Non ha fumato un bel nulla - è solo giunto a vedere una certa insensatezza in tutto l'accadere, ha portato quasi alla coscienza il fatto di aver curato solo "l'esterno" a discapito dell'"interno".
Mi sembra una specie di nichilismo tipica dell'individuo che va avanti verso una meta senza chiedersi il "perchè": si crede alla meta, al suo raggiungimento e non si indaga oltre. Essa richiede un certo numero di sacrifici, un non-vivere-molte-cose,un vivere-solo-il-progetto in vista del godimento del tragurdo finale.
Di solito arrivati a questo punto, tanto l'aver raggiunto lo scopo, quanto l'aver fallito, stimolano uno sguardo all'indietro, a ciò che è stato: e allora si scorge che ogni piano, giunto o meno a realizzazione, nasconde dentro di sè il nulla, il-non-aver-più-senso. Non sembra esserci più spazio per un progetto di vita positivo - eppure è già un buon segno che si sia arrivati al punto di chiedersi il "perchè". I valori in cui si è creduto sinora cominciano a vacillare, vengono recepiti come falsi ed estranei.
Un'adeguata introspezione, una ricerca di sè intorno alla propria essenza originaria sono l'unica terapia possibile per uscire fuori da questo circolo vizioso.
Solo i forti, non solo nel corpo , ma anche nello spirito (inteso nel senso di mente-ragione-intelletto) sopravvivranno.
p.s. ora che ho scritto tutta sta pappardella, mi viene il leggero dubbio che il post di Branco80 siano stati scritti per ispirazione di qualche sensazione temporanea e non dopo lunghe meditazioni.
In tal caso faccio la figura dell'idiota saccente e supponente - ebbene, tanto meglio!



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