dannoso sviluppare la forza massimale?'" il tipo sottolineave come la ricerca di incremento nei carichi per poter creare una condizione nuova di stress utile ad uno sviluppo dell'ipertrofia non era una cosa del tutto giusta, o perlomeno diceva che l'incremento dei carichi doveva essere l'ultima e sottolineo ultima condizione. Quindi asseriva che i cicli di forza e cmq le ripetizioni basse finalizzate alla forza dovevano essere utilizzate solo come ultima spiaggi per superare lo stallo..
Si sarebbe dovuto procedere ad esempio così nella panca:
classico 3x8 con 80kg una volta intravisto lo stallo procedere con
un falso piramidale 10-8-6 sempre con 80kg
poi chessò fare un 4x8 sempre con 80kg magari con un po meno di recupero, insomma bisognava giocare molto sul volume e sulla densità dell'allenamento, poi quando il volume e la densità erano molto elevate si aumentava il peso e si ripartiva da chessò un 3x8 se questo incremento non era sufficente e creava uno stallo quasi immediato si sarebbe dovuto procedere con un ciclo di forza..
Guarda Su, non me ne volere, ma prendo la citazione che hai fatto come un esempio classico e negativo, dato che l'ho sentita in varie salse molte volte.
Lasciamo stare il discorso sull'ipertrofia e sui massimali su cui potremmo parlare per mesi. Il punto è proprio metodologico (non voglio essere troppo palloso con questo termine, ma è così).
La domanda potrebbe essere formulata così: "se c'è uno stallo, che fare?"
Quella che segue è una ricetta. Fai così, altrimenti fai cosà, altrimenti alla fine ma solo alla fine fai cosù.
Ma... che significa? E' un flow chart, o l'istruzione di come si fa benzina al distributore. Cioè è una rappresentazione volutamente semplice (perciò semplicistica) di un problema complesso.
Ritrovo queste ricettine nei trafiletti sparsi sulle riviste di culturismo, roba veloce, prova, great, vai così!
Chiaro che magari funziona: si varia qualcosa, si dà una pedata, la macchina si rimette in moto. Ma dove và? Così è andare molto a caso.
La risposta è invece banale: "si deve capire cosa non ha funzionato". Magari il tizio ha fatto ESATTAMENTE quello che è stato proposto. E poi ha stallato. Perciò che cosa fa, di nuovo quella roba?
Ma capire cosa non ha funzionato presuppone di pensare.
Riassumendo si può dire che il corpo umano reagisce con meccanismi adattivi decrecenti, a fronte di stimoli costanti, al fine del raggiungimento di un obbiettivo e nei limiti di una predeterminazione genetica.
Vabbè: la cosa è ovvia. Il punto è un'altro secondo me e cioè che una volta ottimizzati i 3 parametri sub A);B);C), rimane ancora da migliorare la pianificazione alimentare che è l'unica cosa che ci permette, a parametri ottimizzati, di raggiungere il nostro vero potenziale genetico. Il fatto è che il 95% delle persone non riesce neanche ad ottimizzare i primi 3 punti. A parte questa considerazione che non era stata fatta e sviluppata, mi sento di darti ragione. Ultima cosa: purtroppo nel mondo del BB si supera pure il limite genetico, anche prima di averlo raggiunto (sigh!), con gli AAS.
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