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Discussione: I concetti di carico esterno ed interno nell'allenamento sportivo

  1. #1
    L'avatar di Tonymusante
    Tonymusante non  è collegato Super Moderatore del peso
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    Predefinito I concetti di carico esterno ed interno nell'allenamento sportivo



    Tempo fa mi ero assunto l’impegno di dedicare un thread alla distinzione tra i concetti di carico esterno ed interno, che in realtà trascendono gli aspetti specifici dello sport dei pesi per coinvolgere realtà sportive molto più vaste ma il cui significato, mi era parso di capire, fosse confuso o distorto tra i non addetti ai lavori (ma forse pure in quell’ambito ).


    Nel topic “differenze tra l’allenamento del bodybuilding e del powerlifting” (link: http://www.bbhomepage.com/forum/prog...erlifting.html) , aperto in sez. “Programmazione e Pianificazione dell’allenamento”, era infatti stato svolto da un utente il seguente ragionamento:
    "… provando a dire a parole mie, direi che per il powerlifter interessa maggiormente l'aumento del carico esterno, in questo caso, siccome gli esercizi del PL sono multiarticolari, il carico interno verrà suddiviso nei vari gruppi muscolari che vengono coinvolti, mentre nel BB interessa maggiormente il carico interno, quindi l'isolamento muscolare, aumentando il più possibile il carico interno su un determinato muscolo, invece di distribuirlo come appunto fa il PLer.”


    Pare che le asserzioni di cui sopra fossero dovute alle definizioni di carico esterno ed interno fornite da un relatore del settore su di una board tematica specifica e/o durante qualche meeting o seminario.
    Ora, fermo restando che non possa ovviamente escludersi che il messaggio del relatore anzidetto sia stato travisato o male interpretato, sia nella fese di ricezione dello stesso sia poi in quella di successiva trascrizione sul forum, mi preme tuttavia soffermarmi su questo argomento per una disamina di alcune considerazioni attinenti alla tematica in questione, che ha rappresentato uno dei capisaldi della moderna scienza dell’allenamento sportivo e che, di fatto, nulla ha a che vedere con eventuali differenze di preparazione tra il bodybuilding ed il powerlifting, atteso che investe viceversa l’intero ambito della preparazione di gran parte se non tutte le discipline atletiche.



    Il concetto di carico di allenamento è stato ampiamente e brillantemente affrontato, ben oltre 40 anni fa, da Dietrich Harre – uno dei precursori dell’allenamento sportivo in ottica scientifica, celebre studioso e professore all’Università di Lipsia e preparatore nella ex Germania Est – in una fortunata opera, poi tradotta in svariate lingue e replicata in più edizioni: Trainingslehre, nell’originale tedesco, giunta poi in Italia con il titolo di “Teoria dell’allenamento”.


    Harre - o per meglio dire l’intero collettivo di autori da lui diretto – fonda praticamente tutto il suo scritto su i principi del carico di allenamento, affermando che la capacità di prestazione è sviluppata principalmente dagli stimoli del movimento; se detti stimoli sono dosati in maniera da determinare un effetto allenante e quindi da contribuire allo sviluppo, mantenimento e consolidamento dello stato di allenamento, parliamo di carico di allenamento.
    Prosegue quindi operando una distinzione tra carico esterno e carico interno, in particolare:


    il carico esterno è determinato dall’entità e dall’intensità degli stimoli costituenti il carico nonché dalla densità, dalla loro durata e frequenza.
    Pertanto, seguendo Harre e poi i principali studiosi della materia, potremmo considerare il carico esterno come l’insieme degli stimoli allenanti somministrati all’atleta a seconda della disciplina praticata: i chilometri ed i tempi di percorrenza, i chili da sollevare, il numero (ripetizioni) e le serie dei gesti motori da compiere, i tempi di recupero, le misure da raggiungere o valicare; essa è di conseguenza una realtà oggettiva, misurabile e quantificabile secondo grandezze matematiche e convenzionali.


    Il carico interno è invece rappresentato dalla reazione funzionale individuale dell’atleta al carico esterno, sia sul piano fisico che psichico e contraddistingue il grado di percezione dello sforzo, ovvero quanto ed a che livello lo stressor e lo sforzo siano stati accusati e considerati tali, di modo che la grandezza e l’intensità del carico interno sono prettamente soggettive ed a se stanti, benché influenzate dalle singole componenti di quello esterno.
    Per i motivi su esposti, ad identica somministrazione di carico esterno non sempre corrisponde la medesima misura di carico interno: alle condizioni che possono modificare quest’ultimo appartengono dunque i momentanei stati fisici e psichici dell’atleta, le condizioni di impianti e attrezzature, i fattori metereologici e - secondo Mathesius – pure fattori sociali, quali i rapporti atleta/compagni di squadra e atleta/allenatore.


    L’adattamento, cui essenzialmente si mira con la preparazione atletica e che ne dovrebbe conseguire qualora il processo di allenamento abbia un corso auspicabile e regolare, è l’organizzazione dei sistemi funzionali fisici e psichici che si verifica sotto l’influenza di carichi esterni per ottenere un più elevato livello di prestazione e la disposizione quindi a condizioni esterne specifiche.
    Tra carico ed adattamento esistono rapporti ben precisi, che Harre e Matwejev (quest’ultimo in altra sede) enumerano e descrivono minuziosamente ma che in questo contesto mi pare troppo dispersivo trattare.


    Limitiamoci a sottolineare che le componenti fondamentali del carico esterno d’allenamento e cioè dello stimolo allenante, possono essere così riassunte e definite:
    - intensità dello stimolo,
    - densità dello stimolo,
    - durata dello stimolo,
    - entità dello stimolo,
    - frequenza dello stimolo.


    Sarebbe però un errore predisporre un protocollo di allenamento basato esclusivamente sulle conoscenze del tecnico, per quanto di elevato livello scientifico e benché corroborate da valutazioni empiriche sul campo ma tuttavia limitate alla costruzione e ciclizzazione del carico da assegnare, senza ascoltare e verificare lo stato di assimilazione dello stesso, la sua tollerabilità ed il gradimento da parte dell’atleta destinatario. Per un ottimale orientamento in ordine al carico da somministrare ed una costruzione razionale dei microcicli di allenamento, infatti, è necessario che l’allenatore sia informato sulla situazione inerente al carico interno, ovvero quello percepito e gravante su colui che è chiamato a raggiungere la prestazione.
    Nella pratica quotidiana è possibile fare una sommaria valutazione del carico interno in relazione ai sintomi di stanchezza mostrati, come anche in base al decorso ed al ritmo del recupero.
    Buoni effetti allenanti li provoca un carico atto a produrre un intenso affaticamento, dopo il quale tuttavia l’atleta dovrebbe ancora essere in grado di proseguire fisicamente e mentalmente una giornata lavorativa o di avere un buon rendimento scolastico e di studio; inoltre, dopo 24/48 h. dovrebbe essere capace di proseguire il programma di allenamento senza sforzi evidenti ed eccessivi.




    Lo scopo del thread era semplicemente quello di fornire alcuni chiarimenti sulle importanti differenze tra i concetti terminologici di carico esterno ed interno come sviluppatisi, nel corso di decenni, in dottrina sportiva ed indipendentemente dalle specialità dei pesi.
    Comunque, avendo introdotto e presentato l’opera di Harre, se il tema ha riscosso interesse posso postare a puntate altre discussioni sportive sempre inerenti alla teoria dell’allenamento sportivo del menzionato maestro.

    Goodlift
    Ultima modifica di bbhomepage; 27-08-2014 alle 12:07 PM
    giulio96, eraser, Vinz86 and 3 others like this.
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  2. #2
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    in sintesi? l'ho letto tutto ma c'ho capito ben poco XD
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  3. #3
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    Chiarissimo mister: un ringraziamento enorme è quantomeno doveroso.
    Non posso parlare a nome del forum chiaramente, ma credo che questo genere di analisi possano solo arricchire il bagaglio di conoscenze di ciascun utente, e quindi altri articoli simili potrebbero essere solo accolti con altrettanto calore.
    Personalmente, la lettura mi ha fatto nascere alcuni interrogativi, riguardo la possibilità di affrontare "scientificamente" un tema come la correlazione tra carico interno ed esterno, considerata l'estrema soggettività e variabilità di fattori che costituiscono il primo.
    Tutto questo porta all'ulteriore e consequenziale considerazione riguardo il livello di preparazione che evidentemente è richiesto ai trainer di atleti di livello, ai quali si richiede veramente una competenza, ma a questo punto direi anche una vera e propria "sensibilità" nei confronti degli atleti, che non immaginavo...doti anche da psicologo, azzarderei...

    Che dire...aspetto i sequel!
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    A Musashi e eraser piace questo messaggio.
    Quanto più ci eleviamo, tanto più piccoli appariamo agli occhi di chi non sa volare.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da giulio96 Visualizza Messaggio
    in sintesi? l'ho letto tutto ma c'ho capito ben poco XD

    Guarda, non ti sreppo perché sono pacifista
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  5. #5
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    in sintesi? l'ho letto tutto ma c'ho capito ben poco XD
    Citazione Originariamente Scritto da Vinz86 Visualizza Messaggio
    Guarda, non ti sreppo perché sono pacifista

    sigh, sob, sniff

    voglio vedere se passa di qua Vincenzino e glielo faccio spiegare da lui
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  6. #6
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    nono,non ho detto che ha spiegato male,spiega in modo eccellente con un italiano a dir poco invidiabile,argomentando il tutto nei minimi dettagli,sono io che non capisco
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Vinz86 Visualizza Messaggio
    Chiarissimo mister: un ringraziamento enorme è quantomeno doveroso.
    ................................
    Personalmente, la lettura mi ha fatto nascere alcuni interrogativi, riguardo la possibilità di affrontare "scientificamente" un tema come la correlazione tra carico interno ed esterno, considerata l'estrema soggettività e variabilità di fattori che costituiscono il primo.
    Tutto questo porta all'ulteriore e consequenziale considerazione riguardo il livello di preparazione che evidentemente è richiesto ai trainer di atleti di livello, ai quali si richiede veramente una competenza, ma a questo punto direi anche una vera e propria "sensibilità" nei confronti degli atleti, che non immaginavo...doti anche da psicologo, azzarderei...

    Che dire...aspetto i sequel!
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    Intanto ti ringrazio per l'apprezzamento: quando si scrivono certi articoli si ha sempre la paura di risultare aridi o noiosi, visto che dopotutto siamo su di un forum non in uno stage; da qui le mie perplessità su come possano essere accolti, soprattutto se "seriali".

    Per quanto riguarda la tua riflessione successiva, devo dire che hai toccato un tasto molto importante. Infatti, la scientificità e l'alto livello di specializzazione sono elementi imprescindibili al giorno d'oggi nella stesura di una pianificazione sportiva, che pertanto richiede competenza specifica di settore, razionalità e sistematicità in tutte le fasi della preparazione sportiva di un atleta, pure di medio livello.
    Se tali caratteristiche sono fondamentali, tuttavia non sono tutto: nello sport restano altrettanto basilari le componenti esperienziali, prodotto delle prove empiriche sul campo ma pure quelle psicologiche e di relazione umana.
    Proprio su questo Harre insiste, in maniera sorprendentemente precoce, nella sua "Teoria dell'allenamento".
    L'uomo difatti è animale socievole e lo sport, quale attività simbolo, è prettamente sociale, collettiva, aggregativa, pure quando trattasi di disciplina individuale e non di squadra.
    Lo sport è parte della vita sociale: puoi svolgere uno o più sedute di allenamento in solitaria ma non puoi non relazionarti con gli altri - coach, compagni, avversari, ecc. - nel complesso della tua vita da atleta; altrimenti non si tratta più di preparazione sportiva agonistica ma di semplice attività salutistica per il benessere e l'igiene della persona o di divertimento personale estemporaneo o - talvolta - di sfogo mal incanalato di difficoltà inconscie irrisolte.
    Allo stesso tempo, un atleta non è un robot che esegue disposizioni o una macchina perfetta ma ha i suoi problemi, le lacune, difficoltà oggettive, genetiche e del momento che deve esternare; ha sensazioni, emozioni, personalità.
    Analogamente il coach/trainer o tecnico che dir si voglia non è un mero ricercatore di un dipartimento accademico ma un uomo di sport, che deve saper affiancare alle indubbie conoscenze generali di fisiologia e chinesiologia, quelle più specifiche della disciplina che coltiva ma, insieme ad esse, capacità didattiche, umane, discorsive di relazione e confronto quasi quotidiano.

    Questo aspetto che hai voluto mettere in risalto - molto più sinteticamente di quanto non abbia fatto io - è proprio l'essenza dell'insegnamento di Harre, che distingue il suo lavoro da altri, pure eminenti ma non altrettanto onnicomprensivi.
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da giulio96 Visualizza Messaggio
    nono,non ho detto che ha spiegato male,spiega in modo eccellente con un italiano a dir poco invidiabile,argomentando il tutto nei minimi dettagli,sono io che non capisco

    Mini-OT: per il lessico, sospetto fortemente una formazione di stampo giuridico: alcuni termini, in particolare, suonano piuttosto indicativi in tal senso, per chi è avvezzo a quel genere di registro...quindi...

    ...mister, può confermare o smentire?
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  9. #9
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    e comunque l'articolo inizia con una mia citazione,quindi ringraziate me uahuahuah (scherzo ovviamente,però la citazione è veramente mia )
    A Tonymusante piace questo messaggio.
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Vinz86 Visualizza Messaggio
    Mini-OT: per il lessico, sospetto fortemente una formazione di stampo giuridico: alcuni termini, in particolare, suonano piuttosto indicativi in tal senso, per chi è avvezzo a quel genere di registro...quindi...

    ...mister, può confermare o smentire?


    sono notoriamente un burocrate, leguleio, gran commis, pandettista e glossatore bizantino
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  11. #11
    L'avatar di Musashi
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    Mister bell'articolo!
    Volevo fare una domanda, ma voglio formularla bene senno non si capisce cosa volgio chiedere


    EDIT:
    Mettiamo caso che l'allenatore voglia mantenere un carico esterno non alla portata del carico interno(non in modo esagerato chiaramente) per far conseguire dei certi risultati al proprio atleta. Dicendo all'atelta che può sostenere quel carico esterno(quindi una specie di placebo) e incanalandolo nella giusta mentalità, potrebbe l'atleta comunque sopportare quel carico? Quanto sarebbe rischiosa una mossa simile?
    Ultima modifica di Musashi; 14-08-2014 alle 04:04 PM
    Non esiste l’impossibile. Se si è animati da un forte proposito, si può scuotere con il pensiero il mondo intero. Si può fare tutto. Per la sua fragilità, la mancanza di spirito e la paura l’uomo non è determinato. È stato detto che si può muovere l’universo persino senza fatica; beninteso, se ci si concentra unicamente su questo ~ Yamamoto Tsunetomo
    __________________________________________________ __________________________
    Le proteine in polvere sono necessarie?
    http://www.bbhomepage.com/forum/alim...a-comodit.html

  12. #12
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    Mister con vincenzino intendevi me?Ahahaahha
    Gli addominali su un secco sono come le tette su una cicciona...

    Non contano!

  13. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Vincent98 Visualizza Messaggio
    Mister con vincenzino intendevi me?Ahahaahha

    certo, il riferimento era un attestato di fiducia: ti ritengo sufficientemente maturo, nonostante la tua giovanissima età da comprendere quanto ho scritto e da saperlo a tua volta spiegare in parole semplici ad un altro ragazzo, nonostante in linea teorica dovrebbe essere il contrario, poiché questi ha due anni più di te.
    Accetti la sfida e ti metti alla prova?
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  14. #14
    L'avatar di Vincent98
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    Accetto la sfida, nonostante abbia 3 o 4 ore di sonno ahahahha

    Allora... quando si parla di carico esterno si intende qualcosa che può essere valutata oggettivamente a differenza del carico interno che, come scritto anche nell'articolo, cambia di persona in persona come ad esempio l'adattamento ad un determinato stimolo




    È giusto ?
    Ultima modifica di Vincent98; 16-08-2014 alle 12:36 PM

  15. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Vincent98 Visualizza Messaggio
    ..........
    Allora... quando si parla di carico esterno si intende qualcosa che può essere valutata oggettivamente a differenza del carico interno che, come scritto anche nell'articolo, cambia di persona in persona come ad esempio l'adattamento ad un determinato stimolo
    ............................
    È giusto ?

    si, è giusto però sei stato complicato quanto me anche se molto più sintetico .

    Allora invece a Giulio spieghiamola così.
    Supponiamo, Giulio, che io diventi accidentalmente il tuo allenatore e ti invio - in mezzo a tutto il resto - il seguente programma:
    bench press, 5x8x60kg. rest 2'30" tra le serie.
    Questo che leggi è il "carico esterno" che ti è stato assegnato, tale perché è un carico, onere o sforzo cui dovrai sottoporti proveniente dall'esterno; esso ha valenza oggettiva, in quanto l'esercizio, le serie, le ripetizioni, il peso da sollevare ed il recupero previsto sono misure convenzionalmente valide per tutti, aldilà del valore atletico di colui che le pone in essere e non occorre alcuna interpretazione particolare.

    Tuttavia, eseguito il lavoro, tu potresti relazionare con me in molte maniere e quale sarà quella che sceglierai io lo verrò a sapere solo dopo una tua mail di riscontro. Facciamo qualche esempio:

    1°) Giulio: " a Giova' guarda che so' state facilissime, salivano come una scheggia, sei sicuro che non sei stato troppo buono? comunque, va be', come dici tu, ciao"

    oppure
    2°) Giulio: " tutto bene, nessun problema, un po' stanco alla fine perché ieri ho dormito poco ma nella norma",

    o ancora
    3°) Giulio: " aho, nun ce la potevo proprio fa', alla terza me so bloccato, può essere perché stavo fuori e avevo un bilanciere 28mm. invece di quello olimpico con cui abbiamo fatto il test?

    Ecco questi 3 esempi rappresentano altrettante diverse possibilità con cui tu potresti aver recepito il medesimo lavoro; in questo caso il carico è interno, poiché lo sforzo percepito - aldilà di serie e ripetizioni che non cambiano - è il tuo, soggettivo, personale, contingente (situazione di quel giorno) e quindi interno a te e solo tu puoi descriverlo.

    Chiaramente io non cambierò il programma (carico esterno) solo per un ostacolo o situazione estemporanei come per un imprevisto qualsiasi ma sarei stupido se non prendessi in considerazione alcuni dati imponderabili, forse sottovalutati ma importanti che mi vuoi far presente con le tue sensazioni (carico interno), soprattutto se dovessero ripetersi.

    Ecco nella dialettica tra il sistema da seguire in base ai riscontri effettivi e numerici e la tua partecipazione attiva - che sarebbe preferibile poter verificare dal vivo ma che spesso per ragioni pratiche e di distanza è solo mediata e raccontata - si avrà la riproposizione da parte mia di altri carichi esterni, suscettibili di modifiche in corso d'opera sulla base della misura in cui vengono percepiti come interni e , da parte tua, la decisione di......cambiare o meno allenatore!!!!
    Ultima modifica di Tonymusante; 17-08-2014 alle 12:33 AM
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