Bè ma il machete E' un coltello, solo un pò più grande...possiamo definirlo un coltellaccio, più grande di una tipica lama corta da Espada y Daga ma più piccolo di un gladio; per quel che riguarda il consiglio boh, il migliore attualmente è sempre il kali filippino in quel genere, anche se non si fossilizza solo sul coltello.
X il resto ti faccio qualche copia/incolla informativo ^^
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La tradizione italiana del combattimento individuale:
l'Arte segreta della scherma di coltello in Italia.
BO, 2003 - Antonio G. G. Merendoni
Durata di 84 minuti circa.
Testo in lingua italiana e inglese - 30 Euro

In questa videocassetta, dopo una breve introduzione storica sui diversi metodi schermistici di coltello italiano, seguono le rarissime riprese filmate delle loro pazziature (cioè l'elegante modo di muoversi nel combattimento) e di varie azioni della tirata (cioè il combattimento). I filmati riprendono le esecuzioni di maestri o esperti, continuatori di una tradizione marziale che non è ancora scomparsa.

*****"L'arte segreta del coltello in Italia"
Un precedente che influenzò i metodi sul maneggio del coltello italiani,fu la scherma di daga e pugnale,insegnata dai maestri d'armi dal '300 al '600.Proprio nella seconda metà del XVII tale modo di combattere fu adattato,in ambito popolare ,al sempre più frequente uso del coltello come arma(sia a lama fissa che a serramanico).
Così iniziarono a crearsi dei metodi sul maneggio del coltello che nell'800 si svilupparono in un'arte elegante e letale continuando a migliorarsi sino ai primi decenni del 900.Definendo da questo sviluppo una suddivisione dell'Italia in zone principali,risulta che lo sviluppo di una vera arte del maneggio del coltello(adoperando armi specifiche come il coltello alla genovese,il catalano lo zompafuosso,la sfarziglia ,il rasolino,il salitano,la molletta ecc.)si verificò in 6 regioni:Corsica(coltello simile al genovese),Lazio,Campagna;Puglia,Calabria e Sicilia.
Al nord l'apprendimento di tali tecniche era prerogativa sia della malavita(come quella milanese che adoperava il maresciall)che di certe popolazioni ,i romagnoli e gli abruzzesi.Le ragioni di questa particolare situazione sono complesse,ma in generale sono da condurre alla mentalità di quelle popolazioni,presso le quali la difesa dell'onore,era un concetto tenuto in gra conto ,anche in ambiente popolare,laddove sentirsi superiore dipendeva proprio dalla capacità di duellare,come accadeva per quanti seguivano il codice cavalleresco nei ceti sociali elevati.
In ognuna di queste regioni,sia nelle principali città che nelle cittadine di provincia,esistevano scuole(ovviamente clandestine)dove s'insegnava ad usare il coltello,seguendo un preciso metodo che ne contraddistingueva l'area di provenienza.
Dieci le scuole: corsa romana,napoletana salernitana,foggiano-barese,brindisino-leccese,tarantino,calabrese,palermitano e catanese.Oltre a queste vi era poi quella degli zingari.Le diramazioni furono numerose,anche perché dall'insegnamento di un maestro,nascevano diverse varianti ad opera degli allievi.
L'istruzione al combattimento si suddivideva in:uso del solo coltello ,del coltello e giacca,o altro indumento avvolto al braccio sinistro per difesa,nel modo di adoperare il coltello nelle risse in osterie ed altri luoghi e in quello da usarsi quando si è ammanettati ai polsi.

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