Luce, calore, spiragli, attraverso fori sempre più piccoli.
Minuscoli pulviscoli attraversano la vista.
Pupille dilatate a bramare il sole.
Iridi.
Mani protese con rabbia e paura,
si stringono in pugno a mostrare la forza.
La scorza, la buccia, la pelle, le ciglia.
Veleni e rancori a far da famiglia.
Solo, vigliacco, felice, assuefatto,
costretto, legato, impaurito, siffatto.
Mendichi gioia, predichi vita,
tutto è perfetto, tutto è salita.
Vita di sguardi, non riconosci,
chiudi la porta, spari cartucce.
Acqua salata scende dagli occhi,
amara speranza, la neve a fiocchi.
Contento del nulla, dal nulla sei nato.
Voli a ritroso, il passato è tornato.
Strano ma vero, impossibile, eppure,
ci pensi e ripensi, e le sere più oscure
si affacciano e lasciano scie di comete
lucenti, lontane, spiacevoli e fuse
col resto del mondo tra tutte le scuse.
Le cerchi, le trovi, provi a star su.
Riesci, ci godi, ma poi nulla più.
Allora ti giri e rigiri sul letto.
Le nuvole intanto minacciano vita.
Acqua leggera a vincer la noia.
Niente tristezza può scender dal cielo.
Veloce lo sguardo ci prova a leccare
le stelle, la gioia, l'acqua che scende.
Sapore di brio, odori d'autunno.
Il caldo tepore si tocca con te.
L'anima calda dal respiro profondo
si scioglie in momenti di rara virtù.
Accorcia la vita, la tua, con rabbia e vizio.
Eppur si vive.