Finita una storia, sbattuta la porta, pensando che tutto si possa chetare.
Letto un libro, richiusa la copertina, lo metti in piedi tra tutti gli altri.
Sullo scaffale a far numero, a testimoniare che sono stati tuoi.
Eppure ogni cosa passata e vissuta, non termina lì, non ti lascia resettato e formattato, pronto per un'altra.
Ogni momento che ti tocca, ti segna per sempre.
Impossibile non accettarlo.
Non siamo robot.
La realtà non esiste. esiste solo la rappresentazione di essa che ognuno di noi si crea.
La realtà è l'insieme di situazioni vissute da ciascuno di noi.
La mia realtà non è inferiore alla realtà di chicchessìa.
La mia realtà può essere diversa dalle altre, ma non per questo sbagliata.
Qual è però il limite tra la realtà politically correct e la realtà personale?
Qual è il senso del vivere seguendo i propri istinti e le proprie idee, se questi cozzano con quelli degli altri che temi?