Io mi ricordo solo che il 18 gennaio di otto anni fa mia moglie alle ore 06,30 di mattina mi disse: "Andiamo", con un tono che avrebbe fatto abbassare lo sguardo a Metternich.

Macchina carica, cellulare appreso, sgommata verso l'ospedale.

Accompagnai mia moglie in sala travaglio e, da buon marito, cominciai a dirle: "Cara, respira con me..." ed inizia a inspirare ed espirare come se avessi dovuto fare un massimale di squat.
Lei mi mandò gentilmente a ca°are e mi disse di farmi "leggermente" da parte.

Dopo la sala travaglio, io rimasi fuori (perché nell'ospedale, ai neo papà, era vietato entrare in sala parto). E cominciai a fare un avantieindietro nel corridoio che lo hanno dovuto successivamente ricoprire con un linoleum spesso 10 cm. Il libro che mi ero portato dietro (Il nome della Rosa di U. Eco) lo lasciai in macchina.

Quando arrivò (dopo poco - due ore-) l'ostetrica con mia figlia, la mia prima reazione fu di contarle tutte le dita per vedere se c'erano tutte.

Quando vidi mia moglie, dopo che era stata spostata in reparto, le portai.... una confezione di salame, prosciutto cotto, prosciutto crudo, pancetta, coppa, soppressata e un paio di cojoni di mulo (questi ultimi me li sono inventanti, eh). perché lei, per tutta la gravidanza, per via della toxoplasmosi non aveva toccato punto.