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Discussione: Tirate al mento/sterno

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  1. #1
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    ciao, perchè vuoi fare tirate al mento?
    probabilmente per la pallavolo è + efficace un push press bilancere o lento\push press con manubrio singolo.

    immaginando tu voglia usarlo come esercizio accessorio al lento:
    - se l'esecuzione è allo sterno nn dovrebbero esserci problemi, visto che eventualmente questi sono legati all'impignment del sopraspinato (cuffia).
    per aumentare la sicurezza, riducendo eventuali intrappolamenti puoi eseguirle con scapole addotte.

    cmq dovrebbe esserci un bel thread al riguardo su ardus, nn so se sei iscritto

  2. #2
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    innanzitutto grazie claudio x il tuo intervento...
    ti dirò che le tirate le faccio con manubri e mi danno delle ottime sensazioni, oltre a farmi esplodere gli avambracci... naturalmente le uso come accessorio al lento. Vedrò di non salire + dello sterno e di addurre le scapole... Salendo di meno potrei caricare di +, giusto?
    Nessun uomo ha il diritto di essere un dilettante in materia di preparazione fisica. E' una vergogna per un uomo invecchiare senza vedere la bellezza e la forza di cui il suo corpo è capace.

  3. #3
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    Sì, è un bel Thread di Giovanni (TonyMusante) sul rafforzamento delle spalle.

    Se ricordo bene, si indicava che la posizione fra negativa e positiva e l'altezza dei capezzoli.

  4. #4
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    azz, nn sono iscritto
    Nessun uomo ha il diritto di essere un dilettante in materia di preparazione fisica. E' una vergogna per un uomo invecchiare senza vedere la bellezza e la forza di cui il suo corpo è capace.

  5. #5
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    Ecco lo scritto di Giovanni AKA TonyMusante su AOS:

    Citazione Originariamente Scritto da TonyMusante
    la tirata al mento è pure un esercizio classico, adottata soprattutto per l'allenamento del trapezio. I vecchi bodybuiders la prediligevano per preparare l'aspetto "terrific" nella posa del most muscolar.
    Normalmente la si vede eseguire ad impugnatura stretta perchè è l'esecuzione didattica dell'esercizio.
    Esiste, tuttavia, un'importante variante costituita dalle tirate ad impugnatura larga che il maestro Violanti inseriva tra gli esercizi propedeutici alla bench press.
    Praticamente si parte impugnando il bilanciere ad una distanza appena più larga delle spalle, in modo che al termine dell'escursione il braccio e l'avambraccio vadano quasi a formare un angolo retto con i gomiti più o meno in linea con le spalle.
    Simula, in qualche modo, la tirata con portata al petto del sollevamento olimpico, variando rispetto ad esso sia la partenza col busto eretto, sia l'impugnatura in ogni caso più stretta e senza necessità di portare il pollice all'interno delle 4 dita.
    Chiaramente la tirata diventa al petto - e non più al mento - poichè la diversa posizione delle mani consente un raggio limitato nella salita del bilanciere.
    La ritengo - per rispondere alla tua domanda - un complementare all'esercizio di bench press più attinente rispetto alla versione classica di tirata al mento con impugnatura stretta, per due ordini di motivi:
    1) perchè la posizione di mani e braccia è più simile a quella che si adotta sulla panca, andando a tracciare un percorso in trazione e sul piano verticale antagonisticamente analogo a quello che su panca effettuiamo in distensione;
    2) inoltre perchè questa versione della tirata, anzichè limitarsi ad allenare massicciamente il trapezio, coinvolge precipuamente la sezione mediana del deltoide (deltoide laterale), che supporta il tricipite nei lockout su panca soprattutto per quegli atleti che adottano un impugnatura larga. Peraltro tale lavoro sul deltoide laterale avviene con un movimento delle braccia ravvicinate al busto e, quindi, potenzialmente a minor rischio di infortuni, con carichi pesanti, rispetto al classico esercizio d'isolamento delle alzate laterali con i manubri che si effettua in abduzione.

  6. #6
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    Continua:
    Tra gli esercizi che possono ottimamente combinarsi con i movimenti di distensione verticale (lenta o push press), alzate, scrollate e tirate per l'allenamento delle spalle nei mesocicli di preparazione off season finalizzati agli eventi agonistici di bench press o di distensione, vorrei ricordarne uno molto in voga in anni passati e più recentemente trascurato nell'epoca della moda incalzante delle macchine isotoniche:
    mi riferisco alla distensione su panca con impugnatura in supinazione
    ( volgarmente detta " panca a presa inversa").

    Si tratta di un esercizio particolarmente rivolto all'allenamento del deltoide sez. anteriore, che può essere eseguito con diverse modalità.
    L'esecuzione classica prevede che l'atleta, disteso supino su panca orizzontale, impugni il bilanciere con i palmi delle mani rivolti verso il viso (supinazione della mano) ad una larghezza all'incirca pari a quella delle spalle; l'atleta porta poi il bilanciere verso lo sterno e lo distende verso l'alto. In questo movimento, oltre al deltoide anteriore che sopporta gran parte del carico, vengono ampiamente attivati i tricipiti (non tanto il capo lungo, come nella bench press del resto) ed i fasci interni del gran pettorale.
    E' l'esecuzione più diffusa dell'esercizio, quella che ancora talvolta si può vedere nelle palestre.
    Esiste, anche in questo caso, un'importante variante che veniva utilizzata un tempo dai vecchi marpioni del ferro: l'atleta, dopo aver impugnato il bilanciere come nel caso precedente, sceglie un angolo al gomito (tra braccio ed avambraccio) che rimane fisso per tutta la durata dell'alzata e scende verso l'ombelico disegnando un semicerchio e tracciando poi analoga traiettoria nella risalita.
    E' quella che io chiamo in gergo, per distinguerla dall'altra, panca inversa "a compasso" perchè, se immaginiamo un ideale baricentro nella zona sub ascellare, il movimento ricorda appunto il raggio limitato di un compasso o, se preferite, una curva tracciata lungo un goniometro.
    Questa variante diventa un vero e proprio lavoro di isolamento per il deltoide anteriore poichè il tricipite, senza accorciamento o allungamento delle leve brachiali, svolge esclusivamente lavoro isometrico ed il pettorale, pur ancora concentricamente attivo, riduce di gran lunga il suo apporto.
    E' un esercizio praticato raramente perchè scomodo e faticoso, tuttavia da tener presente per l'allenamento precipuo di quelle alzate dove il deltoide anteriore ha un ruolo determinante. E' in ogni caso da considerare che questa tipologia di esecuzione non consente carichi enormi, sia per il rom molto svantaggioso in abduzione dal busto, sia per lo scarso ausilio fornito al deltoide dal resto della catena cinetica e sia, infine, per la particolare scomodità dell'impugnatura che obbliga ad un'attenta assistenza dello spotter nel momento in cui il bilanciere giunge perpendicolare sul collo sotto il palmo della mano.
    Da notare, inoltre, che nella fase iniziale della risalita dallo stomaco, il braccio viene a trovarsi sotto il livello del busto e questo comporta di conseguenza un intervento sinergico del bicipite nel sollevamento.
    Tra le ulteriori varianti possibili, esiste anche l'esecuzione dell'esercizio di distensione a presa in supinazione su panca inclinata. Ovviamente in questo caso, quale che sia la modalità adottata (di distensione o di sollevamento in abduzione a compasso), sarà più marcato l'intervento del bicipite (e tanto più nel sollevamento in abduzione) causa la posizione del busto dovuta alll'inclinazione della panca, che muta la traiettoria del bilanciere sul piano spaziale rispetto al corpo.
    In ogni caso, qualora si voglia inserire in routine l'esercizio di "panca a presa inversa" in una delle modalità sopra descritte, ho due raccomandazioni da fare:
    1) svolgere l'esercizio solo con l'accertata presenza alle spalle di uno spotter esperto;
    2) non eseguire serie con numero di ripetizioni molto basso (tipo 2 o 3), onde evitare che un carico sub massimale comporti un'esecuzione scadente e conseguenti inevitabili infiammazioni tendinee nella delicata zona del cingolo scapolo omerale e cuffia dei rotatori. Trattandosi di esercizi complementari sinergici e non di esercitazioni speciali o movimenti parziali delle alzate di gara, ci si può tranquillamente assestare sulle 6/8 ripetizioni a serie per un max di 4 serie e....rigidamente off season.

  7. #7
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    Terza parte:

    Tutti conoscono le diverse varianti di alzate con busto piegato a 90°, rivolte all'isolamento della sezione posteriore del deltoide. Generalmente però, per qualche oscuro motivo, nelle palestre non viene data altrettanta importanza all'allenamento dell'intera zona posteriore di spalle e dorso, che comprende una serie di altri muscoli sinergicamente funzionali.
    Sicuramente, per gli agonisti della pesistica o del PL nonchè per gli atleti di forza in genere, questa fascia viene sufficientemente allenata con gli stacchi da terra ed il rematore mentre, per l'utenza comune, si preferisce sfruttare alcune macchine tutto sommato discrete, quali la "low row" (ottima quella della Hammer Strength) o la "vertical rowing" ad impugnatura alta orizzontale.

    Tuttavia, vorrei soffermarmi su di un esercizio poco noto e sfruttato che può, a mio parere, raggiungere in isolamento alcuni muscoli della parte alta del back, con proficua ripercussione su gli equilibri di postura e sull'allenamento tanto della capacità di trazione quanto dei muscoli antagonisti negli esercizi di distensione.
    Mi riferisco all'abduzione posteriore delle braccia con bilanciere, altrimenti dette "slanci dietro" (o, meno pregevolmente, "spinte dietro").

    Per eseguire questo movimento l'atleta si posiziona in piedi dando le spalle ad un rack (tipo quello della panca "Scott" o la rastrelliera bassa dei bicipiti o la stessa gabbia), dove è stato precedentemente caricato un bilanciere situato, all'incirca, all'altezza dei glutei dell'atleta (o poco al di sotto). L'atleta impugna il bilanciere con le mani pronate, cioè con il dorso delle stesse rivolto in avanti, e le braccia distese lungo i fianchi ad una larghezza appena maggiore di quella delle spalle.
    Staccato il bilanciere dagli appoggi, l'atleta dovrebbe trovarsi in una posizione eretta, leggermente piegato sulle ginocchia, con il bilanciere posto posteriormente ad un altezza corrispondente alla parte bassa dei glutei, in una posizione che ricorda vagamente quella di partenza dell'esercizio dell' Haeck Squat.
    A questo punto, facendo attenzione a non elevare le scapole, l'atleta spinge con forza il bilanciere indietro ed in alto, senza flettere gli avambracci (come invece nella più sfruttata tirata dietro), tracciando l'inizio di un arco che sarà, fatalmente, molto breve data la posizione di leva decisamente svantaggiosa.

    L'azione meccanica principale è la retroposizione del braccio, mentre gli impegni muscolari prevalenti risulteranno a carico non solo del deltoide acromiale ma anche del romboide, del sottospinato e del piccolo e grande rotondo mentre, a livello sinergico, interveranno comunque trapezio (zona posteriore) e gran dorsale.
    L'esercizio non consente ovviamente di spostare alti carichi, in quanto resta pur sempre un esercizio di isolamento, tuttavia colpisce una fascia posteriore delle spalle molto più vasta di quanto non avvenga con le più celebri alzate a 90° e con minor rischio di tendiniti, poichè il braccio non si allontana eccessivamente dal baricentro del corpo situato nel busto; analogo rischio inferiore di infortuni pùò essere considerato anche rispetto alla citata "tirata dietro" nella quale, in virtù del richiamo in alto del braccio, si verifica una retroposizione forzata della cuffia dei rotatori, assente viceversa nell'esercizio di abduzione delle braccia ora in esame.

    Tanti anni fa vidi eseguire questo esercizio nella prima palestra da me frequentata - la famigerata Budokan di Roma - da Franco Mormile, italiano figlio di emigrati in Australia. Mormile, uomo dal fisico poco elegante ma di grande forza, disputò anche diverse gare con l' allora giovane FIPL e poi, tornato in Australia, continuò con il powerlifting arrivando - già molti anni fa - a staccare 350 kg........ senza corpetto.

    Col tempo, come sono solito fare, sperimentai su di me la biomeccanica dell'esercizio e mi accorsi di una particolarità: se mantenevo il trapezio in tensione, come avevo visto fare a Mormile, l'esercizio si concentrava sulla zona posteriore delle spalle, come da accademia insomma.
    Se invece abbassavo le spalle sforzandomi di tenere rilasciato il trapezio, andavo anche a contrarre il capo più interno del tricipite, quello più difficile da isolare con gli esercizi ad hoc.
    In seguito, dopo essere stato io la cavia , ho adottato entrambe le varianti nelle routines di potenziamento off season dei malcapitati che allenavo: applicando l'una o l'altra modalità esecutiva dell'esercizio a seconda che il ragazzo/a fosse più interessato a svolgerlo come propedeutico all'adduzione scapolare nella bench press ( variante scapole in basso e tricipite coinvolto, per il panchista) o fosse invece interessato a prevederlo nell'ambito di un programma di potenziamento per il dorso o, specificamente, per gare di trazione (prima variante esaminata).

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da dArK86 Visualizza Messaggio
    azz, nn sono iscritto
    ...e che aspetti ?

  9. #9
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    grazie zione, domani lo leggo tutto, intanto rep a te e a giovanni
    Nessun uomo ha il diritto di essere un dilettante in materia di preparazione fisica. E' una vergogna per un uomo invecchiare senza vedere la bellezza e la forza di cui il suo corpo è capace.

  10. #10
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    azz, a te nn posso per ora... vabbè, non appena posso allora...
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