Anima sdrucita in un habitat perverso.
Emozioni a catena non esplodono come devono.
L'immagine, la tua.
Schiava di un ambiente che non ti appartiene più.
Uscire uguale fuggire?
Uscire uguale essere liberi?
Uscire uguale vincere?
L'ottica della fuga spaventa e fa ritirare gli artigli.
La casa non è più la culla del vivere, ma la hall di quel Grand Hotel chiamato MORTE.
Spente le spinte.
Annaffiate di acqua non tua tutte le decisioni importanti.
Una ne dovrò prendere.
Prossima settimana inizierò un'altra vita, spero.
Andrò ad abitare con una ragazza, lontano da casa mia.
La paura è che troverei qualsiasi scusa per tornare, e far pagare i miei per il mio malessere.
La paura è non poter controllare.
La paura è tornare a far visita ai miei, e vederli contenti di vedermi stare bene.
La paura è doversi rendere conto delle mille cazz.ate che accompagnano le mie insulse giornate.
Empi movimenti tra ostacoli fasulli.



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